mercoledì 29 febbraio 2012

I beni comuni, la politica locale e Oristano

Anche Roma si prepara ad affrontare le elezioni che si svolgeranno fra un anno. Oggi, si è svolta al Cinema Palazzo (quello, per intenderci, occupato per impedire la realizzazione di un casinò all'interno del quartiere storico di San Lorenzo) un'assemblea di molte realtà del movimento romano. L'obiettivo: portare il discorso dei beni comuni e dell'autogoverno all'interno del Comune, ragionando sul se e sul come creare un progetto elettorale che coinvolga i movimenti.

Oristano non è Roma, ma neanche il capoluogo campidanese fu costruito in un giorno e il percorso per il cambiamento sarà altrettanto lungo. Quale obiettivo ha questo cambiamento? Non aspiriamo a un generico "nuovo", aspiriamo a una nuova politica locale fondata su due presupposti: beni comuni e autogoverno. Sì, abbiamo la soluzione in mano, perché la crisi politica, culturale, economica si affronta così, con il rafforzamento delle politiche in favore di questi due strumenti.

Per beni comuni è difficile dare una definizione, diciamo che si tratta di beni che appartengono a tutti nel senso che nessuno può essere escluso dal loro consumo. Inoltre, se un ghiacciolo può essere mangiato da una sola persona, i beni comuni come l'aria, un paesaggio, un opera artistica, una struttura culturale possono essere fruiti da tutti. Questi due aspetti sono definiti, nella teoria economica, non escludibilità e non rivalità. 

La nuova concezione di bene comune va oltre queste due semplici caratteristiche, aggiungendo un aspetto più politico: i beni comuni vanno mantenuti tali e amministrati dal pubblico nell'interesse della collettività o  ancora meglio deve essere la collettività stessa a governarli.

Dunque entra in gioco anche l'aspetto dell'autogoverno, strumento attraverso il quale si riescono a superare i limiti imposti dai bilanci ristretti e dal patto di stabilità. Attraverso la partecipazione dal basso, i comitati di quartiere, i collettivi si possono gestire al meglio i beni comuni e le risorse collettive senza eccessive spese e nel reale interesse di tutti. 

Questo è il nostro progetto, ed ecco che diventa fondamentale il discorso dell'amministrazione locale e del tentativo di guidare la sua azione con questi due presupposti. Ecco che divanta fondamentale farlo per Oristano.

dp

martedì 28 febbraio 2012

PERCHE' ABBIAMO SCELTO DI APPOGGIARE GUIDO TENDAS

I singoli componenti della redazione di questo blog hanno palesato già da tempo la loro posizione per Tendas. Ora chi è amico del nostro profilo su Facebook probabilmente riceverà l'invito ad aderire alla pagina Tendas per Oristano.

Questa scelta potrebbe lasciare deluso qualcuno, ma come? radicali come sono, questi cani sciolti della Furia Rossa, appoggiano un candidato del Pd? Sì. Abbiamo deciso di prendere posizione.

Sono mesi che lavoriamo sul tema del cambiamento di Oristano, sono mesi che formuliamo proposte concrete, analizzando nel dettaglio piccole situazioni e descrivendone le possibili soluzioni.
Rivendichiamo il diritto (e pure il dovere) di prendere posizione, in quanto sin da tempi non sospetti stiamo portando avanti un lavoro di proposte per il miglioramento della nostra Città.

Abbiamo scelto di sostenere Guido Tendas soprattutto per tre motivi:

  • Riteniamo che la sua esperienza di amministratore (sia come assessore nella giunta Scarpa, sia come preside del Liceo Classico) sia un presupposto fondamentale perché una giunta di centrosinistra governi al meglio la città.
  • Riteniamo che la sua esperienza di preside sia un presupposto fondamentale perché una giunta di centrosinistra riesca ad essere un valido interlocutore dei giovani e del mondo della scuola, e ne sappia ascoltare le richieste e appoggiare le rivendicazioni.
  • Riteniamo che il suo nome vada al di fuori dei confini del Pd per andare a coprire vaste aree della società.
Certamente non rinunceremo mai alle nostre convinzioni, non diventeremo moderati, saremo sempre orgogliosamente di Sinistra: anzi, crediamo che il nostro dovere sia quello di rappresentare con sempre maggior forza le nostre istanze sociali, culturali e politiche di fronte al candidato sindaco della coalizione e crediamo che Guido Tendas sia il miglior interlocutore possibile in questo senso.

La Redazione

sabato 25 febbraio 2012

L'OBIETTIVO DELLA NUOVA AMMINISTRAZIONE

Viviamo nell'epoca post-ideologica. Questa situazione determina numerosi effetti: soprattutto le forze politiche non sembrano avere un piano per i territori che intendono governare, tendono a scegliere la linea politica adattandosi alla situazione nella speranza, irrealizzabile, di accontentare tutti. Se la politica locale dev'essere al servizio della comunità, non si può pensare di accontentare tutti. Gli speculatori e chi ha avuto troppo finora siano lasciati fuori dal progetto di rivoluzione che si deve costruire per Oristano. 

E' dunque necessario un progetto ben preciso per amministrare l'Oristano del cambiamento, senza scendere a compromessi con chi ha ostacolato finora il cambiamento.

Ma quale dovrebbe essere questo progetto? quale dovrebbe essere il suo obiettivo ultimo? E' certamente difficile dare una risposta univoca, ma fra le tante possiamo scegliere questa:

ORISTANO DEV'ESSERE UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER TUTTI GLI ALTRI PAESI DELLA PROVINCIA,  NON IN CONCORRENZA, MA COLLABORANDO CON QUESTI ULTIMI.

Ciò diventa ancora più importante, se consideriamo che entro breve le province sembrano destinate a sparire.

Non intendiamo dire che Oristano debba contribuire allo spopolamento e all'impoverimento degli altri paesi, bene o male si trova nella loro stessa situazione. La nostra città deve però diventare un punto di riferimento soprattutto nei due ambiti della politica e della cultura. La collaborazione dei paesi della provincia permetterebbe di distribuire a tutti gli effetti positivi dati dalle varie iniziative culturali. 

Tanti paesi non troppo lontani (Simaxis, Bauladu, Seneghe, etc.) producono delle iniziative culturali invidiabili e di rilevanza anche considerando il livello italiano. Se esistesse una rete provinciale formata da chi organizza e gestisce queste iniziative, sarebbe più semplice creare un sistema che copra molte parti dell'anno e che riesca a coinvolgere un numero maggiore di visitatori. Naturalmente diventa in questo caso fondamentale l'impegno di Oristano, che è il primo centro della provincia per capacità ricettiva.

E naturalmente soprattutto una rete ristretta formata dai comuni di Oristano, Santa Giusta, Cabras e Nurachi permetterebbe di distribuire e incrementare i benefici derivanti dal turismo e di costruire un sistema razionale di trasporto pubblico urbano integrato. 

La nuova amministrazione dunque dovrà collaborare con le altre amministrazioni comunali e cercare di costruire una rete che permetta all'oristanese di risolevvarsi dalla depressione culturale ed economica in cui giace.

dp


mercoledì 15 febbraio 2012

<< [...] Le classi dominanti hanno sempre ricompensato i grandi rivoluzionari, durante la loro vita, con incessanti persecuzioni; la loro dottrina è stata sempre accolta con il più selvaggio furore, con l'odio più accanito e con le più impudenti campagne di menzogne e di diffamazioni. Ma, dopo morti, si cerca di trasformarli in icone inoffensive, di canonizzarli, per così dire, di cingere di una certa aureola di gloria il loro nome, a "consolazione" e mistificazione delle classi oppresse, mentre si svuota del contenuto la loro dottrina rivoluzionaria, se ne smussa la punta, la si avvilisce.>> [Lenin, Stato e Rivoluzione]


domenica 12 febbraio 2012

Filosofi greci, vegetariani e antispecisti

Nel corso della storia sono stati tantissimi gli intellettuali, filosofi, pensatori e scrittori che si sono occupati del rapporto uomo-animale in senso anti-antropocentrico. Questi si sono posti nettamente in contro tendenza con la cultura dominante che in ogni epoca e in quasi tutte le civiltà e società ha visto gli animali come mere entità da assoggettare alla volontà umana per i più svariati scopi. È con i filosofi dell’antichità greca che abbiamo le prime riflessioni sui diritti animali e la violenza contro di essi; sui motivi biologici ed etici per cui l’uomo non debba cibarsi di loro e quindi sul vegetarianesimo. Filosofi come Pitagora, Eraclito, Empedocle, i quali, possono essere considerati dei precursori del movimento antispecista che si è consolidato nel tempo e ha trovato forte dignità filosofica e un ampio seguito pratico nella seconda metà del 900 con il filosofo Peter Singer e il suo saggio ‘Liberazione Animale’, divenuto un testo imprescindibile per il movimento antispecista di tutto il mondo. L’antispecismo è il movimento filosofico, culturale e politico antitetico allo specismo. Quest’ultimo, basandosi su una concezione antropocentrica, è un pensiero che sostiene l’indiscussa superiorità della specie umana su tutte le altre specie non-umane. Il termine venne coniato dallo psicologo inglese Richard Ryder nel 1970 e in seguito venne delineato da Peter Singer che lo definì «Un pregiudizio o atteggiamento di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie»[1]. Gli oppositori dello specismo pongono il loro nemico sulla stessa linea del razzismo, del sessismo e di tutte le forme di discriminazione. Sempre Singer ebbe a scrivere: «Il razzista viola il principio di eguaglianza attribuendo maggior peso agli interessi dei membri della sua razza qualora si verifichi un conflitto tra gli interessi di questi ultimi e quelli dei membri di un'altra razza. Il sessista viola il principio di eguaglianza favorendo gli interessi del proprio sesso. Analogamente, lo specista permette che gli interessi della sua specie prevalgano su interessi superiori dei membri di altre specie. Lo schema è lo stesso in ciascun caso»[1].



Pitagora è considerato ‘il primo vegetariano della storia’. Questa considerazione deriva da alcuni versi di Ovidio (anch’esso vegetariano) delle Metamorfosi[2], dove il filosofo reputa inutili le uccisioni degli animali vista l’enormità di cibi offerti dalla natura senza dover macchiare la terra di sangue: «La terra generosa vi fornisce ogni ben di dio e vi offre banchetti senza bisogno di uccisioni e di sangue. Ah, che delitto enorme è cacciare visceri nei visceri, ingrassare il corpo ingordo stipandovi dentro un altro corpo,vivere della morte di un altro essere vivente! In mezzo a tutta l'abbondanza di prodotti della Terra, la migliore di tutte le madri, davvero non ti piace altro che masticare con dente crudele povere carni piagate, facendo il verso col muso ai Ciclopi? E solo distruggendo un altro potrai placare lo sfinimento di un ventre vorace e vizioso?»[3].
Inoltre il vegetarismo pitagorico è riconducibile alla teoria della metempsicosi, sempre stando ad alcuni versi riportati da Ovidio. Difatti secondo il filosofo di Samo la trasmigrazione delle anime dopo la morte poteva avvenire oltre che in altri uomini anche nei corpi animali[4], quindi possiamo dedurre che secondo lui uccidendo un animale ci fosse il rischio di uccidere un proprio caro. Indiscutibilmente Pitagora fu l’ispiratore principale degli scritti successivi sul tema dell’etica animale e del vegetarismo di altrettanti illustri pensatori, da Plutarco a Leonardo e altri.


Altro filosofo vegetariano fu Eraclito[5]. Costui si ritirò a vivere sui monti in cui passava le giornate meditando, passeggiando e scrivendo. Nella sua permanenza montana pare che fosse proprio l’alimentazione vegetariana, più propriamente erbivora, si direbbe, che gli causò l’idropisia[6] e lo costrinse a far rientro in città alla ricerca di qualche medico capace di guarirlo, ma nessuno ne fu capace e «si rinchiuse in una stalla di pecore, sperando che il calore dei loro corpi lanosi riuscisse a prosciugare quello suo»[6].

Empedocle si iscrisse alla scuola pitagorica e anch’esso seguì fedelmente i principi filosofico-alimentari tramandati dal maestro. Leggenda vuole che dopo aver vinto la corsa dei carri alle olimpiadi invece di sacrificare un bue come voleva la tradizione ne fece produrre uno di mirra, incenso e altri aromi. 2 In Empedocle c’è, però, un atteggiamento diverso, più empatico e terreno confronto a quello di Pitagora. Quest’ultimo si opponeva all’uccisione animale principalmente per la sua dottrina della metempsicosi mentre in Empedocle vi era la convinzione, al di fuori dell’anima, che la solidarietà tra tutti i viventi fosse il passo decisivo verso la vera armonia. «Non mettete fine alla macellazione maledetta? Non vedete che con cieca ignoranza dell’anima distruggete voi stessi?»[7]


Viene considerato vegetariano anche Platone. Il filosofo ne Le Leggi ricorda l’esistenza, tempo addietro, di popoli dove si viveva in piena sintonia e felicità non mangiando animali e tantomeno sacrificandone alle divinità: «presso altri popoli non vi era neppure il coraggio di gustare la carne di bue, e agli dèi non si sacrificavano animali, ma focacce, e frutti inzuppati nel miele, e simili altre incontaminate offerte, e non si toccava carne, quasi fosse empio mangiarne, e così macchiare di sangue gli altari degli dèi»[8]. Ancora più significativo è ciò che scrive ne La Repubblica dove Socrate discute con Glaucone sullo stato ideale. Inevitabilmente si giunge a parlare di cibo e dell’alimentazione ideale per il futuro stato perfetto. Alla situazione poco stabile - caratterizzata da guerre e invasioni, come è quella in cui Platone scrive il suo testo - oppone una società armonica e serena, che deve seguire inevitabilmente una dieta vegetariana, creando quindi un collegamento tra disarmonia/violenza e ‘alimentazone carnivora’.[9] Ciò riporta a Pitagora il quale sosteneva che fintantoché gli uomini uccideranno animali si uccideranno anche tra di loro, concetto, questo, che fu ripreso in tutto il corso della storia a sostegno delle tesi antispeciste, vedi Quinto Sestio, Lev Tolstoj, Gandhi. Tornando a La Repubblica, dopo che Socrate spiegò che l’alimentazione sarebbe dovuta essere vegetariana, Glaucone da buon mangiatore di carne obbiettò e si sentì rispondere: «avremo bisogno di molti maiali e di guardiani, e poi saremmo costretti a ricorrere più spesso ai medici. E gli allevamenti richiederanno spazi nuovi, sottraendo terreno all'agricoltura. Così, la città sarà costretta ad invadere i paesi vicini ed a fare la guerra»[10]. Questo passo è estremamente importante e lungimirante. Non vi è più solo, infatti, una questione empatica, ma Platone (o Socrate?) introduce la questione salutare e soprattutto anticipa i vantaggi ecologici del vegetarianesimo, ancora oggi caposaldo delle ‘giustificazioni vegetariane’.

Se Aristotele non fu molto solidale con la sofferenza animale non ne furono altrettanto il suo discepolo e successore Teofrasto e il suo pupillo Dicearco. Per quasi ventitré secoli è rimasto sepolto il trattato Sulla Pietà di Teofrasto, tradotto in italiano per la prima volta solo nel 2005. Questo trattato è fortemente destabilizzante: il concetto di pietà e giustizia va ora a riferirsi a tutti gli essere viventi, in forte rottura con il Maestro. Aristotele infatti sosteneva che per gli animali non poteva esserci giustizia.[11]
«Tutte le specie sono intelligenti, ma esse differiscono per l'educazione e per la composizione del miscuglio dei primi elementi. Sotto tutti i rapporti, dunque, la razza degli altri animali ci è apparentata ed essa è la stessa della nostra; poiché i mezzi di sussistenza sono gli stessi per tutti[…]e tutti mostrano d'avere in comune per padre il cielo e per madre la Terra.»[12], scrisse Teofrasto.

I filosofi finora trattati sono collocati cronologicamente prima della diffusione del cristianesimo, ma anche dopo l’avvento di Cristo, nel mondo greco e latino, abbiamo importanti pensatori che sostennero le tesi vegetariane. Tra questi, dopo Porfirio e il suo ‘Sull’astinenza dalle carni degli animali’, il più significativo è senza dubbio il greco Plutarco con il suo ‘Del mangiare carne’. Un trattato breve ma estremamente pungente che tocca tutte le questioni essenziali e colpisce l’ipocrisia degli uomini. Non elogia i vegetariani o attacca con veemenza i carnivori ma si stupisce piuttosto del primo mangiatore di carne e si chiede «con quale disposizione, animo o pensiero […]abbia toccato con la bocca il sangue e sfiorato con le labbra la carne di un animale uccise» e ancora si chiede «come poté la vista sopportare l'uccisione di esseri che venivano sgozzati, scorticati e fatti a pezzi, come l'olfatto resse il fetore? Come una tale contaminazione non ripugnò al gusto, nel toccare le piaghe di altri esseri viventi e nel bere gli umori e il sangue di ferite letali?»[13] 
Il testo del filosofo di Cheronea è definibile un classico, ciò che vi è scritto è di un’attualità di non poco conto. Qualsiasi vegetariano che oggi voglia rispondere alle critiche degli ‘oppositori’ può tornare su quel testo risalente a qualche decennio dopo la morte di Cristo e trovarvi aiuto e legittime difese. Quando a un vegetariano viene posta la classica questione del ciclo naturale e della naturalità del cibarsi di carne Plutarco avrebbe risposto: «Se però sei convinto di essere naturalmente predisposto a tale alimentazione, prova anzitutto a uccidere tu stesso l’animale che vuoi mangiare. Ma ammazzalo tu in persona, con le tue mani, senza ricorrere a un coltello, a un bastone o a una scure. Fa’ come i lupi, gli orsi e i leoni, che ammazzano da sé quanto mangiano: uccidi un bue a morsi o un porco con la bocca, oppure dilania un agnello o una lepre, e divorali dopo averli aggrediti mentre sono ancora vivi, come fanno le bestie. Ma se aspetti che il tuo cibo sia morto e se l’anima presente in quelle creature ti fa vergognare di goderne la carne, perché continui a mangiare contro natura gli esseri dotati di anima?»[13]


Giunti alla fine una domanda sorge spontanea. Perché di questi filosofi e pensatori la didattica ufficiale tiene nascosto il loro lato ‘animalista’? Perché non lo si può ergere al pari delle altre questioni da loro sollevate e inserire nei programmi scolastici? Forse che c’è il pericolo che tali conoscenze possano influire sulle scelte di vita dei più giovani che si avvicinano a questi filosofi? Se come diceva Gandhi «la grandezza di una nazione ed il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui essa tratta gli animali» perché non si inizia nelle scuole, dove si impara ad essere cittadini della nostra nazione, un percorso di riflessione su quello che deve essere il rapporto tra uomo e animali, cominciando, magari, dai filosofi citati in questo scritto ?

Marco Contu 

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[1] Cfr. Peter Singer, Liberazione Animale, 1975
[2] Cfr. Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora, 2008
[3] Cfr. Ovidio, Le metamorfosi, XV, 75-95
[4] Cfr. Nicola Abbagnano, Protagonisti e testi della filosofia – vol. 1A, pag. 24
[5] Cfr. Enrico Giannetto, Eraclito, un filosofo antispecista
[6] Cfr. Indro Montanelli, Storia dei Greci, pag. 48
[7] Cfr. Margherita Hack, Perché sono vegetariana?, pag. 128
[8] Cfr. Platone, Le Leggi, Cap. 6
[9] Cfr. Pierpaolo Pracca, A tavola nel paese che non c’è, pag. 14
[10] Cfr. Platone, La Repubblica
[11] Cfr. Aristotele, Etica
[12] Cfr. Teofrasto, Sulla pietà
[13] Cfr. Plutarco, Del mangiare carne

lunedì 6 febbraio 2012

IL MISTERO BUFFO DELLE PRIMARIE

Situazione buffa: le primarie sono fissate ancora per il 12 febbraio, non c'è una nuova data e il tavolo del centrosinistra non sembra aver deciso ancora nulla. Eppure la campagna elettorale, per quel che possiamo vedere da Roma, langue come se tutti già sapessero che le primarie saranno posticipate. 
Ancora non si è visto uno straccio di programma, le uniche interviste ai candidati sono state fatte dalla Furia Rossa e dalla sua redazione, ancora non è chiaro quanti saranno i candidati e quanti saranno i partiti in coalizione. 
Più che situazione, direi mistero buffo: mistero perché non si sa quando saranno e non si sa chi parteciperà; buffo perché l'alternativa è tra ridere e piangere e noi scegliamo sempre la prima.

Alle 16:30 si terrà una riunione del Pd, probabilmente quella decisiva. Al Pd restano due strade: rispettare il documento firmato con tutti gli altri membri del tavolo del centrosinistra e dunque garantire lo svolgimento delle primarie e accettare nuovi membri della coalizione solo con l'assenso unanime del tavolo, o rompere e andare incontro all'Udc mettendo in dubbio lo svolgimento delle primarie, l'integrità del tavolo e contrattando dunque la scelta del candidato sindaco con i partiti di centro.

Un importante cambiamento nel quadro generale è stata l'elezione di Giuliano Uras a segretario dell'Udc. In tempi non sospetti, dicemmo che il suo intervento in consiglio comunale il giorno delle dimissioni di Angela Nonnis era poco meno che un'auto-investitura per la carica di sindaco e ora le cose sembrano disporsi proprio in quella direzione. 

Giuliano Uras non è un nome nuovo. E' importante ricordarlo, perché il Pd ha sempre detto che l'alleanza con forze esterne al centrosinistra sarebbe possibile solo se queste presentassero nomi nuovi. Giuliano Uras è stato assessore all'ambiente della giunìta Cappellacci; il suo predecessore era niente popò di meno che Giorgio Oppi, ovvero l'uomo che ha gestito i contatti fra Pd e Udc a livello regionale per l'alleanza a Oristano. Riprendiamo la sua biografia pubblicata da Angelo Porcheddu quando fu nominato assessore:


"Giuliano Uras ha iniziato la sua carriera politica tra i giovani democristiani (di cui è stato anche segretario regionale), militando tra le fila della sinistra Dc, con l’allora capo-corrente Ignazio Manunza. Consigliere comunale, ininterrottamente (commissariamenti a parte), a partire dal 1990, Uras è stato assessore della sua città al Bilancio, Cultura e Urbanistica."


Prendiamo in prestito le parole di un blogger che si è dimostrato favorevole all'apertura al centro, ma le usiamo contro quest'eventualità. Senza voler fare nessun discorso personale, ragionando solo sui dati, ci sembra difficile sostenere che un uomo che siede in consiglio comunale dal 1990 e che è stato assessore al Bilancio alla Culutura e all'Urbanistica (tutte aree dove Oristano dimostra importanti carenze) possa essere il candidato sindaco di una coalizione che fa del rinnovamento e del cambiamento la sua parola d'ordine. Ci vorrebbe coraggio, ma in effetti questa è una dote che non manca agli amici del Partito Democratico.

Vogliamo mettere in evidenza il fatto che, quand'anche Giuliano Uras non fosse il candidato sindaco, il suo ruolo di segretario dell'Udc e la sua storia politica dovrebbero impedire che il centrosinistra allarghi la sua coalizione all'Unione di Centro e ai partiti ad essa collegati. 

L'argomentazione ci sembra sufficiente così. Se il Pd vuole accordarsi, sia conscio del fatto che la città non cambierà, ma forse gli elettori cambieranno opinione.


dp

giovedì 2 febbraio 2012

ORISTANO: L'IMPORTANZA DI UNA CORRETTA PIANIFICAZIONE URBANISTICA

Ancora su Oristano, ancora sul tema dell'aggregazione sociale e dei non luoghi. Abbiamo sinora affrontato il tema dello sport popolare e della necessità di rafforzare i servizi all'istruzione, vediamo ora un punto su cui non possiamo dirci estremamente comepetenti, ma che comunque ci sembra importante tirare in causa. 

Centro storico di Oristano: si noti la caratteristica forma a cuore
Come già ripetuto numerose volte, Oristano è una città di servizi e terziario. In genere le città di questo tipo si evolvono con la nascita di sobborghi residenziali, con villette, annesso giardino eccetera eccetera. Le zone più in questo processo coinvolte sono sicuramente quelle periferiche di Sa Rodia, Cuccur'e Portu e di una parte di Torangius. 

Non possiamo avere la certezza che questa espansione andrà avanti, sia per un'evidente situazione di difficoltà nell'acquisto di case di proprietà, sia perché il calo demografico incombe sulla provincia e anzi, il trend registrato negli anni passati e di uno spopolamento oristanese in favore soprattutto di Santa Giusta e Nurachi. In ogni caso sarebbe bene, in vista delle elezioni, analizzare i rischi che una simile evoluzione urbana, se incontrollata, comporterebbe per la nostra città.

a) Spopolamento e degrado del centro storico. Gli abitanti del centro storico potrebbero ritenere più vantaggioso trasferirsi nei sobborghi residenziali, soprattutto a causa dei problemi e dei fastidi del traffico nel cuore della città. Cio comporterebbe con ogni probabilità un degrado degli edifici storici, forse definitivo e irrecuperabile. Considerando che il centro può essere uno dei punti di forza del fascino oristanese per i turisti, e che già numerosi sono gli edifici sfitti e cadenti, sarebbe necessario agire con incentivi al restauro e con limitazioni al traffico che rendessero desiderabile per gli oristanesi la vita nel centro storico.

b) Aumento delle disparità e della diseguaglianza all'interno della città. L'espansione dei sobborghi residenziali, se non bilanciata da politiche di recupero dei quartieri per così dire popolari, potrebbe portare a una grossa disparità fra i quartieri nell'accesso ai servizi. Si correrebbe inoltre il rischio di trasformare in ghetti quartieri storicamente svantaggiati come Torangius. Sarebbe dunque necessario un intervento di riqualificazione delle aree popolari, che non la condannasse al degrado perenne.

c) Distruzione delle reti di relazione e di solidarietà. In una cittadina di piccole dimensioni come Oristano sono fondamentali le reti di relazioni e di solidarietà, ma l'aumento delle diseguaglianze interne porterebbe probabilmente alla distruzione di queste reti. Va da sé l'importanza di questo sistema per il benessere globale della città, una sua distruzione porterebbe alla fine della comunità oristanese.

Palazzo Sotico. Esempio di
mancata armonizzazione
con gli edifici circostani
d) Espansione non armonizzata con l'identita culturale, storica e architettonica della città. I sobborghi residenziali assumono spesso la caratteristica dell'anonimato. Le cose tendono ad assomigliarsi tutte e ciò può avere ripercussioni negative sulla salute mentale degli abitanti. In ogni caso l'effetto più appariscente è quello di contrasto con lo stile architettonico degli edifici storici. Questo problema si trova in realtà a uno stato assai avanzato, forse il processo è irreversibile: in ogni caso con adeguate politiche si potrebbe riuscire ad armonizzare lo stile architettonico della città, senza però nemmeno cadere nell'anonimato (si pensi che non è impossible nemmeno recuperare palazzo Sotico e adeguarlo ai canoni di piazza Roma, via Dritta e piazza Eleonora). Il problema della disarmonia provocata dai sobborghi residenziali si concretizza nella perdità dell'identità storica, culturale e architettonica della città e dei cittadini. 

Abbiamo dato, con le nostre limitate cognizioni nel campo dell'urbanistica, alcuni spunti alla questione delle politiche urbanistiche che dovrebbe perseguire il comune di Oristano. Certamente è necessario, su questo tema un dibattito più approfondito e che coinvolga professionisti. Ci sarebbero addirittura gli spazi per la creazione di un esperimento innovativo, una collaborazione fra l'amministrazione comunale e la facolta di Architettura e Urbanistica di Alghero, tra le prime in Italia per qualità del servizio.

Pubblichiamo inoltre il link all'interessante inchiesta di FAI e WWF sul consumo del suolo in Italia e  l'allegata immagine  che documenta la cementificazione della provincia di Oristano.

Speriamo che questo dibattito si scateni, per ora vi lasciamo con un brano del film di Nanni Moretti, Caro diario, sui sobborghi di Roma.


dp