domenica 27 maggio 2012

Le droghe, i prezzi nell'oristanese, il proibizionismo


Se c’è un mercato che non conosce crisi è quello delle droghe illegali. I cannabinoidi (seppur il mercato tende a non riconoscerli più come droghe) da soli raggiungono cifre elevatissime: l’Italia è il paese europeo con più consumatori e si stima che entro il 2012 saranno 5,1 milioni (il 16% della popolazione); negli ultimi tre anni il consumo è aumentato del +20% e nello stesso tempo è aumentato il prezzo del +17% per quanto riguarda la marijuana e del +22% per l’hashish; una media di 10 consumatori arrestati al giorno. Inoltre uno studio svolto nel 2011 dall’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr nelle scuole superiori (tra cui diverse classi degli istituti oristanesi) oltre a confermare la cannabis come la ‘droga’ di gran lunga più consumata dagli studenti indica i 15 anni come l’età media del primo uso.

Proprio le scuole assieme ai soliti posti noti sono indispensabili luoghi di consumo e di spaccio. Infatti non si è abbassata solo l’età dei consumatori ma anche quella dei piccoli spacciatori. Proprio con alcuni ragazzi che si dedicano a questa attività (il quale livello di criminalità confronto a quello di Giovanardi e Fini è nullo) abbiamo fatto una chiacchierata per capire meglio i meccanismi di acquisizione e i prezzi delle sostanze nell’oristanese (bisogna sapere che i prezzi variano da città a città per diversi motivi e Oristano ha dei prezzi relativamente alti). Esiste una sorta di scala dei venditori in cui il piccolo spacciatore sta nell’ultimo gradino, non si può stimare quanti gradini vi siano ma di certo, quasi sempre, si conosce personalmente solo il gradino precedente ed è meglio non indagare su chi vi è oltre. Non ci vuole molto a capire chi si trova all’altezza della scala, tutti quelli con cui abbiamo avuto modo di parlare ne sono certi: <<la maggior parte delle droghe che giungono nelle nostre strade arriva dall’estero per via della criminalità organizzata che la distribuisce nelle varie parti d’Italia, si tratta di quantità inimagginabili>>.

Le droghe più diffuse a Oristano e dintorni sono nell’ordine: hashish, marijuana, cocaina, MD (queste ultime due in pericoloso aumento). Il piccolo spacciatore acquista solitamente ‘dall’amico’ o ‘dall’amico dell’amico’ una certa quantità che, per quanto riguarda l’hashish e la marijuana, per ottenere un guadagno sostanziale, dev’essere minimo un etto: 100g di hashish variano da un minimo di 500€ a un massimo di 800€. Nella vendita finale 1g varia dai 10 ai 13€ mentre una canna (0,4/0,5) costa 5€.
La marijuana, più ricercata e ritenuta più salutare, ha un prezzo lievemente maggiore: 100g variano dai 600 ai 900€; 1g va dai 12 ai 15€; una canna (0,3g) 5€.
La cocaina varia dagli 80 ai 100€ al grammo. New entry è l’MD che. comunque per la difficoltà nel reperirla, rimane ancora indietro confronto alle altre droghe. L’MD è la classica metanfetamina in pastiglia presentata,però, in cristalli (come il sale). Si vende in bustine e si assume principalmente per via orale. Gli effetti vengono descritti simili alla cocaina ma con un effetto più duraturo. 1g viene circa 100€ e una dose (0,4g) va dai 40 ai 50€.
Sporadica la presenza dell’eterno LSD che però quando appare va alla grande: 1 trip viene intorno ai 20€.

Solo per fare un esempio in Marocco (uno dei principali paesi fornitori della criminalità organizzata nostrana) un grammo di hashish viene acquistato a circa 8-10 dirham (0,718-0,897€).
Si stima che le organizzazioni criminali in Italia abbiano fatturato con il commercio di droga 60miliardi di euro nel solo 2010 contro gli ‘appena’ 15 milardi dovuti all’usura.

Il proibizionismo ha forse qualche problema?

m.c.

giovedì 24 maggio 2012

Sempre sulla Consulta Giovani Oristano

In seguito al precedente articolo Inchiesta sulla Consulta Giovani Oristano abbiamo ricevuto diversi messaggi in cui oltre ai complimenti per la piccola inchiesta 'che smuove le acque' ci vengono segnalati altri elementi circa l'anomalia di questa Consulta.
Membri di alcune Consulte dei paesi della provincia ci hanno fatto sapere che già avevano notato questo 'sviamento a destra' e che quella di Oristano è una Consulta simbolica per come una Consulta, appunto, non deve essere.

1. L'articolo 11 dello Statuto della Consulta dice che "La sede della Consulta è il Comune di Oristano presso la sala per i gruppi di maggioranza nel Palazzo degli Scolopi. Le riunioni della Assemblea della Consulta si terranno presso la Sala Consiliare. L’agibilità di altre sedi per riunioni e dibattiti deve essere preventivamente autorizzata dal competente Organo comunale."
La stragrande maggioranza delle riunioni della Consulta si sono svolte in via Solferino,30 (in Comune se ne sono mai svolte??), sede dell'Associazione Stile Libero. Quest'ultima, come scritto nel precedente articolo, è un' associazione studentesca che dietro una maschera apartitica è in realtà un'associazione vicina al Pdl come dimostrato dagli endorsement pubblici in favore di Andrea Lutzu e del candidato consigliere Antonio Iatalese (coordinatore prov.le della Giovane Italia e da poco tempo dimessosi dalla presidenza della Consulta). Con Stile Libero la Consulta ha svolto la maggior parte delle sue iniziative tra cui una tre giorni per ricordare le vittime delle foibe insieme al Comitato 10 Febbraio.

Il non riunirsi sempre nella sede comunale, non dover sottostare ai tempi delle prassi burocratiche che troppo spesso rallentano le attività e lo spirito di iniziativa dei ragazzi, e quindi una 'informalizzazione' della Consulta è stata sicuramente cosa buona e giusta. Peccato però che la sede di via Solferino oltre a essere la sede di SL è riconducibile al piddiellino e assessore all'agricoltura Oscar Cherchi.
Le riunioni della Consulta in quella sede sono state preventivamente autorizzata dal competente Organo comunale ?

2. In seguito alle recenti dimissioni del presidente della Consulta è stato eletto il nuovo presidente e l'Ufficio di Presidenza. Circa questa elezione svoltasi in tempo di record ci chiediamo: quando si è svolta? si è svolta nella sede opportuna, cioè nel palazzo del Comune di Oristano, e nelle modalità corrette previste dallo Statuto? se si ci sono i verbali che lo dimostrano? Le nostre non sono domande retoriche, è possibile che tutto sia stato fatto in regola ma il dubbio è più che legittimo. 
Di certo, dalle notizie che abbiamo ricevuto, queste elezioni rafforzano il doppio filo che collega Stile Libero e Consulta, infatti: il nuovo presidente della Consulta è l'ex presidente di Stile Libero (dimessosi per la nuova nomina), il nuovo vice-presidente della Consulta era/è il Segretario di Stile Libero, il nuovo segretario della Consulta è ora nuovo presidente di Stile Libero.

I consiglieri Cauli e Marras eletti dal consiglio comunale come membri di diritto dell'Assemblea erano a conoscenza di ciò e delle devianze prese dalla Consulta?

Ribadiamo: lo Statuto della Consulta va radicalmente cambiato. La Consulta deve essere uno strumento nelle mani di tutti i giovani oristanesi e non delle giovanili di partito o di un manipolo di persone.

la redazione de La Furia Rossa

mercoledì 23 maggio 2012

INCHIESTA SULLA CONSULTA GIOVANI ORISTANO

La Carta delle consulte sarde. Oristano assente ingiustificata

Si è svolto il mese passato a Cabras Tessiu, il meeting delle consulte giovanili sarde. Due giorni di intensi lavori che hanno portato alla redazione di un documento firmato da 22 consulte (questo il link al documento). Il documento in questione è la Carta delle consulte giovanili della Sardegna e lo riteniamo uno strumento importantissimo per il miglioramento del funzionamento di ogni singolo organismo e della rete di rapporti fra di essi. 

L'articolo 2 dello statuto della consulta di Oristano al comma 2 recita: "la consulta attende alle finalità indicate (...) promuovendo rapporti permanenti con le Consulte ed i Forum presenti nel territorio provinciale e regionale;". Qui sorge un primo problema; difatti la consulta oristanese non ha firmato la Carta delle consulte redatta a Cabras. Come mai? A quel che ci risulta nessun esponente della consulta oristanese ha partecipato al meeting, venendo meno perciò al principio esposto nell'articolo sopraccitato.

Il meeting di Cabras


Per quanto riguarda il meeting di Cabras ci sono alcuni punti che vorremmo chiarire.


  • Come mai l'inviato della regione all'incontro era Oscar Cherchi, assessore all'agricoltura e alla riforma agropastorale, e non Sergio Milia, assessore a pubblica istruzione, informazione, beni culturali, spettacolo e sport?
  • Come mai il protocollo d'intesa non è stato ancora firmato dalla Regione Sardegna? 


L'assemblea: aperta a tutti i giovani o solo alle associazioni?

La Carta delle consulte tra gli allegati presenta anche un modello base per gli statuti delle consulte ed è al Capo II (quello riguardante l'organizzazione della consulta) che si notano alcune differenze con lo statuto oristanese. Entrambi gli statuti prevedono un modello bipartito con un'Assemblea avente funzione di organo centrale di indirizzo e un Consiglio Direttivo avente funzione di organo esecutivo. E' sulla composizione dell'assemblea che sorgono le differenze:

  • Carta delle consultegiovani, di età compresa tra i 15 e i 35 anni, con diritto di voto, aventi i requisiti stabiliti dai propri regolamenti interni;
  • Statuto della Consulta giovanile Oristanese(i) i rappresentanti delle Associazioni giovanili regolarmente costituite e operanti sul territorio cittadino, i cui associati siano almeno per l’60% di età compresa tra i 14 e i 30 anni; (ii) Un rappresentante degli studenti per ciascuno degli Istituti Scolastici Superiori presenti in città; (iii) Possono essere coinvolti i gruppi informali di giovani (gruppi musicali, gruppi teatrali, gruppi sportivi…) operanti in città.
La Carta delle consulte prevede il diritto di partecipazione all'assemblea per tutti i giovani e rimanda ai regolamenti interni per i requisiti di ammissione. La Consulta Oristanese ha scelto invece di stabilire questi requisiti all'interno dello Statuto e di limitare l'adesione a rappresentanti di associazioni giovanli regolarmente costituite e rappresentanti studenteschi. 

Ciò naturalmente ha dei risvolti, passatemi il termine, oligarchici sulla gestione della politica giovanile: difatti solo chi già impegnato sulla scena politica e solo chi fa parte di un'associazione riconosciuta come tale da un notaio può prendere parte all'assemblea della consulta. Viene meno così il principio per cui la consulta è "organo rappresentativo della comunità giovanile oristanese" (art. 1 dello Statuto oristanese) ed anche il compito di "favorire il raccordo fra i gruppi giovanili e le istituzioni locali". 

Il problema che si solleva è: chi dà a queste persone il diritto di rappresentare i giovani in una sede istituzionale?

La nostra proposta è che la partecipazione all'assemblea sia permessa a tutti i giovani che ne facciano richiesta, con l'unico requisito della residenza nel territorio comunale. Solo in questa maniera la consulta potrebbe diventare realmente uno strumento di partecipazione (mentre così come è configurata ora è uno strumento di esclusione). E che questo sia stabilito con chiarezza nello statuto, il punto iii è troppo poco chiaro e non indica quali siano i requisiti per l'ammissione di questi gruppi informali. Noi chiediamo inoltre che la Consulta Giovani Oristano venga sottratta al controllo di partiti e associazioni: si deve far parte dell'assemblea esclusivamente a titolo personale, non a titolo di rappresentanti di un gruppo giovanile (magari fittizio, creato solo per occupare più scranni). Siamo contrari alla riproposizione negli ambiti della politica giovanile dei marci strumenti della delega e della rappresentanza.

Certamente si potrebbe sollevare l'obiezione che in una città di 30 000 abitanti non è pensabile un'assemblea formata da tutti  i giovani, ma ciò vuol dire che allora si preferisce rinunciare alla legittimazione democratica della consulta per questioni logistiche: gli ideali che cedono il passo ai metri quadri.

Consulta Comunale, Stile Libero e Pdl. 

Ci preoccupiamo di questo problema perché il rischio che la Consulta sia strumentalizzata per usi politici non è per nulla lontano: la Consulta Giovani (o meglio, l'ufficio di presidenza della stessa) è legata a doppio filo all'associazione studentesca Stile Libero, che dietro una maschera apartitica è in realtà un'associazione vicina al Pdl come dimostrato dagli endorsement pubblici in favore di Andrea Lutzu e del candidato consigliere Antonio Iatalese. Anche la Consulta Giovani, e non si capisce per quale motivo, figura tra i fans della pagina di Iatalese (vedi la foto qua sopra). 
A conferma del legame assai stretto fra Stile Libero e la Consulta, la pubblicità che l'organo (pubblico e comunale) fa all'iniziativa di mercatino dei libri usati dell'associazione (privata e politicizzata). 
E c'è di più: la Consulta comunale decise di prendere posizione anche sulle dimissioni di Angela Nonnis, condividendo le considerazioni di Oscar Cherchi (politico, esponente del Pdl) sull'avvenuto.
Interessante la dichiarazione di un membro di una consulta della provincia: "A dire la verità la Consulta Giovani Oristano è sempre stata un po' anomala. Non è stata negli anni passati un'associazione apartitica ma palesemente schierata pro PdL e anche su facebook ha sempre avuto un comportamento inusuale per una Consulta. Questo nella Rete delle Consulte Giovani (Tessiu) è noto da tempo."

A pensar male si fa peccato, è vero, ma noi non riusciamo a non guardare a questa situazione con sospetto.

Conclusioni

Ciò che dunque ci preme sottolineare è che la Consulta Giovani Oristano, per come è oggi strutturata, è uno strumento che non favorisce l'inclusione dei giovani nella vita politica, ma al contrario perpetua l'esclusione di coloro che non hanno un ruolo sulla scena oristanese. Inoltre lanciamo l'allarme sul rischio che la Consulta sia strumentalizzata a fini politici da candidati alle elezioni e da partiti. Ciò che noi chiediamo è una Consulta sottratta alle associazioni e alle giovanili di partito, la cui assemblea sia formata a titolo puramente personale da tutti i giovani che ne abbiano fatto richiesta. Solo così si può evitare la ridicolizzazione della politica giovanile, solo così la Consulta può diventare un organismo autonomo, in grado di entrare in conflitto con l'amministrazione comunale per ottenere spazi e politiche favorevoli ai giovani. 

la redazione della Furia Rossa

domenica 20 maggio 2012

TRAGEDIE NAZIONALI: ISTRUZIONI PER L'USO

Le dinamiche della tragedia nazionale sono sempre le stesse. Si apre improvvisamente il sipario su una fetta della società, tutto d'un tratto ci si rende conto dei suoi problemi, dei suoi limiti. D'improvviso anche i più grigi presentatori ed opinionisti televisivi assurgono al ruolo di celebranti del rituale collettivo del lutto. Lutto collettivo che raggiunge l'acme al momento dei funerali delle vittime della tragedia nazionale. 

La tragedia nazionale, come tutte le opere di teatro, si svolge in parte sulla scena ed in parte dietro le quinte (i latini definivano obscaenum tutto ciò che non poteva essere rappresentato di fronte al pubblico). Ciò che noi spettatori vediamo è in realtà frutto della cosiddetta finzione scenica: ci immedesimiamo e consideriamo vera quella che è una pura ed etimologica messinscena. Non dico che la messinscena siano le bombe o i terremoti, quelli ci sono e sono veri. La messinscena è rappresentata dalle dichiarazioni di prefetti, questori, generali, politici, ministri, fonti ultrasegrete dei serivizi supersegreti. Tutto un canovaccio già scritto, per altro.

Questo è quello che accade in scena; il fatto è che in una tragedia ben congegnata le azioni più importanti sono obscaenae: Agamennone, nella omonima tragedia di Eschilo, non muore davanti al pubblico, viene ucciso dietro le quinte. Gli spettatori sanno della sua morte perché è il coro ad informarli. Il coro può storpiare l'informazione a suo piacimento, accusare Clittennestra (o Pinelli) sapendo di mentire.

Intendo dire, dunque, che anche di fronte alle più gravi disgrazie non dobbiamo perdere l'atteggiamento critico: dobbiamo sempre renderci conto che siamo di fronte a una rappresentazione teatrale, una tragedia in questo caso, e dobbiamo comportarci di conseguenza non lasciandoci ingannare dalla finzione scenica e ricordandoci che molti fatti avvengono oltre le scene.

dp

lunedì 14 maggio 2012

Boicotta i test Invalsi!

DI SEGUITO IL COMUNICATO DEL COLLETTIVO STUDENTESCO E DEI GIOVANI COMUNISTI

Mercoledì 16 Maggio saranno somministrati a tutti gli studenti delle seconde superiori i test INVALSI (leggasi quiz a crocette) con l’obbiettivo di valutare il grado di formazione degli alunni e quindi dei loro insegnanti, l’efficienza degli Istituti e più in generale il sistema scolastico italiano.
Questi test a parer nostro sono in realtà un altro tassello verso la distruzione della scuola pubblica e la creazione di scuole di serie A e scuole di serie B, ancor più se inseriti nell’attuale contesto di forti tagli e attacchi al nostro sistema scuola.
Se si volessero veramente fare delle statistiche o delle medie sulla formazione degli studenti si somministrebbero le prove a campione; invece i test sono imposti a tutte le scuole senza tener conto delle forti differenze socio-economiche vigenti (tecnico-professionale/liceo - scuola del centro/scuola di periferia). L’intento è quello di giungere passo dopo passo al sistema dei paesi anglosassoni dove questi test sono pane quotidiano e hanno il fine di assegnare i punteggi alle scuole creando delle vere e proprie classifiche; premiare economicamente le scuole che raggiungono i migliori risultati; classificare gli insegnanti.
Una scuola piegata a questi test porta a una necessaria standardizzazione dell’insegnamento oltre a lederne l’autonomia; richiede delle conoscenze superficiali e nozionistiche che annullerebbero di fatto quello che di buono vi è nel nostro sistema scolastico, attento al percorso di ogni studente, basato sull’elaborazione, le verifiche mirate, gli approfondimenti, le capacità critiche.
Per questi e altri motivi il Collettivo Studentesco Oristanese e i Giovani Comunisti, ricordando che i test Invalsi non sono obbligatori, invitano tutte le studentesse e gli studenti a entrare in classe e boicottare i suddetti test, consegnandoli in bianco, scrivendoci sopra slogan a favore della scuola pubblica o invalidandoli in qualsiasi modo. Invitiamo inoltre le studentesse e gli studenti a rafforzare la mattinata del 16 Maggio autogestendo il proprio Istituto, impossessandosi degli spazi della propria scuola, organizzando lezioni alternative e creando momenti di discussione e riflessione critica.
                         
Collettivo Studentesco Oristanese
Giovani Comunist*

sabato 12 maggio 2012

Ora et labora


« Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro » (Es20,8-10).



Contro ogni forma di appiattimento culturale, contro ogni oppressione, contro ogni religione del lavoro, dovrebbe essere istituito l'assessorato al tempo libero. Parlare di tempo libero è un tabù, perché è ormai idea comune che per uscire dalla situazione di crisi in cui ci troviamo sia necessario lavorare sempre di più, per crescere, per ripartire. Ecco forse che è in questo perverso meccanismo che si giustificano le riforme del lavoro, che tendono sempre più a ridurre i lavoratori al grado di merce di scambio. Ecco l'alibi dei contratti a progetto, dei contratti a tempo e di tutte le altre 27 diverse forme di contratti esistenti, che non contemplano più la parola ferie, o giorno libero. Probabilmente il problema è nostro. Abbiamo paura. Paura del tempo libero. Paura del tempo vuoto; che ci spinge a trovare qualche lavoro da fare, qualcosa che avvilisca il nostro corpo, che affatichi la nostra mente, e che allo stesso tempo faccia sparire la noia in una nuvola di fumo. Nella città ideale questa paura non esiste, perché non esiste la noia. Nella città ideale le biblioteche sono sempre aperte e stracolme di gente, le conferenze, i convegni sono all'ordine del giorno. Nella città ideale, i giovani organizzano concerti, fanno sport gratuitamente in strutture attrezzate, hanno spazi sociali esclusivamente dedicati a loro, sono valorizzati. Nella città ideale, ci sono immense aree verdi dedicate a chi vuole immergersi nella natura, parchi, giardini, fiumi. Nella città ideale orti di quartiere per chi vuole tornare alla terra, dopo ore e ore spese in un ufficio. Nella città ideale più spazio alla cultura, all'arte, alla ricerca, all'ambiente, alla mobilità sostenibile, ai beni comuni. Non si parla certo di valli in cui scorrono latte e miele o di una fantomatica età dell'oro, parliamo di un nuovo modo di intendere la società, che metta al centro l'individuo, il suo benessere e la sua crescita. Abiuriamo allora la religione del capitale, rimpossessiamoci di ciò che è nostro, tramite la politica, la militanza, l'informazione, tramite ogni forma di realizzazione della nostra individualità, che sia però espressione di un progetto collettivo. La città ideale è ovunque, per noi che la vogliamo “costruire”. E' ovunque ci sia qualcuno disposto a cambiare le cose tramite occupazioni, movimenti, partiti, liste civiche. Cambiare non è facile, ma se ripartiamo da una cosa che dovrebbe appartenere a tutti, da un nuovo bene comune come il tempo libero, forse ce la potremmo fare.



D.S.

venerdì 4 maggio 2012

REFERENDUM, PANORAMICA E POSZIONE PERSONALE

Dopo domani i sardi saranno chiamati a votare per ben 10 quesiti referendari. Poca informazione, poca pubblicità, poche prese di posizione seriamente argomentate. I 10 quesiti sono:


1 - Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 2 gennaio 1997, n. 4 e successive integrazioni e modificazioni recante disposizioni in materia di "Riassetto generale delle Province e procedure ordinarie per l'istituzione di nuove Province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali?"


2 - Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 1 luglio 2002, n. 10 recante disposizioni in materia di Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove Province, norme sugli amministratori locali e modifiche alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?


3 - Volete voi che sia abrogata la deliberazione del Consiglio regionale della Sardegna del 31 marzo 1999 (pubblicata sul Buras n. 11 del 9 aprile 1999) contenente La previsione delle nuove circoscrizioni provinciali della Sardegna, ai sensi dell'art. 4 della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?


4 - Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 12 luglio 2001, n. 9 recante disposizioni in materia di Istituzione delle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio?



5 - Siete voi favorevoli all'abolizione delle quattro province "storiche" della Sardegna, Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano?


6 - Siete voi favorevoli alla riscrittura dello Statuto della Regione Autonoma della Sardegna da parte di un'Assemblea Costituente eletta a suffragio universale da tutti i cittadini sardi?


7 - Siete voi favorevoli all'elezione diretta del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, scelto attraverso elezioni primarie normate per legge?


8 - Volete voi che sia abrogato l'art. 1 della la legge regionale sarda 7 aprile 1966, n. 2 recante "Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna" e successive modificazioni?


9 - Siete voi favorevoli all'abolizione dei consigli di amministrazione di tutti gli Enti strumentali e Agenzie della Regione Autonoma della Sardegna?


10 - Siete voi favorevoli alla riduzione a cinquanta del numero dei componenti del Consiglio regionale della Regione Autonoma della Sardegna?


I quesiti scritti in giallo hanno valore abrogativo, gli altri sono consultivi.

Cosa fare? Che votare? Votare?

Per prendere una decisione è sicuramente utile sapere chi ha promosso i referendum. Diciamo tanto per iniziare che non si deve trattare di brillanti giovanotti maestri nell'uso del computer visto che è impossibile trovare su google un sito ufficiale del comitato promotore. Sicuramente è un comitato bipartisan: a Sassari la campagna elettorale è stata presentata da Mariotto Segni (che un test clinico ha riconosciuto ufficiamente malato di referendite) e da Arturo Parisi (ex ministro della difesa del governo Prodi, dal simpatico accento, ma dalla scarsa propensione all'estinzione delle servitù militari).

Vediamo le posizioni dei partiti:

Il Pd sardo invita a partecipare al referendum, Silvio Lai (segretario dei democratici) dice che voterà alcuni sì ed alcuni no. Anche il PdL ci sta, e ci stanno naturalmente i Riformatori Sardi, attivissimi tra i promotori rappresentati sopprattutto nella figura di Pierpaolo Vargiu.

Insomma, l'aria di inciucio è un po' pesante.

Omar Onnis, presidente di ProGres definisce i referendum: "fuffa demagogica, una presa per i fondelli, un’operazione di mera facciata per cavalcare l’onda di rigetto della “politica” e rifarsi una verginità in vista della prossima tornata elettorale”.

Il sito di IrS non riporta alcuna posizione ufficiali.

A manca pro s'Indipendentzia, partito indipendentista e di sinistra radicale, invita invece all'astensione, definendo la consultazione una truffa (Posizione di A manca).

Sembrerebbe proprio che i partiti non abbiano voglia di scoprirsi troppo e di prendere posizioni nette.

Tra gli intellettuali, la posizione più rilevante è quella di Michela Murgia (I referendum spiegati al mio gatto) che mette in luce come i quesiti referandari siano in realtà materie che dovrebbero essere di competenza del consiglio regionale, e che distingue alcuni quesiti a cui votare sì e altri da non appprovare.

Per quel che mi riguarda ritengo che sia seriamente un referendum truffa, perché come tutti i referendum abrogativi crea un vuoto legislativo che dovrà essere riempito dagli stessi consiglieri contro la cui inoperosità è stato indetto.

Nello specifico penso che:

-L'abolizione delle 8 province sia cosa buona e giusta, se però sostituita da altre forme di amministrazione intercomunale e non dall'accentramento dei poteri a Cagliari.

-La costituente per la scrittura dello Statuto potrebbe essere uno strumento importante di autodeterminazione. Gli indipendentisti vi si oppongono per lo stesso esatto motivo per cui si opporrebbero a un referendum sull'indipendenza: sanno che la maggioranza dei sardi non approverebbe la scelta indipendentista e preferiscono aspettare l'occasione giusta. Per lo stesso motivo credo che non sia il caso di ricorrere a questa costituente, ma in altre condizioni politiche non ci vedrei nulla di male. Anche se il pressupposto è la scrittura di uno statuto regionale subordinato alla costituzione italiana, sarebbe la maggioranza dell'assemblea a scegliere se dedicarsi alla stesura di una costituzione o di uno statuto.

-La riduzione del numero dei consiglieri da 80 a 50 è una misura demagogica, con l'unico effetto della diminuzione della rappresentanza.

-L'abolizione dei CdA è sensata, ma come dice giustamente la Murgia, non sappiamo cosa può accadere dopo.

-L'elezione diretta del Presidente della Regione è un'inutile cavillo per un ruolo inutile.

Insomma, credo che un referendum di 10 quesiti sia ingestibile, nel senso che non se ne possono prevedere gli esiti. Ricordiamoci che l'intervento popolare si esaurisce dopo la consultazione e che se non si ha controllo sulla classe politica (e ora, in Sardegna, il popolo non ha alcun controllo sulla classe politica) anche il referendum meglio congegnato può diventare una sonora fregatura. Dunque bisogna valutare molto bene i rischi che si corrono se i referendum vengono approvati e la scelta di non recarsi a votare potrebbe rivelarsi la più saggia.

dp