venerdì 23 dicembre 2011

Di lavoro si muore, di precarietà si vive / Le foto



Di lavoro si muore, di precarietà si vive / Comunicato dei Giovani Comunisti

Riportiamo integralmente il comunicato inviatoci dai Giovani Comunisti di Oristano sull'azione di questa sera. Nel prossimo post le foto.

I Giovani Comunisti rivendicano l’affissione dello striscione posto in via Cagliari con su scritto “DI LAVORO SI MUORE, DI PRECARIETA’ SI VIVE!” accompagnato da un manichino disteso a terra, simbolo di tutte le operaie e gli operai morti sul posto di lavoro.

In questo periodo anche Oristano è più trafficata del solito, le famiglie attraversano la città dirette nei supermarket e nei negozi per i classici acquisti natalizi: l’ultimo stipendio o l’ultima pensione dell’anno si concentreranno, però, sui beni necessari e poco si eccederà con i regali, che fino all’anno scorso erano la prassi per molte persone.La crisi si sente, gli stipendi diminuiscono e con essi il potere d’acquisto. Assieme a chi si vede calare lo stipendio e ai licenziati, ci sono centinaia e centinaia di persone che lo stipendio non lo vedranno più, perché il lavoro glielo ha portato via insieme alla vita.

A loro, a tutte le donne e agli uomini morti sul lavoro. vogliamo dedicare la nostra azione e in particolare a Cristina Allegretti, la ragazza precaria che a Novembre è stata travolta da una cisterna mentre lavorava in un negozio di detersivi alla spina a Oristano. Nessuno di noi la conosceva, ma conosciamo quella che era la sua condizione. E’ la stessa cui sono condannati migliaia e migliaia di giovani. Insicurezza e precarietà sono parole alle quali già ci stiamo abituando: lavori saltuari lontani anni luce dai nostri sogni, microstipendi, agenzie interinali cui affidare le nostre esistenze e nessun progetto di vita da poter intraprendere. Pacchetti Treu e leggi Biagi pesano come macigni su di noi.

I dati dell’Osservatorio Indipendente dei Morti sul Lavoro sono sconvolgenti. 655 i morti sui luoghi di lavoro dal primo Gennaio ad oggi (594 nell’intero 2010), la cifra supera i 1100 contando ‘i lavoratori morti sulle strade, in itinere o in nero’. In provincia di Oristano, sempre secondo l’Osservatorio, sono 5 i morti sul lavoro.

Una strage a tutti gli effetti, ancora troppo ignorata dall’opinione pubblica e dai media che spesso relegano questi fatti a due righe di giornale. Come fomentano odio e razzismo e creano indignazione sottolineando ogni giorno la nazionalità degli immigrati che compiono malefatte, dovrebbero creare la stessa indignazione parlando ogni giorno dei 3 morti sul lavoro, senza chiamarle ‘morti bianche’ ma chiamandole ‘omicidi sul lavoro’ e sottolineando le responsabilità dei padroni-assassini che in quanto tali troppo spesso pongono il profitto prima di ogni vita umana.

Giovani Comunisti Oristano

giovedì 15 dicembre 2011

I COLPEVOLI DELLA STRAGE DI FIRENZE

Non c'è un solo colpevole per la strage di Firenze: Gianluca Casseri ha sparato, ma altri hanno armato quella mano con un processo lungo ormai una ventina d'anni. Questo è il prodotto del fascismo del III millennio: prima la devastazione di un campo rom e poi l'assassinio di 2 immigrati, e chissà se l'escalation si interromperà. Non vogliamo essere semplicisti, non vogliamo sostenere che solo il lurido letame di Casa Pound abbia fecondato la terra da cui è nata la violenza: non c'è un solo colpevole per la strage di Firenze.
Sarebbe un falso dire che l'odio razziale in questo Paese sia fomentato solo dagli scarti di Casa Pound: ci sono molti altri fascisti del III millennio in Italia, ci sono molti altri colpevoli.
Uno dei tanti è la Lega Nord, partito che siede in parlamento e che decide col suo peso elettorale le sorti dell'Italia: quando vi sconvolgevate per le percentuali che Jean Marie Le Pen prendeva in Francia, come facevate a non accorgervi che noi avevamo i più schifosi razzisti, i sorci più luridi, che sedevano in Parlamento e stavano nella maggioranza?
Sorci, altro non sono: non è forse vero che sguazzano nel fango dell'odio per raccimolare consenso, proprio come i ratti che cercano cibo in una fogna? non è forse vero che incitano alla violenza e la praticano in prima persona?
Non ascoltate chi vi dirà che il nuovo fascismo, il fascismo del III millennio non è razzismo; non ascoltate chi vi dirà che il suo patriottismo non è razzismo. Lo è, ancora più subdolamente di prima: presentato da parlamentari con la cravatta verde o da nazisti che si mascherano da associazione no profit come fa Casa Pound.
Non ascoltate chi vi dirà che Gianluca Casseri era solo un pazzo, perché il germe della sua follia è diventato violenza solo quando è stato fecondato dalla merda razzista, così come è successo a Torino con l'incendio del campo Rom.
Non ascoltate chi proverà a propagandarvi la versione riveduta, corretta e risciacquata del fascimo e poi dirà di non aver nessun rapporto con gente come Casseri.
Non ascoltate lo squittìo pestifero di questi sorci.
Non ascoltateli e non legittimateli, lottiamo contro l'odio razziale, lottiamo contro il fascismo.


lunedì 12 dicembre 2011

"ROSSELLA URRU E' VIVA"

http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/12/12/news/rossella_urru_e_i_colleghi_sono_vivi-26490932/

Lo dichiara un giornalista dell'agenzia francese AFP, che ha potuto vedere un video in cui compaiono la Urru e i due colleghi spagnoli rapiti insieme a lei. Il video è stato mostrato al giornalista da un mediatore che lavora per la liberazione dei tre ostaggi.
L'ostaggio di sesso maschile, presumibilmente Enric Gonyalons, ha il piede fasciato mentre le due donne sono abbigliate con una tunica blu e un velo giallo.
Nel video compare il nome dell'organizzazione dissidente da Al Qaida che ha rivendicato il rapimento: Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya (Movimento unito per la Jihad nell'Africa Occidentale).

domenica 11 dicembre 2011

Una proposta decente

Uno dei punti fondamentali della Giunta che uscirà vincitrice dalle prossime comunali a Oristano, dovrebbe essere quello di rimettere completamente a nuovo l'area del Pontile, rendendolo uno spazio sociale aperto alle attività dei giovani. Infatti dopo la costruzione del ponte di Brabau che funge da collante fra Oristano e Torregrande, il Pontile risulta vicinissimo a Oristano, e per questo dovrebbe essere facilmente accessibile per tutti i giovani Oristanesi che non hanno una macchina.
L'area dovrebbe essere interamente ricostruita, e bonificata, in modo tale da creare una passeggiata, dovutamente illuminata, comprendente una pista pedonale e ciclabile, che partendo da Viale Repubblica, porti al nuovo molo del Pontile.
Nell'area dovrebbero sorgere parcheggi per bici private, e servizi di bike sharing, ed eventualmente una pista per i giovani amanti dello skateboarding.
Una adeguata pulizia della pineta eviterebbe il rischio incendi, e permetterebbe la costruzione di aree per picnic, o escursioni a piedi o in bici.
Questo permetterebbe all'area di ripartire, con il sorgere di una scuola di vela, discoteche e ristoranti e bar.
D.S.

Mauro Pili ed Equitalia (commento al post precedente)

E' notizia di oggi che il Pdl nuorese e Mauro Pili abbiano deciso di scagliarsi contro Equitalia e il sistema di riscossione dei tributi, ritenuto troppo penalizzante per i cittadini. Sarebbe facile scagliarsi contro di loro accusandoli di ipocrisia, perché sono di destra, perché hanno sempre sostenuto politiche liberisthe, etc. In realtà il politico di Carbonia ha già dato il meglio di sé quando proclamò che avrebbe attraversato la Sardegna a piedi per portare avanti la sua campagna elettorale; probabilmente arrivò a toccare il fondo.
Stavolta il problema è diverso, il mal di stomaco ci viene non tanto perché siano Pili o il Pdl a scagliarsi contro il sistema di riscossione di Equitalia, ma per via della loro ingenuità.
Una raccolta di firme è un sistema ridicolo per sistemare queste cose: Equitalia è estremamente funzionale al nostro sistema e non illudiamoci che il Parlamento (questo Parlamento) voglia cambiare le cose.
Il punto è: possiamo accettare da un qualsiasi partito che appoggi il governo Monti, che non abbia detto almeno una parola di speranza sul cambiamento del nostro sistema economico, possiamo accettare da un partito del genere (quale che esso sia) un comportamento di questo genere? può essere concesso, a chi questo sistema lo appoggia in toto, di sbraitare contro Equitalia?
Le cose son due: o sono molto ingenui o sono ipocriti; a voi la scelta.

(d.p.)

sabato 10 dicembre 2011

Equitalia, in Sardegna le imprese indebitate sono 70mila

La Nuova Sardegna - In Sardegna sono 70.430 le imprese indebitate con Equitalia, per un totale di quasi 4 miliardi 300 milioni di euro. I fallimenti sono stati 2.351. I dati sono stati comunicati dai consiglieri comunali di Nuoro del Pdl.
In Sardegna sono 70.430 le imprese indebitate con Equitalia, per un totale di quasi 4 miliardi 300 milioni di euro. A causa delle difficoltà a onorare le cartelle della società di riscossione dei tributi, sono fallite 2.351 aziende sarde, crollate sotto il peso di poco più di un miliardo 200 milioni di debiti. Soltanto nelle province di Nuoro e Ogliastra 8.840 aziende devono a Equitalia circa poco più di 400 milioni di euro, fra tributi all'erario e contributi Inps. Nel solo capoluogo barbaricino sono stati notificati in sei mesi circa 3mila avvisi di fermo amministrativo.

I dati sul livello di indebitamento delle aziende sarde, in particolare di quelle della Sardegna centrale, verso Equitalia sono stati diffusi stamane a Nuoro in una conferenza stampa dei consiglieri comunali del Pdl che, assieme al deputato Mauro Pili, hanno presentato una raccolta di firme nel Nuorese a sostegno della proposta di legge d'iniziativa popolare per modificare il sistema di riscossione dei tributi in senso meno penalizzante per i contribuenti.

"Servono 50mila firme", ha ricordato Pili, "ma contiamo di raccoglierne molte di più. Il parlamento deve sentire tutto il peso di un dramma economico-sociale da affrontare con urgenza. La provincia di Nuoro, oltre all'Ogliastra, dev'essere in prima linea, proprio perché è una delle più vessate dal sistema Equitalia". Nel centro Sardegna sono già falliti 220 imprenditori, che hanno lasciato debiti insoluti per oltre 118 milioni di euro. La proposta di legge punta, in particolare, a ridurre i compensi riconosciuti a Equitalia e a cancellare - ha ricordato Pili - "tutti gli elementi della riscossione che generano un guadagno indebito, ingiustificato, irragionevole e irrazionale, dalle spese di esecuzione a quelle di notifica, al diritto di rimborso delle quote inesigibili".

DISSIDENTI AL QAEDA: "ABBIAMO ROSSELLA URRU"

BAMAKO. Un gruppo separatista di Al Qaeda nel Maghreb islamico ha annunciato di aver nelle loro mani la volontaria italiana Rossella Urru e due suoi colleghi spagnoli sequestrati in Algeria il 23 ottobre nel campo Saharawi a Tindouf. Il gruppo che si battezzato "Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya" e che opera in tutta l'Africa occidentale ha rivendicato di "aver sequestrato il 23 ottobre un'italiana e due spagnoli". Proprio ieri il gruppo madre, Aqmi, (gli ex Salafiti per la Predicazione ed il Combattimento), aveva negato di aver avuto alcun ruolo nel sequestro. La trascrizione della rivendicazione è stata letta da un portavoce del gruppo dissidente che non ha fornito alcun motivo per la divisione da Aqmi. Il gruppo è comunque noto alle forze di sicurezza della regione il cui nome tradotto dall'arabo significa "Movimento Unito per la Jihad in Africa Occidentale". La rivendicazione giunge all'indomani dalla pubblicazione da parte dell'agenzia di stampa mauritana ANI di una foto di cinque occidentali rapiti in due occasioni dal braccio locale di al Qaeda, in cui non appariva la Urru. Nell'immagine si scorgevano i due 'geologi' francesi Serge Lazarevic e Philippe Verdon, e gli altri sequestrati un olandese, uno svedese ed un uomo con doppia nazionalit… Britannica e sudafricana. Aqmi ha smentito di essere responsabile del sequestro del 23 ottobre in Algeria, l'azione in cui venne sequestrata Rossella Urru.

venerdì 9 dicembre 2011

ANCORA MORTI SUL LAVORO IN SARDEGNA

SASSARI, 8 DIC - Un giovane elettricista, Franco Bandinu, di 24 anni, e' morto folgorato a Siniscola, mentre eseguiva i lavori di installazione dell'impianto elettrico in una casa. L'allarme per l'intervento dell'eliambulanza e' stato dato alla centrale operativa del 118 di Sassari, ma ogni intervento si e' rivelato inutile. Sul luogo dove e' avvenuto il nuovo incidente sul lavoro, oltre al personale medico che ha constatato la morte di Bandinu, sono intervenuti i Carabinieri della Stazione di Siniscola che hanno cominciato gli accertamenti sulla vicenda. (ANSA)

ROSSELLA URRU: AL QAIDA NEGA

Al Qaida per il Maghreb Islamico (Aqmi) ha smentito di essere responsabile del sequestro dell'italiana Rossella Urru e dei due cooperanti spagnoli, rapiti a fine ottobre nel campo profughi di Tinduf, riferisce oggi la stampa spagnola citando l'Agenzia mauritana Ani.

''Neghiamo ogni responsabilita' nel sequestro degli europei nel campo di Tinduf'' ha indicato Aqmi in un comunicato ricevuto da Ani. Con Rossella Urru sono stati rapiti gli spagnoli Ainhoa Fernandez e Enric Gonyalons dopo uno scontro armato fra un gruppo di sconosciuti e le guardie del campo.
(ANSA)

Due storie e una sola speranza: Libertà

da http://zirichiltaggia.blogspot.com

Ci sono situazioni lontane da noi, in cui il tema dell’indipendenza è sentito in maniera urgente e pressante ma sulla quale raramente si concentra l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Una di queste situazioni è quella vissuta dal Popolo Saharawi, da oltre un secolo sottoposto a occupazioni illegittime del proprio territorio nazionale, il Sahara Occidentale, che si estende per circa 280.000 Kmq affacciandosi sull’Atlantico per un migliaio di chilometri e confinando con il Marocco, l’Algeria e la Mauritania. Il Sahara Occidentale è in gran parte desertico ma ricchissimo di risorse minerarie, di materie prime e petrolio, e si trova inoltre a ridosso del mare più pescoso di tutta l'area. Non stupisce il fatto che già dagli inizi del ‘400, ancor prima della scoperta dell’America, la Spagna avesse riversato il suo interesse sulla costa atlantica del Sahara, anche se è solo agli inizi del ‘900 che occupa militarmente il territorio imponendo la propria amministrazione e delimitandone i confini. È in questo periodo che nascono i primi nuclei nazionalisti in difesa della cultura del Popolo Saharawi, fortemente legata a una tradizione nomade e a una organizzazione sociale di tipo tribale.La resistenza contro l’assimilazione del territorio viene organizzata prima dal Movimento di Liberazione del Sahara (MLS) e successivamente dal Fronte Polisario (Fronte di Liberazione Popolare di Saguia el Hamra e del Rio de Oro) che rappresenta tutt’oggi le istanze di libertà e indipendenza di questa nazione.Da trentasei anni il Sahara Occidentale vive una grave crisi umanitaria, a cui la comunità internazionale riserva una scarsa attenzione. È infatti dal 1975, quando la Spagna abbandona il Sahara e il Marocco invade militarmente il territorio, che il Popolo Saharawi per sfuggire al genocidio si rifugia nel deserto algerino (Hammada di Tindouf), dove attualmente vivono ammassati nei campi profughi circa 400.000 persone, al di là di una successione di muri e campi minati che si estendono per ben 2.720 km nel deserto; la muraglia più grande al mondo di cui nessuno parla, costruita dal Marocco su circa il 90% del territorio Saharawi.È sullo sfondo di questa realtà sconcertante e scomoda all’opinione pubblica occidentale che nella notte tra il 22 e il 23 ottobre scorso avviene il rapimento di Rossella Urru, la cooperante sarda di 29 anni originaria di Samugheo (OR), da due anni impegnata nei campi profughi come rappresentante del CIPS (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli) e dei suoi due colleghi Spagnoli: Ainhoa Fernandez de Rincon dell’Associazione Amici del Popolo Saharawi e Enric Gonyalons dell’organizzazione spagnola Mundobat.Crediamo non si possa affrontare la questione del rapimento di Rossella e degli altri due cooperanti senza portare all’attenzione le cause dei problemi che riguardano l’area nella quale questi svolgevano la loro attività di solidarietà, portando un aiuto concreto a un Popolo da decenni vittima della barbarie del colonialismo e dell’indifferenza internazionale.Parlare della vicenda di Rossella Urru significa anche e soprattutto parlare del Popolo al quale ha portato il suo aiuto e dedicato il suo lavoro. Significa parlare della determinazione di un popolo costretto a sopravvivere in condizioni ambientali ed economiche difficilissime, ma che nonostante tutto continua ricercare la mediazione internazionale per il riconoscimento del suo diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza.La risoluzione della crisi sarebbe dovuta arrivare con il referendum promesso dall’ONU nel 1991, ma ostacolato dal Marocco con la complicità di diversi paesi europei, che continuano a sottoscrivere accordi e trattati, come quello del 2005 sulla pesca nel mare del Sahara Occidentale, attraverso i quali viene riconosciuta indirettamente l’egemonia marocchina sui territori occupati.La vicenda di Rossella Urru e degli altri due cooperanti rapiti va quindi inserita all’interno di un contesto internazionale nel quale ad alimentare situazioni di pericolo e di crisi sono spesso gli affari lucrosi degli stati occidentali e le politiche di aggressione e di rapina perpetrate a danno di popoli e nazioni in lotta per la loro indipendenza.Il rapimento di Rossella, figura simbolo della solidarietà e riferimento di tutte le organizzazioni mondiali che operano in quell'area dell'Africa, non deve scoraggiare la solidarietà internazionale né tantomeno destabilizzare il già difficile cammino politico per l’autodeterminazione del Sahara Occidentale e la lotta per il riconoscimento della “Repubblica Araba Saharawi Democratica” (RASD) da parte di tutta la comunità internazionale.Con grande preoccupazione dobbiamo però rilevare che a distanza di oltre 40 giorni dal rapimento dei tre cooperanti, nei circuiti mediatici italiani vige una sorta di silenzio inquietante, quasi a dimostrazione che per l’Italia esistono ostaggi di serie A e ostaggi di serie B di cui parlare a seconda della convenienza politica del momento.Tenere alta l’attenzione sulla vicenda è importante per far crescere la pressione sulle istituzioni algerine e sul Ministero degli Esteri italiano, affinché se ne occupino con il massimo impegno e risolutezza. Nell’esprimere massima solidarietà a Rossella e agli altri due cooperanti, siamo certi che nell’Isola non si spegnerà l’attenzione dell’opinione pubblica finché Rossella non sarà nuovamente libera.

Aristanis 07/12/11
Assòtziu Zirichiltaggia

mercoledì 7 dicembre 2011

Cappellacci, gli yacht e una Sardegna diversa

Una nota dell'AGI di ieri riporta le parole del governatore Ugo Cappellacci sulla cosiddetta tassa sugli yacht: "Quella che e' stata presentata come una misura su beni di lusso in concreto rischia di rivelarsi un siluro per la nostra economia e per chi e' ben lontano da situazioni di benessere economico (...) le imbarcazioni si terranno lontane dalle nostre coste con grave danno per il settore turistico da diporto e per tutto l'indotto composto da una moltitudine di medie e piccole aziende. Contemporaneamente si fa un regalo alle economie degli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo".
Il ragionamento che fa Cappellacci in parte fila, non c'è dubbio, ma ci chiediamo quale sia l'opportunità politica che l'ha portato a spendersi in parole di fuoco contro questa tassa, senza dedicare la sua attenzione agli altri provvedimenti che colpiranno direttamente (e non indirettamente, come in questo caso) i sardi, o senza menzionare il fatto che le aziende continuerano a chiuedere.
Il suo atteggiamento rispecchia una visione che molto spesso hanno certo di farci condividere (o di inculcarci): una Sardegna che dipenda esclusivamente dal turismo, e che dunque si venda e si lasci stuprare nell'interesse unico del turismo.
E' il caso piuttosto di costruire un'idea diversa della nostra terra, che sappia svilupparsi autonomamente e che sappia preservarsi, senza dover dipendere dagli yacht che ormeggiano nelle calette senza nessun rispetto per fondali e fauna marina.

(d.p.)

domenica 4 dicembre 2011

Lacrime e sangue


"Demonio, sì, demonio! Se la terra potesse partorire fecondata da lacrime di femmina, ogni goccia sarebbe un coccodrillo"
W. Shakespeare

Piange il ministro del welfare e magari in privato s'è pure tagliuzzata le vene, smentendo così Mario Monti, che aveva detto che assolutamente no, gli italiani non avrebbero versato lacrime e sangue. Lacrime e sangue che non hanno nulla dell'epicità di quelle promesse da Winston Churchill agli inglesi durante la seconda Guerra Mondiale, lacrime e sangue che sanno più di grossa presa in giro.
Perché le sue lacrime provocano tanto scalpore? Sicuramente perché è facile che vengano considerate lacrime di coccodrillo, eppure non sono in pochi (si può notare dando un'occhiata su facebook) quelli che la credono in buona fede. Quelle lacrime sembrano non tanto quelle di un coccodrillo che ha appena divorato la sua preda, sembrano più quelle di un boia colto da un'improvvisa crisi di coscienza, ma che nonostante ciò finirà la sua vittima, perché tale è il suo dovere. Ecco che quelle lacrime dunque servono a deresponsabilizzarsi, sono come quelle del poliziotto che tentenna di fronte agli ordini però poi lo sgombero lo fa lo stesso. Il ministro Fornero che piange è il soldatino che parte in guerra e sa che non è giusto, e per questo versa tante lacrime sulle ginocchia della mamma, ma lo deve fare: è il suo compito, glielo ordina la patria.
Sembra quasi che pianga per far ricorso agli istinti più mammoni degli italiani: "vedete, piango; non è colpa mia, io lo faccio per voi!".
Non lasciamoci raggirare, non lo fanno per noi, e non lasciamo che le sue lacrime deresponsabilizzatrici diventino un adeguato lubrificante per l'imbroglio finale.

(d.p.)

venerdì 2 dicembre 2011

COL POPOLO SAHARAWI





Indiscrezioni su sindaco e coalizioni

(Pubblichiamo questo interessante articolo della Nuova Sardegna a firma di Roberto Petretto)

A Cagliari l’accordo lo considerano già cosa fatta: una riedizione dell’intesa di quattro anni fa tra i centristi di Udc e Forza Paris e il Pd. Allora l’esito non fu felice. Ora si partirebbe con più tempo a disposizione per spiegare. Ma di certezze, per ora, ce ne sono poche. I vertici regionali dei partiti vedrebbero di buon occhio un accordo che metterebbe insieme Udc, Fortza Paris, Pd, ma anche Psd’Az, forse i socialisti e possibili liste civiche (quasi certa quella degli ex del Pd, NoiOr). A Oristano le cose non sono così pacifiche. Nel centrosinistra il percorso che, a metà gennaio, dovrebbe portare alle primarie è già stato avviato. Pd, Italia dei valori, Sel e Federazione della sinistra da tempo si stanno incontrando per definire una linea d’azione comune. Agli incontro hanno partecipato anche i socialisti (ma non si sa bene se riusciranno a presentare una propria lista) e anche un rappresentante dell’Upc (il partito dell’ex An e ex Nuova Dc, Ivano Cuccu), anche se pochi credono che quest’ultima forza politica, alla fine, si schiererà col centrosinistra. In questo panorama di forze, come potrebbero inserisri gli ex democristiani di Udc e Fortza Paris, in Provincia alleati col centrodestra, ma reduci da una legislatura all’opposizione (come il Pd) in Comune? Al Pd dicono: «Presentino un loro candidato alle primarie». Udc e Forta paris, dove la politica si fa ancora all’antica, alle primarie non ci pensano proprio. Meglio un accordo tradizionale su alleanza, programmi e candidato sindaco. Altro che primaire. Un accordo da fare, però, prima della metà di gennaio. Se il centrosinistra arrivasse a scegliere il proprio candidato sindaco, rivedere tutto sarebbe problematico, se non impossibile. La civica NoiOr, al tavolo del centrosinistra, ha cercato di caldeggiare un accordo con le forze centriste. Udc e Fortza paris in prima istanza, ma anche sardisti. L’ambizione, ovviamente, è quella di vincere le elezioni. Cosa che il Pd, con Idv, Sel e Federazione della sinistra, più ipotetiche civiche, difficilmente riuscirebbe a fare. Però l’alleanza con i centristi signficherebbe, quasi sicuramente, rompere l’accordo con i partiti della sinistra e con l’Idv. C’è chi sta lavorando a una sorta di blitz: un accordo tra Udc, Fortza paris e Pd entro il mese di dicembre, con la rottura a sinistra e l’addio alle primarie. Ma le resistenze sono tante e gli ostacoli non mancano. Il più grosso è rappresentato dal congresso provinciale dell’Udc. L’addio al centrodestra e un’alleanza con il Pd per le Comunali sono scelte che andrebbero sancite dal congresso. L’appuntamento, in teoria, dovrebbe essere fissato per il 17 dicembre, ma tutto l’apparato ancora non è stato messo in moto. Se si arrivasse a un rinvio, la prima data utile sarebbe metà gennaio: in concomitanza con le primarie del centrosinistra. E a quel punto ogni possibilità di accordo, probabilmente, tramonterebbe. Di tutte queste ipotesi si è discusso nel corso di incontri informali, al di fuori dei “tavoli” ufficiali. Che, peraltro, continuano a lavorare. L’obiettivo delle primarie rimane confermato. E le voci su possibili candidati si moltiplicano. Oltre al nome del segretario provinciale Gianni Sanna, circolano anche quelli dell’ex capogruppo in consiglio comunale, Efisio Sanna, dell’ex assessore Guido Tendas, dell’ex manager dell’Asl 5, Bruno Palmas, della giornalista Maria Obinu e del funzionario della Prefettura, Caterina Murru. La girandola dei nominativi è cominciata da tempo, ma ora si comincia a fare sul serio.

la Nuova Sardegna - Roberto Petretto

Zoopornografia, un mercato in aumento


Circa un mese fa fece molto scalpore la notizia che campeggiava nelle prime pagine dei giornali sardi di un pastore di Vilaperuccio (C-I) che sequestrò una cagnetta ad un suo vicino e venne sorpreso mentre la violentava. Questo fatto riporta alla mente gli immortali luoghi comuni - anche se in realtà il loro fondamento di verità lo hanno - sui sardi e in particolare sui pastori sardi che li vorrebbero spesso e volentieri in atteggiamenti intimi con i loro animali. Seppur l’increscioso avvenimento può sembrare un caso isolato, frutto di una situazione di vita e psicologica disastrata (e in questo caso sicuramente lo è), in realtà non è così. E’ un argomento tabù o semplicemente poco conosciuto che meriterebbe più attenzione e controlli visti i livelli allarmanti che si stanno raggiungendo, sia in Italia sia nel resto del mondo.
La pratica dell’accoppiarsi con gli animali, di provare sentimenti o desiderio nei loro confronti è detta zoofilia (dal greco Ζῴoν, animale e φιλία, amore) o zooerastia. Questa è definita una devianza e una perversione sessuale ma non rientra, se non in casi estremi, nella sfera psichiatrica e psicopatologica.
La zoofilia nella storia
La storia e in particolare la mitologia non si sottraggono dal raccontarci precedenti inerenti questa pratica, soprattutto il mito greco ci racconta di Pasifae che si unì con un toro e generò il minotauro oppure delle tante vicende di Zeus che si trasformò in cigno e in toro per avere rapporti carnali con altrettante donne. “Il sesso con gli animali potrebbe essere antico quanto il sesso stesso. Da tempo immemorabile, questa abitudine è stata descritta nella musica folk, in teatro, nelle barzellette e nelle tradizioni orali. In alcune antiche civiltà vi erano templi o rituali designati appositamente per le pratiche di zoofilia”è la dichiarazione rilasciata non molti giorni fa da Stênio de Cássio Zequi, un urologo di San Paolo del Brasile che ha portato avanti un importante studio medico su questa pratica visto l'elevato numero di zoofili presenti nella sua terra d’origine.L’urologo ci tiene a precisare che “non è un comportamento sessuale limitato alle popolazioni rurali povere”.
In Europa
Pare proprio che il dr.Zequi abbia ragione, difatti questa pratica è in grande aumento nei paesi europei dove grazie all’inesistenza di leggi ma soprattutto a internet c’è un giro di affari per oltre 70 milioni di euro. Esistono decine di migliaia di siti a carattere zoopornografico con video e film gratuiti e a pagamento con annunci e richieste di appuntamenti con animali. Cani, cavalli, asini e galline sono gli animali più richiesti e utilizzati.I Paesi Bassi sono l’unico paese che ha approvato una legge ad hoc contro la zoo pornografia, vietando in ogni caso la riproduzione e la diffusione di materiale video.In tutto il resto d’Europa non ci sono delle leggi apposite poiché ufficialmente non può essere definito maltrattamento animale. La Spagna, già tristemente famosa per le corride e le perreras, e i paesi scandinavi paiono essere i più tolleranti. Come si apprende dalle pagine internet di Libero in Danimarca esisterebbero dei bordelli animali che attraggono clienti dai più vari paesi d’Europa creando così un abominevole turismo sessuale animale.
In Italia
Secondo l’Aidaa (Associazione Italiana per la Difesa di Animali e Ambiente), l’associazione animalista italiana più attiva contro la zoofilia, nel nostro paese esistono 8.810 siti a tematica porno animale con video e foto dove inoltre si possono ‘noleggiare’ a pagamento gli animali. Si stima un giro di affari di venti milioni d’euro l’anno che coinvolge circa 60 mila persone. Il dato più spaventoso è che “in Italia una persona su mille è stata coinvolta in atti sessuali con animali”, ma sulla veridicità di quest’ultimo il sottoscritto rimane molto scettico.Per far capire l’ampiezza del fenomeno si può andare nel sito della Camera dei Deputati, nella documentazione della Commissione Antimafia, dove si parla delle principali illiceità delle ecomafie e si può leggere che tra queste rientra il commercio illegale di specie animali protette: corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, macellazione clandestina, traffico di fauna esotica o protetta, racket degli animali e loro derivati (es. avorio, pellame), doping, bracconaggio e zoopornografia: sono queste le voci più significative dei profitti criminali a danno degli animali.

Non possiamo sapere con certezza se il subire un abuso sessuale per gli animali sia un maltrattamento e provochi solo dolore - anche se le conseguenze quali le cure riabilitative o molto spesso la morte non lasciano spazio ai dubbi - di certo a volte per loro è meno doloroso del subire le innaturali pratiche della vivisezione o dell’internamento negli allevamenti intensivi dove trascorrono una vita-non vita sfruttati dai propri aguzzini per poi essere sgozzati, macellati, ingeriti o fatti a veste.Non possiamo neanche condannare e bollare a priori come criminali le persone attratte dagli animali che sicuramente hanno instabilità mentali e per questo devono essere aiutate e non represse.Una riflessione va fatta sul mercato che non conosce limiti, non guarda in faccia a nessuno e sfrutta le situazioni di disagio perché si può fare profitto ed è quello che conta. Il mercato chiaramente è portato avanti da delle persone, le quali di certo non sono guidate dal poco raziocinio quanto dalla poca etica.Se si pensa che il mercato zoo pornografico e quello pedopornografico viaggiano assieme non ci son dubbi su chi sia il vero criminale.
m.c.

Oristano città precaria

Oristano è una città che lentamente si svuota. Non attrae nessuno dalla provincia (e nonostante ciò i paesi continuano a svuotarsi), non attrae i propri giovani che anzi continuano a fuggire. Serve uno spazio sociale aperto e gratuito. Il post precedente, a firma di Davide Schirru, individua bene tra i colpevoli del rapimento di Rossella Urru e della morte di Maria Cristina Allegretti la precarietà, ovvero la condizione permanente che riguarda le generazioni entrate nel mondo del lavoro da metà degli anni 90 in poi.
Oristano stessa è una città precaria, che di fronte al calo demografico prevede di espandersi verso le frazioni, che continua a costruire centri commerciali (uno di fronte all'altro) e ad allargare le strade, quando è evidente che ha bisogno di altro; quando è chiaro che un maxi-ingresso nord non serve, così come non serve una nuova area commerciale. Stiamo diventando, da grosso paesone che eravamo, una città in piena metastasi capitalistica, colta da una furia costruttrice e dalla ricerca ossessiva di aprire nuovi mercati. Cerchiamo di ingurgitare il prima possibile, di ingozzarci di crescita e sviluppo fino all'ultimo rigurgito, quello definitivo.
Servono spazi sociali pubblici e gratuiti, non strade a 4 corsie; servono luoghi dove costruire rapporti sociali e dove sviluppare creatività, non lottizzazioni che mangino la campagna fra Oristano e Torregrande.
Sviluppiamo la politica dei beni comuni e riprendiamoci Oristano.

(d.p.)

giovedì 1 dicembre 2011

Torniamo umani


















Due eventi di particolare importanza hanno sconvolto la Provincia di Oristano in questo ultimo mese e mezzo. Grande clamore ha suscitato il rapimento in Algeria della cooperante Rossella Urru, mentre ha scatenato meno seguito mediatico la morte sul lavoro della precaria Maria Cristina Allegretti. I due eventi pur nella loro diversità di fondo, hanno un denominatore comune: i rischi del lavoro. Soffermiamoci ora su quali aspetti comuni abbiano le due vicende, cercando di vedere la situazione da un aspetto generale, lasciando da parte moralismi e retorica.
La condizione del cooperante certamente è precaria; è la condizione di chi, guidato da sani principi, decide di mettere la sua vita al servizio degli altri, col rischio di non tornare a casa, probabilmente perché sente il senso di oppressione generato da questa società alienante, da cui vuole fuggire, per sanare il suo senso di impotenza verso anni e anni di colonialismo Occidentale. Consideriamo però, che colui che decide di fare questa scelta impegnativa e rischiosa è nelle condizioni di farlo, non ha cioè obblighi familiari, ed è culturalmente preparato a sopportare, volontariamente, un'esperienza del genere.
Il lavoratore del XXI secolo è un lavoratore tipicamente precario, assorbito completamente da questa società, senza possibilità di fuga, né di rivincita, personale o sociale. Probabilmente impigliato nelle maglie di questa vita non vita, con l'obbligo morale e fisiologico di provvedere alla sua sopravvivenza, e probabilmente a quella della sua famiglia, spogliato della sua dignità di uomo, e costretto ad essere sballottato da una parte all'altra in cerca di lavoro, e per una minima retribuzione, senza neanche la prospettiva di una pensione.
L'obiettivo di questo articolo non è quello di fare una classifica di gradimento o di disprezzo dell'una o dell'altra condizione, perché entrambe sono facce della stessa medaglia, entrambe sono opera di questa società, ed entrambe nel loro ambito e nella loro tragicità meritano lo stesso rispetto e la stessa considerazione. Ma allora cos'è che ci spinge a considerare più importante la situazione del cooperante? Perché tutti ne parlano e tutti si mobilitano e nessuno parla più di sicurezza sul lavoro o di morti sul lavoro?
Forse perché è un argomento che tiene con il fiato sospeso, e di cui i giornali si sono occupati maggiormente data la sua capacità d'attrazione, o forse anche perché, indirettamente, ci vogliamo lavare la nostra coscienza sporca, tramite la tragica storia della Urru, visto che quella della Allegretti era troppo poco capace di impressionare?
Fa riflettere, sapere che le persone vengono considerate per quello che fanno, e per ciò che vivono, solo quando si trovano ad affrontare delle grandi tragedie che smuovono i nostri animi.
Non basteranno centinaia di altri morti sul lavoro in Italia, perché qualcuno torni ad occuparsene; forse basterà un giorno per dimenticarseli, e una festa per commemorarli.
Bisogna tornare umani, tornare a parlare delle condizioni tragiche di lavoro in cui versa la nostra società.
Entrambi gli avvenimenti hanno qualcosa da dirci, bisogna però lasciarli parlare, e non privarli della possibilità di replica.

D.S.