giovedì 23 giugno 2011

Accesso sospetto account Furia Rossa

Due giorni dopo l'articolo su Carmela Rea c''è stato un tentativo di accesso sospetto nell'account Facebook de La Furia Rossa.
Aperta la homepage, FB rispondeva così:

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Accesso sospetto all'account
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Nei pressi di Istanbul, TR (Ieri alle ore 10.10) da Firefox per Win7

Non ci era mai successo dal 2009 a oggi.
Che sia una coincidenza?
Cosa Volevano?

martedì 21 giugno 2011

Cabras, ambulanti di dieci anni con lo zainetto

di Claudio Zoccheddu (La Nuova Sardegna)

CABRAS. Con una mano tengono le collanine, con l'altra un espositore in polistirolo intarsiato di orecchini, braccialetti e bigiotteria assortita. Sulle spalle hanno uno zaino gonfio di merce dove resta appena lo spazio per una bottiglietta d'acqua e un panino. L' abbigliamento è uguale a quello dei "colleghi" ma la tunica bianca e il cappellino calato sul volto non bastano a mascherare l'età dei bimbi ambulanti che lavorano a Is Arutas, lido del Sinis.

I bambini, che dicono di avere 10 e 12 anni, arrivano in spiaggia tutti i giorni intorno alle nove e mezza del mattino, li accompagna in auto un adulto che li "scarica" al parcheggio consegnandoli a una durissima giornata lavorativa, che dovranno vivere per lo più in solitudine. Subito dopo sono già in riva al mare: si siedono sulla sabbia, giocano e scherzano come fanno i loro coetanei ma quando l'arenile si popola sono pronti a iniziare l'estenuante via vai tra un ombrellone e l'altro, a caccia della simpatia delle persone e di qualche affare da concludere sotto il sole cocente.

Si consegnano alla curiosità dei bagnanti che, senza volerlo, fanno il gioco di chi punta sulla tenera età dei venditori per guadagnare qualche spicciolo in più. Raccattano pochi euro, magari qualche banconota che per i bagnanti vale nulla o poco più ma per loro rappresenta un tesoro e, forse, non lo è solo per le mani da bambino che afferrano il faticoso frutto della compravendita da spiaggia. Infatti, almeno una volta al giorno i bimbi convergono verso un punto preciso della spiaggia dove sono attesi da un collega adulto che, dopo avere contato l'incasso lo intasca e sparisce per poi ricomparire da qualche parte a ridosso della spiaggia quando ormai è sera inoltrata, la spiaggia è deserta e la giornata di lavoro è finita.

Difficile sapere cosa ci sia dietro le quinte di questa situazione, forse una storia di povertà, forse una delle tante vicende di emarginazione che colpiscono gli immigrati alle prese con la difficile integrazione nel tessuto sociale di una nazione non sempre tollerante e spesso colpevole di non misurare col giusto peso i drammi di chi la raggiunge in cerca di un futuro migliore. I bambini di Is Arutas, però, parlano un italiano fluente, dicono di frequentare le scuole di un paese del circondario e confessano candidamente la loro età. Quando le domande si fanno più insistenti e precise si insospettiscono e tergiversano, divagano, si contraddicono e s'innervosiscono. In fondo sono solo bambini.

Le reazioni di bagnanti e turisti, invece, sono dissimili. C'è chi non ci pensa, chi ci scherza sopra, chi si scandalizza (la minoranza, purtroppo) e chi fa paragoni con realtà diametralmente opposte: «Quando mi sono trovato davanti questi bambini ho avuto un sussulto al cuore - racconta un oristanese -, mi chiedo come sia possibile che accadano queste cose. Dove sono i controlli? Possibile che nessuno si sia accorto che stiamo parlando di ragazzini che dovrebbero venire in spiaggia per giocare e fare il bagno, non per lavorare senza che nessuno li controlli? Assurdo».

A qualche ombrellone di distanza l' esame della situazione ha un esito diametralmente opposto: «Davvero voi sardi vi scandalizzate per queste cose? - domanda un turista milanese -: dalle nostre parti succedono fatti molto peggiori. I bambini, anche più piccoli di quelli che vedo in spiaggia, vengono indotti allo spaccio e alla prostituzione. Questi, in fondo, sbrigano un semplice lavoretto». Punti di vista che dimostrano come qualsiasi cosa possa essere interpretata con una chiave di lettura diversa, anche la storia dei minivenditori di Is Arutas. Dove si capisce se vi sia un confine, una distinzione tra la povertà e lo sfruttamento.

sabato 18 giugno 2011

OMICIDIO DI CARMELA REA, UNA STORIA GIA' VISTA DI MASSONI E DEPISTAGGI

L’idea di scrivere questo articolo mi è venuta qualche giorno fa mentre su Rai News guardavo un dibattito interno al premio Ilaria Alpi dal titolo ‘Il filo rosso delle verità’ e nel mentre leggevo la vicenda del magistrato Paolo Ferraro che indagando sull’omicidio di Carmela Rea è giunto alla pista di una setta esoterica di stampo satanico vicina agli ambienti militari.

Quel filo rosso del dibattito allude al collegamento tra tutti i misteri italiani che ci accompagnano dal dopo guerra ad oggi, stragi e omicidi senza colpevoli o meglio senza il nome dei mandanti, dietro i quali spesso, per non usare un categorico sempre, troviamo lo zampino di uomini legati alla massoneria e ai Servizi Segreti, persone insediate nello Stato.

Ora immaginatevi un altro filo, del colore che volete, un filo più chiaro che si trova dietro il primo filo rosso. In realtà questi due fili sono in stretto collegamento tra di loro, ma se il primo filo è poco illuminato e non se ne deve parlare, il secondo filo è ancora più trascurato, lasciato totalmente al buio. In questo secondo filo troviamo persone come il magistrato Ferraro e insieme a lui altre centinaia di persone: testimoni dei più importanti misteri, famigliari dei testimoni e delle vittime, magistrati troppo liberi o troppo ‘curiosi’, persone che hanno scoperto qualcosa che non dovevano scoprire magari anche involontariamente. Queste persone le troviamo suicidate, le troviamo tragicamente morte in qualche incidente stradale, a volte palesemente assassinate, sono vittima di qualche letale malore del quale non avevamo mai sofferto prima, vengono dichiarate malate, allontanate dal posto di lavoro e accusate di intralciare la ricerca della verità soprattutto se magistrati e uomini di legge onesti.

In che senso fa parte di questo filo il magistrato Ferraro del quale nessun media ne ha menzionato la vicenda e quindi all’opinione pubblica inesistente? Il magistrato, che ha tra l’altro alle sue spalle la direzione di importanti inchieste, come ho scritto a inizio articolo, ha aperto a una nuova pista e ha a supporto della sua tesi 45 intercettazioni con i nomi di alcune persone, inoltre sostiene di aver visto Carmela Rea qualche giorno prima dell’omicidio in questura ma nonostante tutto ciò è stato destituito dal suo incarico, gli son stati dati 4 mesi di malattia e probabilmente verrà sottoposto al TSO!! Si può dire che è una persona fortunata dato che non è stato ancora suicidato, probabilmente basta questa punizione per essersi avvicinato troppo alla verità, chissà.

Di certo la storia d’Italia è piena di precedenti. Spesso questi omicidi nascosti da suicidi-incidenti sono firmati quando dietro c’è la mano di qualche organizzazione massonico – esoterica, la firma la possiamo trovare nella data dell’omicidio la quale deve essere decriptata e alcuni esperti danno indicazioni su come ciò deve essere fatto, la troviamo negli oggetti e nei simboli ritrovati sul luogo del misfatto e spesso con le vittime si segue la legge del contrappasso come nella celebre tradizione mafiosa.

Poche righe fa parlavo di precedenti. Penso al 12 Dicembre 1969, la Strage di Piazza Fontana, dove a due anni da quella data troviamo 13 morti tra i testimoni dei quali 4 suicidati, ciò destò forte preoccupazione in Falco, presidente della Corte d’Assise, che chiese maggiore celerità nel fissare la data del processo. Troviamo gente che vuole provare l’ebbrezza di buttarsi da una finestra della Questura ma abbiamo anche la cosiddetta vittima preventiva che è il sig. Muraro del quale vi invito a ricercare su internet la vicenda.

Penso alla vicenda del Mostro di Firenze, a parte le note morti di Pacciani e Narducci (con tanto di tumulazione irregolare, occultamento di cadavere e il coinvolgimento del peggio della massoneria perugina e tanti collegamenti con iscritti alla P2 come il figlio di un avvocato di Licio Gelli) abbiamo la morte di una ragazza, Elisabetta, che lavorava in un albergo dove la loggia del Narducci si riuniva, sarà trovata nuda con un coltello ‘nella regione mammellare sinistra’ e un taglio che arrivava sino al pube, suicidio. Lo psicologo di questa ragazza Maurizio Antonello, impegnato contro le sette, lo si troverà impiccato nella sua casa. Il signor Malatesta, marito di una delle amanti del Pacciani lo troveranno impiccato, anche se i piedi toccavano a terra era un suicidio. Francesco Vinci, il primo arrestato per le vicende del mostro, verrà assassinato insieme ad Angelo Vargiu, suo amico, i corpi incaprettati messi nel bagagliaio dell’auto e poi dati alle fiamme. Milva Malatesta, amante del Vinci, figlia di una donna violentata dal Pacciani, verrà massacrata col figlio di tre anni, scaraventati con l’auto in un burrone verrà loro dato fuoco. Milva Mattei, amante del figlio di Vinci, uccisa in casa e il corpo dato alle fiamme. Claudio Pitocchi, testimone che accusò il Pacciani, sbandando col motorino cadrà, sbatterà la testa e così morirà. E mi fermo circa il mostro di Firenze.

Penso a Ustica, i piloti Nutarelli e Naldini una settimana prima di essere interrogati sulla vicenda moriranno a Ramstein nel disastro delle Frecce Tricolori, il Generale dell’Aeronautica Boemio fece i nomi di persone importanti ma verrà ucciso da mani ignote in Belgio. Dettori che identificava i velivoli nella sala radar a Poggio Bellone si suiciderà, stessa sorte al sergente Parisi e al colonnello dei Servizi Segreti Ferraro. Tante altre persone informate sui fatti si suicideranno, usciranno di strada e avranno malori.

Penso alla Moby Prince, pochi anni fa un consulente tecnico che si occupa del caso è stato stordito, messo nell’auto che è stata incendiata ma è fortunatamente riuscito a svegliarsi in tempo.

Penso al caso Alpi dove uno dei pochi testimoni è stato ucciso a Mogadiscio.

In tempi più recenti e più noti a noi giovani penso al sequestro Abu Omar, Adam Bove ex funzionario Digos che collaborò sia con la magistratura di Milano che di Roma si suiciderà a Napoli. Il caso Carlo Giuliani, Placanica (una pedina ‘innocente’ nel mare di merda creato a Genova), il carabiniere che ha ucciso Carlo sbanderà e finirà fuori strada con l’auto, lui stesso parlerà di manomissione da parte di ignoti. Clementina Forleo, uscirà anche lei inspiegabilmente fuori strada, lei si salvò, in un'altra occasione sorte peggiore toccò ai suoi genitori. ThyssenKrupp, il capo dei vigili del fuoco, Mazzini, muore all’interno del Procura di Torino per un aneurisma ‘senza nessuna avvisagli precedente’. Non aggiungo un’infinità di altri casi.

Ma a questa lista aggiungerei la stessa Carmela Rea, rea (è cercato il gioco di parole!) anche lei di avere scoperto qualcosa che non doveva e le love story del marito non sarebbero altro che una sorta di depistaggio per allontanare da ciò che realmente c’è dietro. Il magistrato Ferraro parlava appunto di satanismo dietro questo omicidio. Posso solo immaginare quali sono le persone ammirate da questi e dagli satanisti in generale. Sta di fatto che Carmela Rea è stata uccisa il 20 Aprile, ricorderete tutti che sul suo corpo fu incisa una svastica (se non ve lo ricordate sfogliate gli archivi dei giornali online). Bene, andate a cercarvi una biografia qualsiasi su Adolf Hitler e guardate la sua data di nascita.Che sia una coincidenza?

Qualche mese fa in un hotel di Oristano parlavo col magistrato Ayala e mentre raccontava uno strano avvenimento dei primi anni novanta disse: ‘Che sia un caso? Io, di certo, alle coincidenze ho smesso di crederci in terza media’. Bene. Io alle coincidenze ho smesso di crederci in terza media.

Marco C.

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Sitografia:

Paolo Franceschetti (primo fra tutti, persona e blog che mi ha aperto gli occhi su queste tematiche)

Corriere della Sera

Il Mostro di Firenze – Forum

La Stampa

Wikipedia

venerdì 17 giugno 2011

Il carcere di piazza Manno è invaso dai topi

da La Nuova Sardegna

ORISTANO. Invasione di topi nel carcere di Piazza Mannu. L'allarme lo lancia il consigliere provinciale Pd Battista Ghisu. «Da una settimana detenuti, agenti di Polizia penitenziaria, personale amministrativo sono esposti ai pericoli di malattie infettive dovute alla presenza di topi provenienti dalle fogne cittadine. La Direzione del carcere già dalla scorsa settimana ha inviato una comunicazione alla Provincia, alla Asl e per conoscenza anche al Prefetto per risolvere questa emergenza. Emergenza nata con la chiusura del servizio di derattizzazione da parte della Provincia di Oristano, che ha dovuto prendere atto, in accordo con le altre Province sarde, delle nuove normative del ministero del Lavoro, e della Salute che assegnano la competenza per gli interventi di derattizzazione in capo all'assessorato regionale alla Sanità attraverso le Asl competenti per territorio». Ghiuso ha già parlato dell'emergenza con l'assessore provinciale all'Ambiente, il quale lo ha informato che la Provincia ha chiuso il servizio dal 1 maggio 2011 a seguito anche della comunicazione della Regione, che il 18 gennaio 2011, ha scritto che la Provincia «in assenza di una modifica delle competenze e delle relative risorse, non potranno essere effettuati interventi di derattizzazione», e che «gli interventi di derattizzazione, configurandosi esso quale argomento attinente operazioni di natura espressamente igienico-sanitaria e di contrasto alla diffusione di gravi patologie di tipo infettivo, la competenza ricade tra quelle in capo all'assessorato regionale alla Sanità». Di contro la Asl ha risposto alla Provincia alla Asl compete la vigilanza igienica e che la derattizzazione «non risulta pertanto tra le attività istituzionali delle Aziende sanitarie. «Il rimpallo delle responsabilità e delle competenze in quadro normativo abbastanza ingarbugliato sta causando un notevole disservizio - dice Ghisu - che va risolto nel più breve tempo possibile perché il carcere di Oristano non può esser evacuato come una scuola o un qualunque Ufficio Pubblico. All'interno del carcere ci sono 97 detenuti, 109 addetti tra ufficiali e agenti della Polizia Penitenziaria e 20 impiegati del servizio amministrativo che vanno tutelati. Qui si deve intervenire e questa emergenza deve essere risolta per evitare il diffondersi di malattie infettive. Nella mattinata nella guardiola è stato catturato un topo di 18 centimetri e ce ne sono tantissimi liberi di circolare nelle celle, negli uffici e nei diversi reparti. È inammissibile che il carcere debba essere lasciato in queste condizioni e non possono restare inascoltate le giuste proteste della Direzione del carcere che chiede aiuto alle autorità preposte a difesa dei diritti alla salute dei detenuti e del personale che ci lavora. Come consigliere del Partito democratico mi sono fatto carico subito del problema gravissimo e insieme ai miei colleghi del Gruppo Roberto Scema, Mario Tendas, Francesco Federico e Giangavino Buttu abbiamo deciso di denunciare questa gravissima situazione di inciviltà. Stamattina ne ho interessato l'assessore provinciale all'Ambiente Emanuele Cera. Il Pd presenterà un'interpellanza urgente in consiglio provinciale affinché l'Ente si faccia carico del problema, considerato che a seguito della rimozione di tutte le esche da parte della Provincia nelle diverse zone a rischio degli 88 Comuni, sono ormai numerose le segnalazioni di invasione di topi, in scuole, uffici, luoghi pubblici che mettono a rischio la salute con il diffondersi di malattie infettive»

LA SINDROME DEI SUPERCONDUTTORI E LA CURA DELLA BOCCA DELLA VERITA

di Gianluigi Deiana

La non stop referendaria di Bianca Berlinguer ha raggiunto il suo apice alle 23, quando la seriosa ponderazione dei risultati da parte degli ospiti in studio, Bersani, Sechi e Quagliariello, si è concessa un intermezzo di folklore appunto con la festa alla Bocca della Verità; dal microfono della piazza si è però chiesto gentilmente cosa c’entrano Bersani, Sechi e Quagliarello con la vittoria referendaria, se i partiti si stiano rendendo conto di cosa stia succedendo e se i superconduttori abbiano cognizione del fatto che il più importante terremoto politico degli ultimi vent’anni è stato prodotto da movimenti di base tuttora ignoti e da comitati promotori tuttora esclusi dalla comunicazione pubblica. Bianca è diventata rossa, ha imposto lo stop all’intervista, ha rivendicato la lunga attenzione del suo tg alla campagna referendaria, ha rimarcato furiosamente che la direzione di un telegiornale porta in studio i politici perché porta in studio chi le pare e ha provato a concedere di nuovo la linea: ed ecco che uno schieramento di culi di fuori si è stagliato di fronte agli sguardi allibiti della dotta congrega. Un istante, poi stop, come nel migliore Ken Loach.

Una settimana fa Giovanni Floris ha contattato il Comitato si.nonucle per una intervista a Bustianu Cumpostu sul formidabile referendum antinucleare sardo del 15 maggio, chiedendo di organizzare una conferenza stampa sotto il palazzo del consiglio regionale e indicando il giorno e l’ora; tutto come concordato, salvo che poi la registrazione non è andata in onda, sostituita da una finta intervista a un giornalista della “Nuova Sardegna”; anche Bustianu aveva interpretato il fenomeno popolare in corso così come alcuni giorni dopo tutti avremmo visto alla Bocca della Verità, e così Floris ha semplicemente soppresso il risultato sardo sopprimendo il punto di vista del comitato promotore, ballarando poi come sempre e come niente fosse tra Sallusti, Bonelli, Oscar Giannino e Rosy Bindi, come nel migliore Ionesco.

Il tormentone Anno Zero si è mosso con maggiore abilità e con un efficacissimo jolly, Adriano Celentano, con cui si è fatta esattamente la stessa cosa in termini di azzeramento mediatico dei comitati referendari; Santoro è un professionista in tutto, anche nel cancellare gli invisibili per fare audience con gli inguardabili, tanto che la denuncia mossa da Marco Bersani per conto del Comtiato per l’acqua pubblica è rimasta totalmente occultata, lo stesso Marco è diventato un invisibile e l’inguardabile Santanchè ha lasciato la seggiola allo splatter Brunetta. Gran finale con la baraonda provocata da Castelli, colta al volo da Santoro e rilanciata verso lo spettro del presidente Garimberti: fare o non fare Anno Zero ad un euro, questo è il dilemma ontologico nazionale come lo fu la questione dell’essere e del non essere nell’ Amleto di Helsingore.

Poteva quindi mancare il tuttofago Fabio Fazio? Certo che no, ed ecco che tra il lancio dell’ultima opera di Walter Veltroni e le tante sagre estive nelle quali si daranno cittadinanze onorarie a Roberto Saviano la corazzata Repubblica rilancia i suoi pupilli chiedendosi dove mai faranno “Vieni via con me” e che fine farà quel capolavoro della cucina mondiale che è noto come “Che tempo che fa”. Quanto amore per il proprio lavoro e per la missione etica della Rai… ma la Bocca della Verità?

Questo è il quadro generale della sindrome dei superconduttori. Se prescindiamo da Minzolini e Vespa o dall’indimenticabile Piero Marrazzo, che a loro modo erano e rimangono più logicamente organici e basta non guardarli, si tratta di una vera patologia. Il risultato dei referendum e prima ancora la lunga battaglia nelle trincee informative degli ottomila comuni italiani, bar, biblioteche, sale parrocchiali e circoli di dopolavoro, oscurate sistematicamente o peggio ancora ignorate del tutto dal discorso pubblico appaltato ai conduttori superstar, bene, questo risultato politico e quella battaglia civile certificano l’incapacità irrimediabile di questi personaggi e di questo costume nel capire quello che sta succedendo. E si spiega benissimo: come ruolo sociale specialistico e come ceto separato essi sono i gemelli siamesi della casta direzionale creata dal bipolarismo.

Ergo: auspicando che crollino gli uni, dobbiamo auspicare che si dissolvano anche gli altri. Nel mio territorio, che è quello di un grappolo di paesi con circa diecimila abitanti intorno alla gramsciana Ghilarza, il quorum referendario è schizzato verso il 70%. Chi ha combinato tutto questo? Spiace per le nostre rassicuranti balie serali, ma come cantava il giovane Bob Dylan “sta succedendo qualcosa qui: do you, mister Jones?”.