<< [...] Le classi dominanti hanno sempre ricompensato i grandi rivoluzionari, durante la loro vita, con incessanti persecuzioni; la loro dottrina è stata sempre accolta con il più selvaggio furore, con l'odio più accanito e con le più impudenti campagne di menzogne e di diffamazioni. Ma, dopo morti, si cerca di trasformarli in icone inoffensive, di canonizzarli, per così dire, di cingere di una certa aureola di gloria il loro nome, a "consolazione" e mistificazione delle classi oppresse, mentre si svuota del contenuto la loro dottrina rivoluzionaria, se ne smussa la punta, la si avvilisce.>> [Lenin, Stato e Rivoluzione]
mercoledì 15 febbraio 2012
domenica 12 febbraio 2012
Filosofi greci, vegetariani e antispecisti
Nel corso della storia sono stati tantissimi gli intellettuali, filosofi, pensatori e scrittori che si sono occupati del rapporto uomo-animale in senso anti-antropocentrico. Questi si sono posti nettamente in contro tendenza con la cultura dominante che in ogni epoca e in quasi tutte le civiltà e società ha visto gli animali come mere entità da assoggettare alla volontà umana per i più svariati scopi. È con i filosofi dell’antichità greca che abbiamo le prime riflessioni sui diritti animali e la violenza contro di essi; sui motivi biologici ed etici per cui l’uomo non debba cibarsi di loro e quindi sul vegetarianesimo. Filosofi come Pitagora, Eraclito, Empedocle, i quali, possono essere considerati dei precursori del movimento antispecista che si è consolidato nel tempo e ha trovato forte dignità filosofica e un ampio seguito pratico nella seconda metà del 900 con il filosofo Peter Singer e il suo saggio ‘Liberazione Animale’, divenuto un testo imprescindibile per il movimento antispecista di tutto il mondo. L’antispecismo è il movimento filosofico, culturale e politico antitetico allo specismo. Quest’ultimo, basandosi su una concezione antropocentrica, è un pensiero che sostiene l’indiscussa superiorità della specie umana su tutte le altre specie non-umane. Il termine venne coniato dallo psicologo inglese Richard Ryder nel 1970 e in seguito venne delineato da Peter Singer che lo definì «Un pregiudizio o atteggiamento di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie»[1]. Gli oppositori dello specismo pongono il loro nemico sulla stessa linea del razzismo, del sessismo e di tutte le forme di discriminazione. Sempre Singer ebbe a scrivere: «Il razzista viola il principio di eguaglianza attribuendo maggior peso agli interessi dei membri della sua razza qualora si verifichi un conflitto tra gli interessi di questi ultimi e quelli dei membri di un'altra razza. Il sessista viola il principio di eguaglianza favorendo gli interessi del proprio sesso. Analogamente, lo specista permette che gli interessi della sua specie prevalgano su interessi superiori dei membri di altre specie. Lo schema è lo stesso in ciascun caso»[1].
Pitagora è considerato ‘il primo vegetariano della storia’. Questa considerazione deriva da alcuni versi di Ovidio (anch’esso vegetariano) delle Metamorfosi[2], dove il filosofo reputa inutili le uccisioni degli animali vista l’enormità di cibi offerti dalla natura senza dover macchiare la terra di sangue: «La terra generosa vi fornisce ogni ben di dio e vi offre banchetti senza bisogno di uccisioni e di sangue. Ah, che delitto enorme è cacciare visceri nei visceri, ingrassare il corpo ingordo stipandovi dentro un altro corpo,vivere della morte di un altro essere vivente! In mezzo a tutta l'abbondanza di prodotti della Terra, la migliore di tutte le madri, davvero non ti piace altro che masticare con dente crudele povere carni piagate, facendo il verso col muso ai Ciclopi? E solo distruggendo un altro potrai placare lo sfinimento di un ventre vorace e vizioso?»[3].
Inoltre il vegetarismo pitagorico è riconducibile alla teoria della metempsicosi, sempre stando ad alcuni versi riportati da Ovidio. Difatti secondo il filosofo di Samo la trasmigrazione delle anime dopo la morte poteva avvenire oltre che in altri uomini anche nei corpi animali[4], quindi possiamo dedurre che secondo lui uccidendo un animale ci fosse il rischio di uccidere un proprio caro. Indiscutibilmente Pitagora fu l’ispiratore principale degli scritti successivi sul tema dell’etica animale e del vegetarismo di altrettanti illustri pensatori, da Plutarco a Leonardo e altri.
Inoltre il vegetarismo pitagorico è riconducibile alla teoria della metempsicosi, sempre stando ad alcuni versi riportati da Ovidio. Difatti secondo il filosofo di Samo la trasmigrazione delle anime dopo la morte poteva avvenire oltre che in altri uomini anche nei corpi animali[4], quindi possiamo dedurre che secondo lui uccidendo un animale ci fosse il rischio di uccidere un proprio caro. Indiscutibilmente Pitagora fu l’ispiratore principale degli scritti successivi sul tema dell’etica animale e del vegetarismo di altrettanti illustri pensatori, da Plutarco a Leonardo e altri.
Altro filosofo vegetariano fu Eraclito[5]. Costui si ritirò a vivere sui monti in cui passava le giornate meditando, passeggiando e scrivendo. Nella sua permanenza montana pare che fosse proprio l’alimentazione vegetariana, più propriamente erbivora, si direbbe, che gli causò l’idropisia[6] e lo costrinse a far rientro in città alla ricerca di qualche medico capace di guarirlo, ma nessuno ne fu capace e «si rinchiuse in una stalla di pecore, sperando che il calore dei loro corpi lanosi riuscisse a prosciugare quello suo»[6].
Empedocle si iscrisse alla scuola pitagorica e anch’esso seguì fedelmente i principi filosofico-alimentari tramandati dal maestro. Leggenda vuole che dopo aver vinto la corsa dei carri alle olimpiadi invece di sacrificare un bue come voleva la tradizione ne fece produrre uno di mirra, incenso e altri aromi. 2 In Empedocle c’è, però, un atteggiamento diverso, più empatico e terreno confronto a quello di Pitagora. Quest’ultimo si opponeva all’uccisione animale principalmente per la sua dottrina della metempsicosi mentre in Empedocle vi era la convinzione, al di fuori dell’anima, che la solidarietà tra tutti i viventi fosse il passo decisivo verso la vera armonia. «Non mettete fine alla macellazione maledetta? Non vedete che con cieca ignoranza dell’anima distruggete voi stessi?»[7]
Empedocle si iscrisse alla scuola pitagorica e anch’esso seguì fedelmente i principi filosofico-alimentari tramandati dal maestro. Leggenda vuole che dopo aver vinto la corsa dei carri alle olimpiadi invece di sacrificare un bue come voleva la tradizione ne fece produrre uno di mirra, incenso e altri aromi. 2 In Empedocle c’è, però, un atteggiamento diverso, più empatico e terreno confronto a quello di Pitagora. Quest’ultimo si opponeva all’uccisione animale principalmente per la sua dottrina della metempsicosi mentre in Empedocle vi era la convinzione, al di fuori dell’anima, che la solidarietà tra tutti i viventi fosse il passo decisivo verso la vera armonia. «Non mettete fine alla macellazione maledetta? Non vedete che con cieca ignoranza dell’anima distruggete voi stessi?»[7]
Viene considerato vegetariano anche Platone. Il filosofo ne Le Leggi ricorda l’esistenza, tempo addietro, di popoli dove si viveva in piena sintonia e felicità non mangiando animali e tantomeno sacrificandone alle divinità: «presso altri popoli non vi era neppure il coraggio di gustare la carne di bue, e agli dèi non si sacrificavano animali, ma focacce, e frutti inzuppati nel miele, e simili altre incontaminate offerte, e non si toccava carne, quasi fosse empio mangiarne, e così macchiare di sangue gli altari degli dèi»[8]. Ancora più significativo è ciò che scrive ne La Repubblica dove Socrate discute con Glaucone sullo stato ideale. Inevitabilmente si giunge a parlare di cibo e dell’alimentazione ideale per il futuro stato perfetto. Alla situazione poco stabile - caratterizzata da guerre e invasioni, come è quella in cui Platone scrive il suo testo - oppone una società armonica e serena, che deve seguire inevitabilmente una dieta vegetariana, creando quindi un collegamento tra disarmonia/violenza e ‘alimentazone carnivora’.[9] Ciò riporta a Pitagora il quale sosteneva che fintantoché gli uomini uccideranno animali si uccideranno anche tra di loro, concetto, questo, che fu ripreso in tutto il corso della storia a sostegno delle tesi antispeciste, vedi Quinto Sestio, Lev Tolstoj, Gandhi. Tornando a La Repubblica, dopo che Socrate spiegò che l’alimentazione sarebbe dovuta essere vegetariana, Glaucone da buon mangiatore di carne obbiettò e si sentì rispondere: «avremo bisogno di molti maiali e di guardiani, e poi saremmo costretti a ricorrere più spesso ai medici. E gli allevamenti richiederanno spazi nuovi, sottraendo terreno all'agricoltura. Così, la città sarà costretta ad invadere i paesi vicini ed a fare la guerra»[10]. Questo passo è estremamente importante e lungimirante. Non vi è più solo, infatti, una questione empatica, ma Platone (o Socrate?) introduce la questione salutare e soprattutto anticipa i vantaggi ecologici del vegetarianesimo, ancora oggi caposaldo delle ‘giustificazioni vegetariane’.
Se Aristotele non fu molto solidale con la sofferenza animale non ne furono altrettanto il suo discepolo e successore Teofrasto e il suo pupillo Dicearco. Per quasi ventitré secoli è rimasto sepolto il trattato Sulla Pietà di Teofrasto, tradotto in italiano per la prima volta solo nel 2005. Questo trattato è fortemente destabilizzante: il concetto di pietà e giustizia va ora a riferirsi a tutti gli essere viventi, in forte rottura con il Maestro. Aristotele infatti sosteneva che per gli animali non poteva esserci giustizia.[11]
«Tutte le specie sono intelligenti, ma esse differiscono per l'educazione e per la composizione del miscuglio dei primi elementi. Sotto tutti i rapporti, dunque, la razza degli altri animali ci è apparentata ed essa è la stessa della nostra; poiché i mezzi di sussistenza sono gli stessi per tutti[…]e tutti mostrano d'avere in comune per padre il cielo e per madre la Terra.»[12], scrisse Teofrasto.
I filosofi finora trattati sono collocati cronologicamente prima della diffusione del cristianesimo, ma anche dopo l’avvento di Cristo, nel mondo greco e latino, abbiamo importanti pensatori che sostennero le tesi vegetariane. Tra questi, dopo Porfirio e il suo ‘Sull’astinenza dalle carni degli animali’, il più significativo è senza dubbio il greco Plutarco con il suo ‘Del mangiare carne’. Un trattato breve ma estremamente pungente che tocca tutte le questioni essenziali e colpisce l’ipocrisia degli uomini. Non elogia i vegetariani o attacca con veemenza i carnivori ma si stupisce piuttosto del primo mangiatore di carne e si chiede «con quale disposizione, animo o pensiero […]abbia toccato con la bocca il sangue e sfiorato con le labbra la carne di un animale uccise» e ancora si chiede «come poté la vista sopportare l'uccisione di esseri che venivano sgozzati, scorticati e fatti a pezzi, come l'olfatto resse il fetore? Come una tale contaminazione non ripugnò al gusto, nel toccare le piaghe di altri esseri viventi e nel bere gli umori e il sangue di ferite letali?»[13]
Se Aristotele non fu molto solidale con la sofferenza animale non ne furono altrettanto il suo discepolo e successore Teofrasto e il suo pupillo Dicearco. Per quasi ventitré secoli è rimasto sepolto il trattato Sulla Pietà di Teofrasto, tradotto in italiano per la prima volta solo nel 2005. Questo trattato è fortemente destabilizzante: il concetto di pietà e giustizia va ora a riferirsi a tutti gli essere viventi, in forte rottura con il Maestro. Aristotele infatti sosteneva che per gli animali non poteva esserci giustizia.[11]
«Tutte le specie sono intelligenti, ma esse differiscono per l'educazione e per la composizione del miscuglio dei primi elementi. Sotto tutti i rapporti, dunque, la razza degli altri animali ci è apparentata ed essa è la stessa della nostra; poiché i mezzi di sussistenza sono gli stessi per tutti[…]e tutti mostrano d'avere in comune per padre il cielo e per madre la Terra.»[12], scrisse Teofrasto.
I filosofi finora trattati sono collocati cronologicamente prima della diffusione del cristianesimo, ma anche dopo l’avvento di Cristo, nel mondo greco e latino, abbiamo importanti pensatori che sostennero le tesi vegetariane. Tra questi, dopo Porfirio e il suo ‘Sull’astinenza dalle carni degli animali’, il più significativo è senza dubbio il greco Plutarco con il suo ‘Del mangiare carne’. Un trattato breve ma estremamente pungente che tocca tutte le questioni essenziali e colpisce l’ipocrisia degli uomini. Non elogia i vegetariani o attacca con veemenza i carnivori ma si stupisce piuttosto del primo mangiatore di carne e si chiede «con quale disposizione, animo o pensiero […]abbia toccato con la bocca il sangue e sfiorato con le labbra la carne di un animale uccise» e ancora si chiede «come poté la vista sopportare l'uccisione di esseri che venivano sgozzati, scorticati e fatti a pezzi, come l'olfatto resse il fetore? Come una tale contaminazione non ripugnò al gusto, nel toccare le piaghe di altri esseri viventi e nel bere gli umori e il sangue di ferite letali?»[13]
Il testo del filosofo di Cheronea è definibile un classico, ciò che vi è scritto è di un’attualità di non poco conto. Qualsiasi vegetariano che oggi voglia rispondere alle critiche degli ‘oppositori’ può tornare su quel testo risalente a qualche decennio dopo la morte di Cristo e trovarvi aiuto e legittime difese. Quando a un vegetariano viene posta la classica questione del ciclo naturale e della naturalità del cibarsi di carne Plutarco avrebbe risposto: «Se però sei convinto di essere naturalmente predisposto a tale alimentazione, prova anzitutto a uccidere tu stesso l’animale che vuoi mangiare. Ma ammazzalo tu in persona, con le tue mani, senza ricorrere a un coltello, a un bastone o a una scure. Fa’ come i lupi, gli orsi e i leoni, che ammazzano da sé quanto mangiano: uccidi un bue a morsi o un porco con la bocca, oppure dilania un agnello o una lepre, e divorali dopo averli aggrediti mentre sono ancora vivi, come fanno le bestie. Ma se aspetti che il tuo cibo sia morto e se l’anima presente in quelle creature ti fa vergognare di goderne la carne, perché continui a mangiare contro natura gli esseri dotati di anima?»[13]
Giunti alla fine una domanda sorge spontanea. Perché di questi filosofi e pensatori la didattica ufficiale tiene nascosto il loro lato ‘animalista’? Perché non lo si può ergere al pari delle altre questioni da loro sollevate e inserire nei programmi scolastici? Forse che c’è il pericolo che tali conoscenze possano influire sulle scelte di vita dei più giovani che si avvicinano a questi filosofi? Se come diceva Gandhi «la grandezza di una nazione ed il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui essa tratta gli animali» perché non si inizia nelle scuole, dove si impara ad essere cittadini della nostra nazione, un percorso di riflessione su quello che deve essere il rapporto tra uomo e animali, cominciando, magari, dai filosofi citati in questo scritto ?
Marco Contu
Marco Contu
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[1] Cfr. Peter Singer, Liberazione Animale, 1975
[2] Cfr. Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora, 2008
[3] Cfr. Ovidio, Le metamorfosi, XV, 75-95
[4] Cfr. Nicola Abbagnano, Protagonisti e testi della filosofia – vol. 1A, pag. 24
[5] Cfr. Enrico Giannetto, Eraclito, un filosofo antispecista
[6] Cfr. Indro Montanelli, Storia dei Greci, pag. 48
[7] Cfr. Margherita Hack, Perché sono vegetariana?, pag. 128
[8] Cfr. Platone, Le Leggi, Cap. 6
[9] Cfr. Pierpaolo Pracca, A tavola nel paese che non c’è, pag. 14
[10] Cfr. Platone, La Repubblica
[11] Cfr. Aristotele, Etica
[12] Cfr. Teofrasto, Sulla pietà
[13] Cfr. Plutarco, Del mangiare carne
[1] Cfr. Peter Singer, Liberazione Animale, 1975
[2] Cfr. Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora, 2008
[3] Cfr. Ovidio, Le metamorfosi, XV, 75-95
[4] Cfr. Nicola Abbagnano, Protagonisti e testi della filosofia – vol. 1A, pag. 24
[5] Cfr. Enrico Giannetto, Eraclito, un filosofo antispecista
[6] Cfr. Indro Montanelli, Storia dei Greci, pag. 48
[7] Cfr. Margherita Hack, Perché sono vegetariana?, pag. 128
[8] Cfr. Platone, Le Leggi, Cap. 6
[9] Cfr. Pierpaolo Pracca, A tavola nel paese che non c’è, pag. 14
[10] Cfr. Platone, La Repubblica
[11] Cfr. Aristotele, Etica
[12] Cfr. Teofrasto, Sulla pietà
[13] Cfr. Plutarco, Del mangiare carne
lunedì 6 febbraio 2012
IL MISTERO BUFFO DELLE PRIMARIE
Situazione buffa: le primarie sono fissate ancora per il 12 febbraio, non c'è una nuova data e il tavolo del centrosinistra non sembra aver deciso ancora nulla. Eppure la campagna elettorale, per quel che possiamo vedere da Roma, langue come se tutti già sapessero che le primarie saranno posticipate.
Ancora non si è visto uno straccio di programma, le uniche interviste ai candidati sono state fatte dalla Furia Rossa e dalla sua redazione, ancora non è chiaro quanti saranno i candidati e quanti saranno i partiti in coalizione.
Più che situazione, direi mistero buffo: mistero perché non si sa quando saranno e non si sa chi parteciperà; buffo perché l'alternativa è tra ridere e piangere e noi scegliamo sempre la prima.
Alle 16:30 si terrà una riunione del Pd, probabilmente quella decisiva. Al Pd restano due strade: rispettare il documento firmato con tutti gli altri membri del tavolo del centrosinistra e dunque garantire lo svolgimento delle primarie e accettare nuovi membri della coalizione solo con l'assenso unanime del tavolo, o rompere e andare incontro all'Udc mettendo in dubbio lo svolgimento delle primarie, l'integrità del tavolo e contrattando dunque la scelta del candidato sindaco con i partiti di centro.
Un importante cambiamento nel quadro generale è stata l'elezione di Giuliano Uras a segretario dell'Udc. In tempi non sospetti, dicemmo che il suo intervento in consiglio comunale il giorno delle dimissioni di Angela Nonnis era poco meno che un'auto-investitura per la carica di sindaco e ora le cose sembrano disporsi proprio in quella direzione.
Giuliano Uras non è un nome nuovo. E' importante ricordarlo, perché il Pd ha sempre detto che l'alleanza con forze esterne al centrosinistra sarebbe possibile solo se queste presentassero nomi nuovi. Giuliano Uras è stato assessore all'ambiente della giunìta Cappellacci; il suo predecessore era niente popò di meno che Giorgio Oppi, ovvero l'uomo che ha gestito i contatti fra Pd e Udc a livello regionale per l'alleanza a Oristano. Riprendiamo la sua biografia pubblicata da Angelo Porcheddu quando fu nominato assessore:
"Giuliano Uras ha iniziato la sua carriera politica tra i giovani democristiani (di cui è stato anche segretario regionale), militando tra le fila della sinistra Dc, con l’allora capo-corrente Ignazio Manunza. Consigliere comunale, ininterrottamente (commissariamenti a parte), a partire dal 1990, Uras è stato assessore della sua città al Bilancio, Cultura e Urbanistica."
Prendiamo in prestito le parole di un blogger che si è dimostrato favorevole all'apertura al centro, ma le usiamo contro quest'eventualità. Senza voler fare nessun discorso personale, ragionando solo sui dati, ci sembra difficile sostenere che un uomo che siede in consiglio comunale dal 1990 e che è stato assessore al Bilancio alla Culutura e all'Urbanistica (tutte aree dove Oristano dimostra importanti carenze) possa essere il candidato sindaco di una coalizione che fa del rinnovamento e del cambiamento la sua parola d'ordine. Ci vorrebbe coraggio, ma in effetti questa è una dote che non manca agli amici del Partito Democratico.
Vogliamo mettere in evidenza il fatto che, quand'anche Giuliano Uras non fosse il candidato sindaco, il suo ruolo di segretario dell'Udc e la sua storia politica dovrebbero impedire che il centrosinistra allarghi la sua coalizione all'Unione di Centro e ai partiti ad essa collegati.
L'argomentazione ci sembra sufficiente così. Se il Pd vuole accordarsi, sia conscio del fatto che la città non cambierà, ma forse gli elettori cambieranno opinione.
dp
giovedì 2 febbraio 2012
ORISTANO: L'IMPORTANZA DI UNA CORRETTA PIANIFICAZIONE URBANISTICA
Ancora su Oristano, ancora sul tema dell'aggregazione sociale e dei non luoghi. Abbiamo sinora affrontato il tema dello sport popolare e della necessità di rafforzare i servizi all'istruzione, vediamo ora un punto su cui non possiamo dirci estremamente comepetenti, ma che comunque ci sembra importante tirare in causa.
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| Centro storico di Oristano: si noti la caratteristica forma a cuore |
Come già ripetuto numerose volte, Oristano è una città di servizi e terziario. In genere le città di questo tipo si evolvono con la nascita di sobborghi residenziali, con villette, annesso giardino eccetera eccetera. Le zone più in questo processo coinvolte sono sicuramente quelle periferiche di Sa Rodia, Cuccur'e Portu e di una parte di Torangius.
Non possiamo avere la certezza che questa espansione andrà avanti, sia per un'evidente situazione di difficoltà nell'acquisto di case di proprietà, sia perché il calo demografico incombe sulla provincia e anzi, il trend registrato negli anni passati e di uno spopolamento oristanese in favore soprattutto di Santa Giusta e Nurachi. In ogni caso sarebbe bene, in vista delle elezioni, analizzare i rischi che una simile evoluzione urbana, se incontrollata, comporterebbe per la nostra città.
a) Spopolamento e degrado del centro storico. Gli abitanti del centro storico potrebbero ritenere più vantaggioso trasferirsi nei sobborghi residenziali, soprattutto a causa dei problemi e dei fastidi del traffico nel cuore della città. Cio comporterebbe con ogni probabilità un degrado degli edifici storici, forse definitivo e irrecuperabile. Considerando che il centro può essere uno dei punti di forza del fascino oristanese per i turisti, e che già numerosi sono gli edifici sfitti e cadenti, sarebbe necessario agire con incentivi al restauro e con limitazioni al traffico che rendessero desiderabile per gli oristanesi la vita nel centro storico.
b) Aumento delle disparità e della diseguaglianza all'interno della città. L'espansione dei sobborghi residenziali, se non bilanciata da politiche di recupero dei quartieri per così dire popolari, potrebbe portare a una grossa disparità fra i quartieri nell'accesso ai servizi. Si correrebbe inoltre il rischio di trasformare in ghetti quartieri storicamente svantaggiati come Torangius. Sarebbe dunque necessario un intervento di riqualificazione delle aree popolari, che non la condannasse al degrado perenne.
c) Distruzione delle reti di relazione e di solidarietà. In una cittadina di piccole dimensioni come Oristano sono fondamentali le reti di relazioni e di solidarietà, ma l'aumento delle diseguaglianze interne porterebbe probabilmente alla distruzione di queste reti. Va da sé l'importanza di questo sistema per il benessere globale della città, una sua distruzione porterebbe alla fine della comunità oristanese.
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| Palazzo Sotico. Esempio di mancata armonizzazione con gli edifici circostani |
d) Espansione non armonizzata con l'identita culturale, storica e architettonica della città. I sobborghi residenziali assumono spesso la caratteristica dell'anonimato. Le cose tendono ad assomigliarsi tutte e ciò può avere ripercussioni negative sulla salute mentale degli abitanti. In ogni caso l'effetto più appariscente è quello di contrasto con lo stile architettonico degli edifici storici. Questo problema si trova in realtà a uno stato assai avanzato, forse il processo è irreversibile: in ogni caso con adeguate politiche si potrebbe riuscire ad armonizzare lo stile architettonico della città, senza però nemmeno cadere nell'anonimato (si pensi che non è impossible nemmeno recuperare palazzo Sotico e adeguarlo ai canoni di piazza Roma, via Dritta e piazza Eleonora). Il problema della disarmonia provocata dai sobborghi residenziali si concretizza nella perdità dell'identità storica, culturale e architettonica della città e dei cittadini.
Abbiamo dato, con le nostre limitate cognizioni nel campo dell'urbanistica, alcuni spunti alla questione delle politiche urbanistiche che dovrebbe perseguire il comune di Oristano. Certamente è necessario, su questo tema un dibattito più approfondito e che coinvolga professionisti. Ci sarebbero addirittura gli spazi per la creazione di un esperimento innovativo, una collaborazione fra l'amministrazione comunale e la facolta di Architettura e Urbanistica di Alghero, tra le prime in Italia per qualità del servizio.
Pubblichiamo inoltre il link all'interessante inchiesta di FAI e WWF sul consumo del suolo in Italia e l'allegata immagine che documenta la cementificazione della provincia di Oristano.
Pubblichiamo inoltre il link all'interessante inchiesta di FAI e WWF sul consumo del suolo in Italia e l'allegata immagine che documenta la cementificazione della provincia di Oristano.
Speriamo che questo dibattito si scateni, per ora vi lasciamo con un brano del film di Nanni Moretti, Caro diario, sui sobborghi di Roma.
dp
domenica 29 gennaio 2012
Oristano: sulle primarie, sul centro e altre cose. Libera riflessione.
Se il centrosinistra accetterà di far slittare le primarie per permettere anche all'UDC di potervi prendere parte ci troveremo davanti a una scelta poco dignitosa, estremo sintomo di sudditanza politica e prostrazione.
Se il centro partecipasse alle primarie potrebbe non presentare alcun candidato e sostenere in blocco il candidato Peppino Marras di NoiOr. Marras è infatti definibile il collant tra centro e centro-sinistra, grande sostenitore dell'apertura al centro e inizialmente indeciso sul dove collocarsi. Nella coerenza e fermezza che lo contraddistingue il sig.Marras dichiarò il 3 Novembre «Mi pare che dopo cinque legislature sia il caso di farsi da parte. Predichiamo il rinnovamento e non saremmo credibili se mi ripresentassi io o qualche altro che è in politica da tempo. Nella lista non ci saranno né ex consiglieri né ex assessori». Mah...! Se comunque il leader 'nuàr' non sarà il candidato del centro pare inutile contrapporlo a un altro ufficiale, quindi si cercherà un accordo e magari si farà da parte. Se Marras, però, sarà il candidato del centro vi saranno pochi dubbi e sarà il vincitore delle primarie con buona pace per Guido Tendas che perderebbe oltre alla credibilità dinnanzi alle persone di sinistra anche il sostegno del movimento organizzato degli studenti che da anni è uno dei maggiori protagonisti della politica oristanese fuori dai palazzi di potere e che vede in Tendas una grande speranza e un importante interlocutore. Il movimento sarebbe in grado di smuovere i 16enni e i 17enni che potrebbero essere il punto in più, essenziale per la vittoria di Tendas, ma ogni sua apertura al centro lo farebbe scivolare agli occhi del movimento degli studenti al pari degli altri.
E'necessario in questa fase la maggiore unità possibile tra IDV, Rifondazione Comunista, Sel e Psi nel tentativo di tenere in piedi l'originario centro-sinistra e respingere ogni avance centrista...ammesso che anche loro non abbiano già chiuso qualche accordo col PD e il centro in cambia di chissà quale contentino. Ma da ottimisti e fiduciosi vogliamo escludere quest'ultima ipotesi. L'unità di queste forze e la minaccia di uscire e creare un polo alternativo porrà a un bivio inevitabile il PD. Crediamo che questa sarebbe la mossa più naturale proveniente da forze che pongono la dignità e la coerenza come punti fondamentali, specialmente dall'IDV e da Rifondazione che nelle elezioni di diverse città e regioni italiane hanno dato grande forza di dignità e di non asservimento alla bruta politica. Inoltre se non lo facessero perderebbero ulteriormente consensi dato che la base o comunque chi ancora ci crede per quanto è poca è tale per la condotta coerente sin da ora dimostrata e vedere i propri partiti schierati con partiti distanti anni luce non farebbe che alimentare sempre più quel diffuso sentimento del 'sono tutti uguali, pur di prendersi un seggio vanno con cani e porci'. E sarebbe la fine meno dignitosa oltreché il suicidio politico.
La scelta di commissariare l'UDC e rincorrere il PD molto probabilmente è legata alla candidatura di Guido Tendas, in pol-position per le primarie, e con buone possibilità di battere ogni altra coalizione se il centrosinistra andasse da solo. Obbiettivo del centro è prevenire ed evitare questo sinistro pericolo (col consenso della destra del PD): entrare in coalizione e partecipare alle primarie, evitare la vittoria di Tendas e quindi, una volta 'centrizzata' la coalizione, vincere le elezioni.
Quando si parla di centro non si parla solo di UDC che pare essere in buona compagnia con Fortza Paris, Api ed Mpa pronti a seguire il partito di Casini. Presumibilmente si potrebbe aggiungere anche FLI.
Noi sosteniamo fortemente che il centro debba stare fuori dalla coalizione. Lo sosteniamo per motivi ideali e per principio sicuramente, viste le enormi differenze di pensiero su quasi tutte le questioni, ma lo sosteniamo non solo per quello. Quei partiti governano provincia e regione col centro-destra e a Oristano, così come altrove, sono l'emblema della politica fatta per mero interesse personale e non per il bene comune o per sani ideali; pronti ad andare ovunque e con chiunque pur di sedere su una seggiola, meglio se in maggioranza; famosi per la gestione clientelare del potere e le grandi capacità e abilità a divenire all'occasione uffici di collocamento mobili. Guarda caso, inoltre, in questi giorni cominciano i tattici spostamenti in quei partiti (vedi Putzu o Franceschi, pronto a passare dal PDL a Fortza Paris, come ha dichiarato su NovaTV).
LE PRIMARIE NON POSSONO ESSERE UN BAGNO BENEFICO CHE PURIFICA E LIBERA DAL PECCATO!Se il centro partecipasse alle primarie potrebbe non presentare alcun candidato e sostenere in blocco il candidato Peppino Marras di NoiOr. Marras è infatti definibile il collant tra centro e centro-sinistra, grande sostenitore dell'apertura al centro e inizialmente indeciso sul dove collocarsi. Nella coerenza e fermezza che lo contraddistingue il sig.Marras dichiarò il 3 Novembre «Mi pare che dopo cinque legislature sia il caso di farsi da parte. Predichiamo il rinnovamento e non saremmo credibili se mi ripresentassi io o qualche altro che è in politica da tempo. Nella lista non ci saranno né ex consiglieri né ex assessori». Mah...! Se comunque il leader 'nuàr' non sarà il candidato del centro pare inutile contrapporlo a un altro ufficiale, quindi si cercherà un accordo e magari si farà da parte. Se Marras, però, sarà il candidato del centro vi saranno pochi dubbi e sarà il vincitore delle primarie con buona pace per Guido Tendas che perderebbe oltre alla credibilità dinnanzi alle persone di sinistra anche il sostegno del movimento organizzato degli studenti che da anni è uno dei maggiori protagonisti della politica oristanese fuori dai palazzi di potere e che vede in Tendas una grande speranza e un importante interlocutore. Il movimento sarebbe in grado di smuovere i 16enni e i 17enni che potrebbero essere il punto in più, essenziale per la vittoria di Tendas, ma ogni sua apertura al centro lo farebbe scivolare agli occhi del movimento degli studenti al pari degli altri.
E'necessario in questa fase la maggiore unità possibile tra IDV, Rifondazione Comunista, Sel e Psi nel tentativo di tenere in piedi l'originario centro-sinistra e respingere ogni avance centrista...ammesso che anche loro non abbiano già chiuso qualche accordo col PD e il centro in cambia di chissà quale contentino. Ma da ottimisti e fiduciosi vogliamo escludere quest'ultima ipotesi. L'unità di queste forze e la minaccia di uscire e creare un polo alternativo porrà a un bivio inevitabile il PD. Crediamo che questa sarebbe la mossa più naturale proveniente da forze che pongono la dignità e la coerenza come punti fondamentali, specialmente dall'IDV e da Rifondazione che nelle elezioni di diverse città e regioni italiane hanno dato grande forza di dignità e di non asservimento alla bruta politica. Inoltre se non lo facessero perderebbero ulteriormente consensi dato che la base o comunque chi ancora ci crede per quanto è poca è tale per la condotta coerente sin da ora dimostrata e vedere i propri partiti schierati con partiti distanti anni luce non farebbe che alimentare sempre più quel diffuso sentimento del 'sono tutti uguali, pur di prendersi un seggio vanno con cani e porci'. E sarebbe la fine meno dignitosa oltreché il suicidio politico.
ORISTANO HA BISOGNO DI SINISTRA
Oristano stagna, Oristano soffre di emigrazione e malessere giovanile, Oristano è spesso attaccata dai vandali, Oristano non cresce. Oristano ha tanti problemi e numerose sono le proposte che si levano per il suo salvataggio in questo periodo pre-elettorale. Quasi tutte legittime, quasi tutte assai utili per il futuro della città. Riteniamo nostro preciso dovere quello di partecipare al dibattito, in quanto non abbiamo mai pensato che il nostro solo ruolo sia quello dell'informazione, quanto quello di fare politica attivamente attraverso gli strumenti del giornalismo.
Non nascondiamo la nostra appartenenza, orgogliosamente di Sinistra, della vera Sinistra, non di quella che tanto spesso nei discorsi qualunquisti viene confusa con la destra.
Siamo di Sinistra perché crediamo nella giustizia sociale, nell'uguaglianza e nella possibilità di uno Stato che sappia intervenire in favore dei suoi cittadini fornendo i servizi necessari a chi è più povero, a chi è costretto a vivere una vita precaria, non per sua colpa, ma a causa delle politiche liberiste che ci massacrano da anni.
Crediamo nella possibilità di preservare la cultura popolare, ma senza rinunciare a conoscere le altre culture e senza rinuciare alla contaminazione: tutto ciò al di là della mercificazione e dei meccanismi di mercato impostici dalla globalizzazione.
Crediamo in un'urbanistica al servizio del popolo e non degli speculatori, che garantisca il diritto universale ad un alloggio decoroso e che preservi gli spazi verdi e non seppellisca sotto il cemento i luoghi dove si creano le relazioni sociali, trasformando le nostre città in un susseguirsi ininterrotto di non-luoghi.
Crediamo nella forza della cultura come strumento di progresso, che porti le persone a sviluppare una coscienza critica e insensibile ai meccanismi clientelari che regolano la nostra vita lavorativa e politica.
Crediamo che il lavoro sia uno strumento di riscatto sociale, non un modo per servire meglio, precarizzandosi, gli interessi del sistema capitalistico che ci porta alla rovina.
Crediamo che esista una soluzione di Sinistra alla crisi, sia sul piano globale che sul piano locale, e pensiamo che chiunque si richiami a queste idee dovrebbe unirsi per ragionare su questa soluzione e cercare di metterla in pratica nella nostra città.
Forse esageriamo, e sappiamo che numerose critiche si leveranno contro la nostra affermazione, ma siamo convinti che Oristano abbia bisogno di Sinistra.
Oristano, le elezioni precedenti: 1998, 2002, 2007
Elezioni comunali 24 Maggio 1998
Elezioni comunali Maggio 2002
Elezioni comunali 27-28 Maggio 2007
(clicca sulle immagini per ingrandire)
Ballottaggio 11 Giugno 2007
| Eletto sindaco: PIERO ORTU (Centro), al ballottaggio col 65,4% |
| CANDIDATI | VOTI % | PARTITI | VOTI % | SEGGI | ||||||||||||||||||
| Mariano Scarpa | 27,3 |
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| Piero Ortu | 41,8 |
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| Giovanni Salis | 24,6 |
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| Domenico Cugusi | 4,7 |
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| Andrea Atzori | 1,6 |
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Elezioni comunali Maggio 2002
| CANDIDATI | VOTI % | PARTITI | VOTI % | SEGGI | ||||||||||||||||||
| Barberio A. | 36.4 |
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| Arca P. | 30.9 |
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| Ibba P. A. N. L. | 32.7 |
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| BALLOTTAGGIO | ||||||||||||||||||||||
| CANDIDATI | VOTI % | PARTITI | VOTI % | SEGGI | ||||||||||||||||||
| Barberio A. | 52.7 |
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| Ibba P. A. N. L. | 47.3 |
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Elezioni comunali 27-28 Maggio 2007
(clicca sulle immagini per ingrandire)
Ballottaggio 11 Giugno 2007
sabato 28 gennaio 2012
ORISTANO HA BISOGNO DI SPORT POPOLARE, DIFFUSO E INCLUSIVO
Se una sera un viaggiatore senza un soldo passasse a Oristano e volesse farsi una partita a calcetto, a tennis, a pallacanestro, non potrebbe. Pochi e malridotti sono infatti gli spazi pubblici e gratuiti per la pratica degli sport. Eppure lo sport è molto spesso una dei modi migliori per riempire la vita dei ragazzi, costretti a confrontarsi con una città che viene lentamente divorata dai non-luoghi e dai quasi-luoghi. Mancano luoghi dove costruire reti di interazione, mancano luoghi dove svolgere una qualsiasi attività.
L'esperienza della ludoteca di Torangius dovrebbe insegnare come a volte basti poco per creare un centro d'aggregazione che aiuti le aree che storicamente hanno maggiori difficoltà ad aumentare la propria coesione interna, a rinsaldare le relazioni fra gli abitanti.
Non è stupido prevedere che un aumento dei centri di aggregazione porterebbe a una diminuzione dei tassi di dispersione scolastica e ripetenza e di conseguenza del livello di disoccupazione giovanile. Le due realtà sono strettamente collegate: un ragazzo che quando esce da scuola non sa cosa fare, perché non può andare a farsi una partitella di calcio o di basket con gli amici tanto per fare un esempio, è un ragazzo che incontrerà maggiori difficoltà nel suo percorso scolastico e potrebbe non conseguire un titolo di studio o entrare con grave ritardo nel mondo del lavoro.
Dunque lo sport deve ricoprire un ruolo importante nell'azione dell'amministrazione: è strettamente collegato con tutti i gravi problemi che affliggono la nostra città. La creazione di nuovi spazi per la pratica sportiva, pubblici e gratuiti, è fondamentale per un'amministrazione che voglia creare una diversa concezione dello spazio sociale urbano, con tutte le ripercussioni positive che questa concezione può portare. Naturalmente si dovrebbe fare i conti con i privati che forniscono da tempo questo servizio per quanto riguarda il calcetto, ma con dei ragionamenti ben fatti si riuscirebbe a non ledere gli interessi di nessuno.
Non solo nuovi spazi però, ma anche una diversa concezione delle manifestazioni sportive. Senza nulla voler togliere alla Tyrsos Cup, per quanto riguarda il calcio, essa dovrebbe essere affiancata da altri tipi di manifestazioni sportive, rivolte ai giovani che non praticano il calcio all'interno delle squadre ufficiali. E' giusto il finanziamento alle associazioni sportive, se questo finanziamento non è regolato in maniera clientelare ma da criteri precisi, ma prima bisogna curare il gradino precedente: prima bisogna stimolare i bambini e i ragazzi allo sport.
Potreste dire che tutto questo esiste già da tempo, ed è vero, ma evidentemente non è abbastanza. E soprattutto si limita a poche giornate durante l'anno, in cui si concentrano decine di sport che poi i ragazzi non potranno proseguire nella vita di tutti i giorni.
Riguardo alla costruzione del nuovo Palazzetto dello Sport, ufficializzata dal commissario Ghiani il 4 ottobre, riteniamo che si sarebbe dovuta preferire una scelta per degli impianti sportivi diffusi. Certamente tutto sta in una differente concezione dello sport: popolare per noi, a disposizione degli eventi regionali, nazionali e magari internazionali, per l'amministrazione comunale e regionale. Se è vero che poteva essere auspicabile la creazione di una cittadella sportiva in un'area periferica, crediamo che la costruzione di un palazzetto da quasi 3000 posti sia un sovraddimensionamento delle capacità di Oristano di accogliere una grande partecipazione di pubblico per vari eventi sportivi e non. Qualche milione sui 6 destinati alla costruzione del palazzetto, sarebbero potuti essere destinati (con un adeguata azione di lobbing da parte delle amministrazioni locali sulla regione) alla creazione di impianti sportivi diffusi in tutta la città e soprattutto nel miglioramento delle aree sportive di Torangius e delle frazioni.
Ci vuole un'azione mirata all'obiettivo del miglioramento del benessere sociale, con la creazione di spazi e di eventi sportivi. Sempre nell'idea di uno sport che sia inclusivo, libero, sicuro e democratico, non tanto competitivo quanto aperto alla partecipazione.
dp
venerdì 27 gennaio 2012
Oristano-Sulcis: Non siamo poi così diversi
Sull'Espresso di questa settimana viene pubblicata un'inchiesta nella quale il Sulcis viene definita come la Provincia più povera d'Italia. Nella realtà descritta le fabbriche sprofondano, e con loro più di 3500 lavoratori. Un territorio sempre più povero, lasciato morire. Le lotte per il lavoro continuano, e non ci devono sembrare aliene. Nell'Oristanese non è poi così diverso. Certo, le fabbriche non chiudono, perché purtroppo o per fortuna non ci sono. Ma questo rende molto più difficile capire qual è l'effettivo disastro che si sta abbattendo su di noi. Le fabbriche nel Sulcis generano la maggior parte dell'indotto della Provincia, e la loro chiusura genererebbe così gravi e dirette ripercussioni su tutta l'economia. A Oristano invece il mercato del lavoro non ruota attorno ad un determinato settore, ma è piuttosto imperniato sulle clientele, e ciò tende a sviare l'attenzione comune da comparti lavorativi come la scuola, che è uno dei maggiormente colpiti. Oristano ha un tasso di disoccupazione dei giovani fra i 15 e i 24 anni che ammonta al 36%, contro una media nazionale del 29,6% ed europea del 21%, mentre quello dei giovani fra i 25 e i 34 anni ammonta al 27,5% rispetto alla media nazionale del 15,9%, piazzandosi così al secondo posto nella classifica delle Province sarde per tasso di disoccupazione subito dopo il Sulcis. La provincia di Oristano registra tassi di dispersione scolastica tra i più alti in Italia, e questa è sicuramente una fra le cause di una disoccupazione giovanile così alta, poiché il settore agricolo non può assorbire tutti gli studenti che abbandonano gli studi, e al contempo coloro che non hanno un titolo di studio hanno maggiori difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro dei servizi. Questi fattori generano un circolo vizioso che va a toccare molti ambiti, tra cui quello della sicurezza e della salute, rendendo i giovani più vulnerabili nei confronti del mercato clientelare. La mancanza di manodopera specializzata e qualificata non permette ai giovani un immediato ingresso nel mondo del lavoro. Infatti gli istituti tecnici e professionali sono quelli che maggiormente vengono dequalificati, e fatti passare come scuole di secondo grado e meno meritevoli.
La mancanza di strutture tecniche adeguate, non permette la creazione di un sistema di istruzione che operi anche in chiave futura.
Tutto questo, in una situazione di normalità politica preoccuperebbe le istituzioni, che dovrebbero avere a cuore il futuro dei propri cittadini, in particolare dei più giovani. Comune e Provincia dovrebbero unirsi in una lotta a livello istituzionale contro i piani di dimensionamento che castrano ancora di più il settore scolastico, cercando di far arrivare più fondi da destinare alla scuola. Ecco perché è necessario un cambiamento di rotta, ed è necessario che Comune, Provincia e Regione operino in sinergia, per cercare di tirare fuori dal precipizio la Provincia di Oristano. La apertura di spazi sociali, delle politiche incentrate sui giovani, sono l'unico salvagente. Siamo fuori tempo massimo, bisogna agire con rapidità.
(D.S)
La mancanza di strutture tecniche adeguate, non permette la creazione di un sistema di istruzione che operi anche in chiave futura.
Tutto questo, in una situazione di normalità politica preoccuperebbe le istituzioni, che dovrebbero avere a cuore il futuro dei propri cittadini, in particolare dei più giovani. Comune e Provincia dovrebbero unirsi in una lotta a livello istituzionale contro i piani di dimensionamento che castrano ancora di più il settore scolastico, cercando di far arrivare più fondi da destinare alla scuola. Ecco perché è necessario un cambiamento di rotta, ed è necessario che Comune, Provincia e Regione operino in sinergia, per cercare di tirare fuori dal precipizio la Provincia di Oristano. La apertura di spazi sociali, delle politiche incentrate sui giovani, sono l'unico salvagente. Siamo fuori tempo massimo, bisogna agire con rapidità.
(D.S)
PRIMARIE: INTERVISTA A ERMINIA TANDA
(pubblichiamo la risposta di Erminia Tanda alle nostre domande)
Se ritiene opportuno, tracci una rapida sintesi del vostro programma.
Occorrono interventi mirati atti a contenere la spesa pubblica in vista anche dei tagli ai trasferimenti previsti dalla regione. Sarebbe utile ad esempio dotare tutta la città di servizio internet senza fili gratuito. Questo servizio, per niente oneroso, porterebbe enormi benefici, un abbattimento dei costi telefonici della pubblica amministrazione pari al 60 % ( cifra stimata con il confronto in altre realtà simili alla nostra)grazie alle chiamate VoIP. Si garantirebbe un filo diretto tra cittadino e pubblica amministrazione mutile per il disbrigo di pratiche, per la comunicazione di eventuali disservizi, consentirebbe ai giovani di avere una finestra sul mondo che potrebbe portare a nuove opportunità di lavoro ( telelavoro) e di studio ( università on line). Indispensabile nell'ottica del risparmio e della spesa occultata l'installazione di luci a Led per gli edifici pubblici e l 'utilizzo di panelli fotovoltaici.
Importante recuperare una nuova sensibilità collettiva nei confronti del decoro urbano, un famoso filosofo sosteneva che il problemi vanno risolti prima che si facciano grandi. A tal proposito ritengo utile intervenire con adeguate campagne educative per sensibilizzare i giovani al rispetto degli spazi comuni e del prossimo.
Occorre ripartire dai punti di forza che la città ci offre per creare occupazione, sposando modelli vincenti in realtà simili alla nostra. Ripartendo dal nostro territorio attraverso le tradizioni, la cultura, la gastronomia possiamo ancora puntare ad avere vocazione turistica.
PRIMARIE: INTERVISTA A FRANCESCO FEDERICO
(pubblichiamo la risposta di Francesco Federico alle nostre domande)
1. E' favorevole all'allargamento della coalizione ai partiti del centro, che sono alleati a livello provinciale e regionale col Pdl?
Le condizioni di assoluto degrado in cui versa la Città oggi, inimmaginabili solo pochi anni addietro, sono inconfutabilmente il risultato di dieci anni di governo civico in grosse difficoltà nel gestire la semplice ordinaria amministrazione e assolutamente assente nel riuscire a realizzare e a far funzionare qualsiasi cosa di più importante.
Sporcizia, erbacce, incuria del verde, strade rattoppate e marciapiedi impraticabili sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti noi e rendono la nostra città sempre meno piacevole da vivere e da visitare. Le numerose barriere architettoniche la rendono inaccessibile a tanti.
E non è solo la città a vivere questa condizione di degrado; le frazioni e le borgate sono in uno stato di quasi totale abbandono.
Ci sono poi tutte quelle opere come il Foro Boario e il Mercato Ortofrutticolo che continuano a rimanere chiuse e quelle altre, come il Mercato Civico, che sembra impossibile realizzare.
Per non parlare (riassumendo due o tre cose degli ultimi dieci anni) dei 5.000.000 di euro di legge 37 da destinare alla creazione di nuova occupazione (si prevedeva la creazione di 300 nuovi posti di lavoro) che sono andati praticamente persi; dell’operazione del Comune con i derivati; del silenzio di chi governava riguardo le tariffe retroattive di Abbanoa; etc. etc.
In una condizione del genere sono fermamente convinto che sia OBBLIGATORIO offrire ai cittadini una proposta di ASSOLUTA’ DISCONTINUITA’ con l’ultimo decennio.
Per garantire questa discontinuità e poter ripartire da subito con le cose più semplici NON E’ POSSIBILE ALLEARSI CON CHI HA GOVERNATO LA CITTA’ NEGLI ULTIMI DIECI ANNI indipendentemente da quale sia la sigla partitica.
Per quanto riguarda le primarie, ritengo che esse siano un importantissimo strumento di partecipazione democratica.
Ancora più importante in un momento dove non sempre i cittadini possono scegliere i propri rappresentanti.
Per essere un vero strumento di democrazia però esse devono essere libere e aperte.
Non devono essere cioè un semplice avallo su ciò che un partito può aver già deciso ma devono offrire ai cittadini la possibilità di poter scegliere liberamente su più proposte.
Questo, bisogna riconoscerlo, si sta provando a fare, con coraggio, ad Oristano.
Ovviamente non condividerei lo slittamento delle primarie se non per motivi meramente tecnico-organizzativi.
Bisogna infatti riconoscere che la partecipazione dei cittadini già nella fase di raccolta delle firme è stata elevatissima e pertanto è ipotizzabile (oltre che auspicabile) una alta partecipazione di votanti.
Quindi, un eventuale slittamento della data di svolgimento delle primarie potrebbe servire esclusivamente a registrare al meglio la macchina organizzativa per garantire rapide operazione di voto ai tanti i cittadini che vorranno scegliere il proprio candidato a Sindaco.
1. E' favorevole all'allargamento della coalizione ai partiti del centro, che sono alleati a livello provinciale e regionale col Pdl?
Le condizioni di assoluto degrado in cui versa la Città oggi, inimmaginabili solo pochi anni addietro, sono inconfutabilmente il risultato di dieci anni di governo civico in grosse difficoltà nel gestire la semplice ordinaria amministrazione e assolutamente assente nel riuscire a realizzare e a far funzionare qualsiasi cosa di più importante.
Sporcizia, erbacce, incuria del verde, strade rattoppate e marciapiedi impraticabili sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti noi e rendono la nostra città sempre meno piacevole da vivere e da visitare. Le numerose barriere architettoniche la rendono inaccessibile a tanti.
E non è solo la città a vivere questa condizione di degrado; le frazioni e le borgate sono in uno stato di quasi totale abbandono.
Ci sono poi tutte quelle opere come il Foro Boario e il Mercato Ortofrutticolo che continuano a rimanere chiuse e quelle altre, come il Mercato Civico, che sembra impossibile realizzare.
Per non parlare (riassumendo due o tre cose degli ultimi dieci anni) dei 5.000.000 di euro di legge 37 da destinare alla creazione di nuova occupazione (si prevedeva la creazione di 300 nuovi posti di lavoro) che sono andati praticamente persi; dell’operazione del Comune con i derivati; del silenzio di chi governava riguardo le tariffe retroattive di Abbanoa; etc. etc.
In una condizione del genere sono fermamente convinto che sia OBBLIGATORIO offrire ai cittadini una proposta di ASSOLUTA’ DISCONTINUITA’ con l’ultimo decennio.
Per garantire questa discontinuità e poter ripartire da subito con le cose più semplici NON E’ POSSIBILE ALLEARSI CON CHI HA GOVERNATO LA CITTA’ NEGLI ULTIMI DIECI ANNI indipendentemente da quale sia la sigla partitica.
2. Ritenete sia possibile uno slittamento delle primarie per consentire all'Udc di presentare un suo candidato?
Per quanto riguarda le primarie, ritengo che esse siano un importantissimo strumento di partecipazione democratica.
Per essere un vero strumento di democrazia però esse devono essere libere e aperte.
Non devono essere cioè un semplice avallo su ciò che un partito può aver già deciso ma devono offrire ai cittadini la possibilità di poter scegliere liberamente su più proposte.
Questo, bisogna riconoscerlo, si sta provando a fare, con coraggio, ad Oristano.
Ovviamente non condividerei lo slittamento delle primarie se non per motivi meramente tecnico-organizzativi.
Bisogna infatti riconoscere che la partecipazione dei cittadini già nella fase di raccolta delle firme è stata elevatissima e pertanto è ipotizzabile (oltre che auspicabile) una alta partecipazione di votanti.
Quindi, un eventuale slittamento della data di svolgimento delle primarie potrebbe servire esclusivamente a registrare al meglio la macchina organizzativa per garantire rapide operazione di voto ai tanti i cittadini che vorranno scegliere il proprio candidato a Sindaco.
giovedì 26 gennaio 2012
PRIMARIE: INTERVISTA A GIUSEPPE OBINU

(La Furia Rossa ha deciso di sottoporre 3 domande ai candidati alle primarie del centrosinistra. Tutti sono stati contattati, via Facebook o via e-mail. Per ora ci è pervenuta risposta esclusivamente da Giuseppe Obinu. Le prime due domande riguardano la questione allargamento al centro e slittamento delle primarie. L'ultima richiede al candidato di tracciare una breve sintesi del suo programma. In seguito riproporremo altre domande ai candidati, stavolta riguardo a temi più specifici sul programma.)
1. E' favorevole all'allargamento della coalizione ai partiti di centro, che sono alleati a livello provinciale e regionale con il Pdl?
Sono favorevole all'allargamento della coalizione al centro; il fatto che il centro si allei con la sinistra significa che anche l'alleanza in provincia e in regione potrebbe diventare meno stabile, e anche questo sarebbe un buon risultato. Ma, rimanendo al comune di Oristano, negli ultimi quattro anni ci siamo trovati a fianco nei banchi dell'opposizione, abbiamo avuto modo di conoscerci e rispettarci vicendevolmente. E' chiaro che rappresentiamo idee politiche differenti, ma sul territorio spesso sono molto importanti i programmi e l'affidabilità delle persone che se ne assumono il carico.
2. Ritenete sia possibile uno slittamento delle primarie per consentire all'Udc di presentare un suo candidato?
Sono solidamente convinto, così come lo è il mio partito, il Pd, che le primarie non sono da mettere in discusssione: sono uno strumento meraviglioso di democrazia diretta che gli Oristanesi hanno la possibilità di sperimentare.
Questo non ci impedisce (naturalmente se tutti quelli del tavolo del centrosinistra che hanno firmato il documento congiunto per le primarie sono d'accordo) di far slittare le primarie di due settimane; la sostanza non cambia.
3. Tracci una rapida sintesi del suo programma.
I miei cavalli di battaglia saranno il decoro urbano e il rafforzamento dei servizi sociali. Ora queste parole vanno riempite di contenuti, ho le mie proposte, ma mi piacerebbe che ci fosse il contributo di tanti alla stesura del programma.
A questo proposito c'è il gruppo fb "per Giuseppe Obinu Sindaco di Oristano". La mia casella di posta elettronica è ispasturas@tiscali.it. Altri argomenti? Wi-fi nel centro storico, nelle piazze e nei parchi. E restituire dignità alle frazioni.
mercoledì 25 gennaio 2012
RETTIFICA: POSIZIONI DEI PARTITI E DEI CANDIDATI SULLE PRIMARIE
Per quanto riguarda la posizione dell'Idv. Essa è stata tratta, in mancanza di comunicazioni ufficiali del partito, dalla nota pubblicata sulla pagina facebook ufficiale di Stefano Figus col titolo "Ultima cena?". Il tono della nota sembra lasciar trasparire la contrarietà dell'Idv non solo allo slittamento delle primarie, ma anche all'allargamento della coalizione al centro. In ogni caso non c'è nessuna poszione ufficiale del partito, che dunque si richiama a quella del documento politico dei sottoscrittori del tavolo del centrosinistra per le elezioni.
Ci scusiamo con gli interessati e con i lettori.
POSIZIONI DEI PARTITI E DEI CANDIDATI SULLE PRIMARIE
(l'articolo è stato modificato dopo la sua pubblicazione)
Rifondazione Comunista è l'unico partito che si oppone fermamente all'allargamento della coalizione all'Udc e agli altri partiti di centro.
Sel e Idv non esprimono una posizione ufficiale. Soprattutto nel caso dell'Italia dei valori emerge, nella pagina pubblica su facebook del segretario provinciale, insofferenza nei confronti dello slittamento delle primarie.
Il Pd non si è espresso ufficialmente, ma è ovvio che sia favorevole a un'apertura all'Udc dal momento che sta conducendo le trattative.
La posizione di NoiOr, per quanto emerge dai comunicati del blog, è quella di un'apertura all'alleanza col centro.
Tra i candidati per ora risulta solo la posizione di Francesco Federico, che dichiara la necessità di una discontinuità fra la coalizione del centrosinistra e chi ha governato la città negli ultimi dieci anni (e dunque anche il centro) e rassicura gli elettori sulla data delle primarie fissata per il 12 febbraio.
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