venerdì 30 marzo 2012

Tutto cambia affinché nulla cambi

Ad un mese e mezzo circa dalle elezioni comunali, per qualcuno infuria ancora la bufera.
Mentre sembra ormai chiara la posizione della coalizione di Centrosinistra, di quella di Centro e delle forze Indipendentiste, che attendono solo la chiusura delle liste, sulla sponda Pdl, la situazione è nuvolosa con rovesci sparsi in alcune aree. 

Sembra infatti che il Pdl si presenterà diviso alle comunali. Da una parte le Idee Rinnovabili di Salvatore Ledda, con un presunto appoggio di Mario Diana e dei Riformatori, dall'altra si aspetta ancora che Cherchi sciolga le riserve e tiri fuori la sorpresa dall'uovo di Pasqua.
Sarà dunque una corsa a cinque verso palazzo degli Scolopi.
Tutto ciò fa venire a galla i malumori all'interno di alcuni partiti, e l'esigenza di un vero o presunto cambiamento da parte di altri.

La parola cambiamento è forse la più inflazionata da qualche mese ad oggi. Ma quanti lo vogliono veramente, quanti saranno in grado di metterlo in pratica?

In psicanalisi si dà il nome di resistenza al cambiamento a tutto ciò che si oppone all'accesso dei contenuti inconsci alla coscienza. La resistenza è in sintesi, sia quella conscia voluta dal paziente che soprattutto quella inconscia, la forza che si oppone al lavoro analitico, alla guarigione e al superamento della nevrosi, quasi che il paziente 'volesse' restare a convivere col proprio male.

Una bella metafora che coglie in pieno il punto della situazione. E' infatti necessario che Oristano diventi un vero  e proprio laboratorio di cambiamento, superando le resistenze. Una città che parta dai giovani, che punti su buoni amministratori, che ascolti le esigenze dei cittadini, che punti sulle nuove energie, sui beni comuni, sulla cultura e sull'ambiente. 

Non possiamo permettere che Oristano sia vittima dei soliti slogan e delle vecchie politiche, altrimenti rischiamo di cadere nell'inganno del: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi".

D.S.

mercoledì 28 marzo 2012

TIRSO, QUESTO SCONOSCIUTO

Vi invito a fare un esperimento: provate una domenica a farvi un giro per il centro e chiedete a tutti i bambini e i più giovani se sanno che Oristano ha un fiume: sono sicuro che ci penseranno un po' su prima di rispondere.

Altro esperimento: provate a cercare "Tirso Oristano" su google immagini: usciranno numerose foto del fiume che attraversa l'interno della Sardegna, ma la foto del fiume nel territorio di Oristano è il classico ago nel pagliaio.

Il problema è che Oristano non ha nessun contatto col suo fiume: lo conoscono solo i pendolari che lo attraversano ogni mattina per entrare in città dall'ingresso sud. Semplicemente il Tirso non fa parte della vita di Oristano.

Il fiume più lungo della Sardegna; il suo nome racconta l'antica storia dell'Isola: Thyrsos, storpiatura di thyrsis ovvero torre in greco antico ed è chiaro il riferimento ai Nuraghi. Ma ancora Thyrsos richiama la parola tirreni, che è uno dei nomi degli Etruschi, e dunque riecheggia l'ipotesi della parentela fra i Sardi e gli abitanti dell'Etruria. Inoltre sulle rive del Tirso, racconta Giuseppe Manno, si svolse la battaglia che nel 600 scacciò i soldati Francesi che avevano occupato Oristano.

Un fiume che è legato alla storia della città, ora lasciato alle cure dei greggi di pecore; 

Una città che vuole essere moderna senza disconoscere la sua storia e senza distruggere la natura, deve rivolgere le sue attenzioni a una risorsa importante come il Tirso.

Un nuovo piano regolatore urbanistico dovrebbe considerare il fiume come limite all'espansione a sud dell'abitato e al contempo studiare i modi migliori per valorizzare le sponde del Tirso: passeggiate, luogo di ritrovo per la primavera, attrazione turistica.

Il Tirso può essere considerato come un collegamento fra tre ambiti fondamentale per Oristano: il centro abitato, l'agro e il resto della provincia. Già prendendo consapevolezza di questa risorsa, Oristano sarebbe in grado di utilizzare al meglio la sua campgna e di collaborare con gli altri paesi della provincia.

Recuperiamo il fiume.



dp


giovedì 15 marzo 2012

VANDALISMO: NON TELECAMERE MA SPAZI SOCIALI

Oristano è una delle città più sicure e tranquille d'Italia, dubitiamo che questi dati siano stati ribaltati dagli ultimi atti di vandalismo che hanno colpito il centro e il quartiere della stazione.

In ogni caso una risposta dell'amministrazione per fermare sul nascere questa situazione è necessaria: il commissario Ghiani ha scelto un sistema centralizzato di videosorveglianza. Non discutiamo in questo momento l'opportunità della scelta, ricordiamo solo che a elezioni imminenti sarebbe meglio che questa decisione fosse presa da un sindaco eletto dai cittadini.

Per ora ci accontentiamo di contestare proprio l'idea che un sistema di videosorveglianza possa risolvere la situazione. Il vandalismo nasce dal malessere sociale, nasce dalla noia dei ragazzini oristanesi che non hanno niente da fare appena usciti da scuola. Pensate che 20 telecamere possano risolvere questa situazione? Sarebbe alquanto sciocco, perdonate la presunzione.

La gara d'appalto ha una base di 180 000 euro, non possiamo immaginare quanto si spenderà in realtà, ma non si tratterà certo di briciole per un piccolo comune stritolato come gli altri dal patto di stabilità.

E se quei 180 mila euro fossero spesi per costruire centri di aggregazione e spazi sociali? Il problema allora sarebbe risolto alla base. I giovani troverebbero nella socialità e nell'aggregazione una valvola di sfogo.

Cari oristanesi, rendetevi conto che questi vandali non sono dei criminali forestieri, sono i vostri figli che marciscono nella noia in cui sono stati relegati da decenni di politica basata esclusivamente su clientele e favori. La repressione non ha senso, acuisce soltanto il problema. E' necessario impegnarsi sul fronte della creazione di spazi di aggregazione.

dp

martedì 13 marzo 2012

Rivolta il Debito: incontro con Franco Turigliatto a Oristano



come si è generato il debito  nel sistema euro?
quale  legittimità  ha il  debito  contratto  nella  privatizzazione  di  beni  comuni
e  in  spese  per  armamenti  e  missioni  di  guerra?
perché  i  cittadini  dovrebbero  onorare  il  debito
contratto  contro  a  loro  insaputa  e  contro  il  loro  interesse?
perché  i  giovani  dovrebbero  accettare  di non  avere  futuro
in  nome  di  un cappio  debitorio  odioso  e  non  contratto  da  loro?  
chi  ci  dice quanto  costa  il  debito  pubblico
 e  chi  ci  dice  che  dovremmo  pagarlo?
quanto  costa  alla  Sardegna  il  debito  italiano?

rivolta  il  dogma:
 rivolta il debito

Provincia sanguisuga?

Non siamo certo dei suoi estimatori, tutt'altro. Anzi, è uno di quei personaggi che meno vediamo più stiamo sereni. Sta di fatto che Mario Giordano, attuale direttore di TgCom24, ha attirato la nostra attenzione. Infatti nel suo ultimo libro 'Spudorati', incentrato sugli sprechi e gli abusi dello stivale, dedica un capitolo alle provincie e si sofferma sulla nostra ormai trentotenne provincia.
Riportiamo, solo per informazione e come spunto di discussione, l'estratto che ci interessa:

<< [...] La Provincia di Oristano (meno di 300.000 abitanti) è riuscita a finanziare in un solo anno: la sagra della fragola (8942,42 euro), la sagra dei pesci (2257,67 euro), la sagra dei muggini (1474,20 euro), la sagra de sos cannisones (983,55 euro), la sagra de sos culurzones de patata (903,05 euro), la sagra del riso (1493,87 euro), la sagra degli agrumi (1867,34 euro), la sagra del pomodoro (5465,73 euro), la sagra dei ravioli (1806,09 euro), la sagra del pane e dei prodotti tipici (2709,14 euro), la sagra su pai fattu in domu (1354,57 euro), la sagra del carciofo (1331,58 euro), la sagra de su bino nou (903,05 euro) e la sagra pane e olio in frantoio (1422,30 euro). Ho l’impressione che alla fine abbiano mangiato un po’ tutti...>> 

[da Spudorati di Mario Giordano, 152 pagine, 18€, Mondadori]

Psico(pato)logia del Paesaggio. Disagio psicologico e degrado ambientale (Erreci Edizioni)

  Tratto dal sito Salviamo il paesaggio :

Silvia è un medico epidemiologo e svolge attività di ricerca sulla efficacia degli interventi preventivi, terapeutici e riabilitativi dei pazienti tossicodipendenti e alcol-dipendenti. Roberto è psicologo e psicoterapeuta, docente di Psicologia Sociale e di Servizio Sociale nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Pisa. Dall’unione tra le loro attività professionali e il comune afflato sociale a tutela dell’ambiente e del paesaggio, nasce un agile libro scritto a quattro mani “Psico(pato)logia del paesaggio”.

Il libro “Psico(pato)logia del paesaggio. Disagio psicologico e degrado ambientale” evidenzia i rapporti – forse ancora poco indagati – tra uomo e natura, tra habitat e benessere, ragionando, secondo il pensiero di Gregory Bateson, di “contesto”: cioè della matrice dei significati comunicativi, la cornice in cui si riconoscono le comunicazioni in cui si acquisiscono le interazioni sociali e su cui poggia l’intera esperienza umana. Lo scritto cerca di rispondere (e di farci rispondere) ad alcune pressanti domande dell’oggi: quali saranno le conseguenze della “saturazione costruttiva” anche in aree paesaggisticamente eccellenti? Quali i cambiamenti nei costumi, negli stili di vita della popolazione? Quali mutamenti per la salute fisica e psichica degli individui?


Domande sempre più epocali ed indifferibili, data la crescente omologazione degli spazi urbani e non urbani da cui hanno origine i nonluoghi di Marc Augé, ossia “spazi in cui centinaia di individui si incrociano senza entrare in relazione sospinti o dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane, spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici“.


Minozzi e Mazza individuano nello stress da alienazione del paesaggio, dalla perdita delle origini, dal non riconoscersi più in un contesto, uno dei punti più alti del disagio sociale. E si soffermano sulla tesi secondo cui la crescita psichica dell’individuo è sempre connessa al suo abitare in un ambiente favorevole allo sviluppo dei processi maturativi innati.


Non mancano i dati derivanti da molti studi internazionali dedicati alla relazione tra disagio psichico e ambiente sociale che indicano come nelle aree urbane la schizofrenia risulti più che doppia rispetto alle aree rurali e porti con sé fenomeni come anoressia, bulimia, psicosi, depressioni, abuso di sostanze stupefacenti. Dagli studi emerge, inoltre, che le persone che vivono in abitazioni dalle cui finestre si scorgono alberi appaiono più soddisfatte e felici della loro abitazione rispetto a quanti convivono con panorami privi di verde o, addirittura, con “semplici” prati senza alberi. Ossia come il grigio del cemento diventi il grigiore dell’anima.


Dietro a questa negazione esistenziale, sempre secondo glia autori, si cela la cultura “dell’abuso del territorio“. Per imboccare il cambiamento, perciò, occorre impegnarsi in prima linea, “metterci la faccia”, dedicarsi al “bene comune” ed alla sua affermazione come valore assoluto. Non ci sono alternative.


Se il modello culturale dominante, per esempio, è il passeggio negli outlet, gli amministratori pubblici saranno autorizzati e legittimati a progettare nuovi e più accattivanti shopping centers, la cui costruzione ne implementerà a sua volta la fruizione ed allargherà il contagio e il consenso ad un modello distorto. Economico e culturale.


Cesare Brandi si chiedeva, e noi con lui: “non si vuole l’impossibile, ma che l’uomo ragioni è impossibile?”

BIG BROTHER? NO, ORISTANO

Apprendiamo dai giornali locali una amara notizia. Si è deciso infatti di portare avanti il progetto per l'installazione di un sistema di videosorveglianza nelle strade del centro storico, per cercare di garantire un maggiore controllo del centro.
Il progetto, che prevede l'installazione di 20 telecamere [Piazza Indipendenza angolo Via Cagliari, Piazza Mannu angolo Via Crispi, Piazza Mannu (scuola), Scuola media Arst, Via Vittorio Emanuele, Via Duomo, Via Duomo (Cattedrale), Piazza Eleonora (uffici comunali), Via San Francesco, Piazza Martini, Piazza Corrias, Corso Umberto (Provincia), Piazza Roma ang. Via De Castro, Piazza Roma angolo Via Garibaldi, Piazza Roma, Piazza Roma angolo Via Contini, Via Parpaglia (teatro) e Via Garibaldi (Chiesa Santa Chiara)], dovrebbe essere concluso entro l'estate. L'importo a base d'asta è fissato in 180 mila euro.
Sarebbe il caso di porsi qualche interrogativo. Oristano infatti, secondo la recente classifica del Sole 24 Ore, è giudicata la città più vivibile di tutto lo stivale, con tassi di criminalità bassissimi, quasi inesistenti.

Inoltre, nell'ottica di una città che vuole ripartire, e lo vuole fare occupandosi in particolare dei più giovani, dei più deboli, e dell'integrazione sociale, non sarebbe più proficuo impiegare i tanti soldi che verrebbero spesi in questo progetto, per la creazione di centri di   aggregazione, spazi sociali, e iniziative, che distraggano i giovani, o i più deboli dalla microcriminalità, dal vandalismo, e dalla monotonia della vita Oristanese?
I problemi vanno esplorati e risolti alla radice. 

                                                                                             D.S.

giovedì 8 marzo 2012

Più NAV meno TAV!

Il nodo del problema tav è condensato nel teorema Cancellieri, la signora ministro dell'interno: " Il governo è aperto al dialogo, ma non può esservi discussione". E' chiaro che un nodo di tale natura logica (dialogo, ma senza discussione) può essere risolto dall'interlocutore soltanto come Alessandro il Grande risolse il nodo di Gordio (secondo la narrazione, con un colpo di spada). Meno sofisticato e più diretto è il postulato Monti, il vestito senza corpo che è capo del governo: "Il governo adotterà la linea dura"; in una democrazia si sarebbe tenuti a rispondere con altrettanta eleganza ("ùsala per appendere il loden", oppure "mettetevela di dietro").  Ma c'è pur sempre il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, al quale i sindaci contrari alla tav hanno chiesto di favorire, piuttosto che il "dialogo" sulle compensazioni, la "discussione" sulla ragione tecnica ed economica dell'opera. Ha detto no, aggiungendo di suo "è ora di passare allo sviluppo". Traduzione: senza tav non c'è sviluppo, senza linea dura non c'è tav, aprendo la discussione non c'è linea dura. 

I partiti dell'arco parlamentare e gli organi di informazione replicano all'infinito questo stupido balletto, e questo è tutto. Iniziarono vent'anni fa, con la dottrina del treno per l'Europa: pagammo il biglietto 90.000 miliardi di lire e ci votammo a un travaso di portafoglio (da lavoratori a padroni) della portata di un genocidio generazionale; oggi che il genocidio è compiuto siamo senza portafoglio, senza figli e per di più senza respiro. Ecco dunque il tunnel per l'Europa, la giugulare da Kiev a Lisbona senza cui resteremmo senza vita; ma non è che una sciocca religione di salvezza: oggi in Italia si invecchia in modo inumano e si è giovani in una precarietà la cui formula sociale è "fine pena mai". Dalla dottrina del treno alla dottrina del tunnel: in senso clinico questo è autismo. 

Perché il caso tav ha assunto una tale rilevanza di ordine generale? Per una semplice ragione, e cioè per il fatto che la sindrome autistica pervade tutto l'ordine generale: tenuta delle istituzioni, debito pubblico, darwinismo sociale, crisi economica, rappresentanza politica, metastasi corruttive, proliferazione mafiosa, vita pubblica ecc. Siamo in piena evidenza in una democrazia malata e in una economia drogata, a livelli da stadio terminale. La lotta no-tav, tra tutte le manifestazioni conclamate di questo disastro, è oggi la più forte manifestazione di resistenza dell'organismo ed è anche la riprova della sua capacità fisiologica di guarigione. La lotta no-tav non è un simbolo placebo, è la dimostrazione che abbiamo degli anticorpi capaci di far resistere l'intero organismo e che questi sono più forti della malattia. Per questo da parte del sinedrio dei tecnici la lotta no-tav deve essere dipinta come un'eresia irrazionale e violenta, deve essere piegata alla linea dura e convertita in un ultracorpo dialogante, contento di compensazione e sorridente all' Europa dei mercati.

Il sinedrio dei tecnici non ha carattere politico, ha piuttosto carattere religioso; non discute, ma pontifica; non rende conto, ma evoca; non discute, ma "dialoga" dietro schieramenti antisommossa. Come ogni religione si fonda su un arcano che viene risolutamente occultato nei tabernacoli dei ministeri. Ma qual è l'arcano? L'arcano consiste nel fatto che si è inventata una torta e si è appaltata la torta senza veri contratti, che i contratti sono senza veri progetti, che si tratta di trattative senza gara e senza limite definito e tutto ciò in piena discrezionalità di grandi monopoli: Gavio, Ligresti, Benetton, Lunardi, maxi cooperative delle costruzioni. I governi di questi anni hanno scavato da tempo nella loro anima questo curioso tunnel della tav immaginaria: hanno avviato contratti illegittimi ed ora non possono tornare indietro. Più vanno avanti e meno possono tornare indietro, in quanto "indietro non si torna", "ce lo chiede l'Europa", "è indispensabile per lo sviluppo" ecc. 

In un paese propriamente moderno prima si fa l'ipotesi, poi si valutano costi e benefici, poi ci si confronta con le parti interessate ed in primo luogo con le popolazioni, poi si fa il progetto, poi si fanno le gare d'appalto, poi si fanno i contratti; nell'Italia del libro bianco si segue la procedura esattamente al contrario, e se i territori, le popolazioni e la società civile non vigilano... non si torna indietro; e se aspettano (la Salerno-Reggio Calabria, le zone terremotate, le comuni linee ferroviarie ecc.) moriranno aspettando. Insomma la tav si deve fare perché ci sono i contratti, anche se non ci sono le gare, né i progetti, né la valutazione dei residenti, né l'analisi dei costi e dei benefici, né la minima proiezione nelle condizioni dell'economia futura: niente di niente, ed è per questo che propriamente "non può esservi discussione". Dietro l'arcano, in fondo, c'è questo semplice teorema. 

Cosa vediamo in ogni realtà italiana, dal Piemonte alla Sicilia, attraverso il no-tav che resiste? Vediamo ad esempio che il costo di traversata dello stretto di Messina per il trasporto merci è fuori da ogni logistica (300 euro a traversata per un tir) e lo è soprattutto per le tanto venerate "merci" che evidentemente mutano religiosità sulla linea Kiev-Lisbona (il tunnel d'oro) rispetto all'asse Palermo-Milano (la giungla d'asfalto). Ma poi c'è appunto la Salerno-Reggio Calabria, che le sacre scritture potrebbero riportare come una maledizione divina, e poi le zone dei terremoti mai sanate dal Belice (1962) all'Aquila (2010), e poi le aree inquinate dalle grandi industrie e dalle grandi opere del tutto prive di prospettiva di ricupero alla dignità ambientale (senza eccezione alcuna, da Marghera a Porto Torres, da Taranto a Gela). Lo sviluppo si era fermato ad Eboli, un secolo fa; ora è arretrato a Lione.

Sarebbe facile elencare le estenuanti battaglie nate in Sardegna contro queste immense predonerie e connettere quelle dei vecchi poli petrolchimici (Porto Torres) a quelle ancora in piena attività (Sarroch) a quelle in gestazione (Galsi, fotovoltaico su serre, agricoltura per biomasse ecc.); ma non è necessario: ci soccorre l'intimazione del governo italiano alla regione sarda, proprio nei giorni di fuoco della rivolta in Val di Susa, a non avanzare competenze in materia di trasporti marittimi. No-nav, è stato il diktat del governo italiano alla sua isola più spogliata e più lontana. La Tirrenia aveva appena annunciato la riduzione delle corse a livelli anteguerra, la Corsica Ferry aveva dato forfait, la lobby Onorato aveva imposto prezzi da freccia rossa. E' curioso; mia figlia abita a Bologna e può fare il week end a Zurigo viaggiando in treno da Milano con 20 euro; mio figlio spende praticamente lo stesso denaro per andare da Oristano a Cagliari all'università, come altri per lavoro o per ordinaria necessità. Un carico di merce industriale da Ottana al Brennero spende di più che lo stesso carico dalla Thailandia all'Europa, e se io davvero volessi togliermi lo sfizio di andare da Torino a Lione in due ore dovrei sopravvivere alla Porto Torres-Genova di dodici ore, ammesso che non venga soppressa la nave e che comunque esca illeso dal suo degrado.

L'ideologia per la quale i popoli si uniscono per il tramite del mercato è stata sempre onorata nel corso della storia, ma è del tutto falsa per quanto riguarda la storia presente; quindi la sciocca idea di unire l'Europa per corridoi, tunnel e container non è che propaganda malata. A che vale unire interporti e logistiche commerciali se il risultato è quello di dividere la società, dividere la società separandola con montagne ben più invalicabili delle Alpi e ben più durature delle muraglie cinesi, come dimostra la semplice condizione per cui un treno (come un ospedale, come un lavoro, come una scuola) è accessibile a pochi e precluso alla gente comune? A che vale unire le economie se per fare questi "corridoi" il risultato è che i popoli di alcune nazioni diventano debitori eterni delle banche di altre nazioni? La risposta è stata data all'inizio di questa epoca di tempesta, scritta sull'acropoli di Atene dove la democrazia è nata e dove l'Europa ha preso il suo nome: "Popoli dell'Europa, insorgiamo".

gian luigi deiana
(sinistra critica)

Assemblea NO RADAR 9 Marzo


mercoledì 7 marzo 2012

Da Narbolia alla Val Susa, il TAV passa per Gramsci e Saviano

Assistiamo da spettatori paganti, in questi ultimi tempi, al "furto del bene comune". Non si tratta di un gioco di società, ma piuttosto di un modus operandi che sta largamente prendendo piede in Italia. Centinaia di chilometri separano Narbolia alla Val Susa, e differenti sono gli avvenimenti che colpiscono queste due terre. Ma c'è un comune denominatore in tutto questo, cioè la lotta per l'autodeterminazione e la difesa del proprio territorio come bene comune, dall'interesse di quella minoranza, perché sono loro la minoranza, che lo vuole assoggettare ai suoi sporchi affari.

Contemporaneamente alle lotte portate avanti in Valle e a Narbolia, assistiamo ad un altro tentativo di distruzione, non meno grave, di un altro tipo di bene comune. La cultura infatti è da considerarsi come il più forte dei beni comuni che abbiamo a disposizione, e lo sforzo per difenderla deve essere incessante, non deve conoscere limiti.

Riecheggiano qui le parole di Gramsci: "Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza".  La cultura ormai, è da anni sotto attacco, e per suo tramite anche Antonio Gramsci. Saviano dipinge Gramsci come creatore di odio e violenza, dimenticando che le lotte per i diritti dei lavoratori, le battaglie sulla scuola, in difesa dei beni comuni, della libera informazione, della cultura, e parallelamente le lotte in Val di Susa e a Narbolia, nascono anche e sopratutto sotto la sua guida intellettuale. E' proprio quella sinistra "riformista", pura e immacolata, o forse è meglio dire bianca, che rivendica la dialettica socialista liberista di stampo Turatiano come unica arma per combattere i propri nemici, che tenta continuamente di prendere le distanze dalla sua stessa storia.

Stiamo andando incontro ad un generale appiattimento culturale, di cui è figlia anche la politica attuale. Rimpossessiamoci della cultura, del territorio, della terra, della natura, dei diritti, dei beni comuni in generale. Rimpossessiamoci di Gramsci!


"Perché è scomparso il piacere della lentezza? Dove mai sono finiti i perdigiorno di un tempo? Dove sono quegli eroi sfaccendati delle canzoni popolari, quei vagabondi che vanno a zonzo da un mulino all'altro e dormono sotto le stelle? Sono scomparsi insieme ai sentieri fra i campi, ai prati e alle radure, insieme alla natura?" (Milan Kundera)

D.S.

Smentito il rilascio di Rossella Urru

Pubblichiamo un articolo del 7 Marzo tratto da La Repubblica: 


Fanno retromarcia anche Sahara Media e Ani, le due testate mauritane che sabato scorso avevano annunciato l'avvenuta liberazione della cooperante italiana Rossella Urru e del gendarme Ely Ould Moctar. A sollevare il velo dall'incertezza è stata una telefonata del poliziotto mauritano a sua madre. Nel colloquio, intercorso ieri, Moctar ha detto di essere ancora nelle mani dei suoi sequestratori, in un'area imprecisata del Maghreb, scrive Sahara Media nel sito in arabo.
 

Il 'Movimento Unicità e Jihad nell'Africa dell'Ovest', costola di Al Qaeda per il Maghreb islamico, a cui è stato attribuito il rapimento di Rossella Urru e di due suoi colleghi spagnoli in un campo di profughi Saharawi, il 23 ottobre a sud dell'Algeria, avrebbe poi diffuso un comunicato esprimendo "rammarico" per la diffusione della notizia della liberazione della cooperante italiana. Nel testo, il 'Movimento Unicità e Jihad nell'Africa dell'Ovest' inviterebbe i mauritani a fare pressioni "sul regime del presidente Aziz" per salvare la vita del gendarme "prima che sia troppo tardi".

Il sito di Ani, invece, citando una fonte anonima nel nord del Mali, definisce "falsa" la liberazione del gendarme e afferma che i "negoziati per la liberazione di Moctar, Rossella Urru e dei due cooperanti spagnoli sono ancora in corso" e vi partecipano "elementi collegati all'Aqmi (Al Qaeda per il Maghreb islamico) e al Movimento Jihad".
 

Secondo Ani, le due organizzazioni terroriste avrebbero "raggiunto un accordo per uno scambio tra i tre occidentali e il gendarme" con il prigioniero salafita Abderrahmane Ould Meddou (o Abderrahamane Ould Meydda al Azawadi, secondo altre fonti), arrestato per il suo coinvolgimento nel sequestro di altri occidentali, tra cui la coppia di italiani Sergio Cicala e Philomene Kabouree nel 2009. La notizia di uno scambio con Meddou era stata smentita dagli stessi organi della stampa mauritana.

Una doccia fredda per Samugheo, paese natale della cooperante rapita il 23 ottobre in Algeria. Il padre Graziano e mamma Marisa non si erano fatti molte illusioni: troppo contraddittorie le notizie sul presunto rilascio e soprattutto nessuna conferma dalle autorità italiane. Unico punto di riferimento certo, per i genitori, sono sempre stati e ancora restano i funzionari del ministero degli Esteri con i quali sono in stretto contatto. "Noi possiamo solo aspettare e sperare" spiega con un senso di impotenza il sindaco Antonello Demelas, che assieme a tutto il paese non rinuncia a mantenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica sul sequestro e a dare conforto ai genitori della giovane. Conforto e solidarietà che stamattina presto il presidente della Regione Ugo Cappellacci ha voluto manifestare ai familiari di Rossella, personalmente e in forma riservata ma anche a nome di tutta la Sardegna
.

lunedì 5 marzo 2012

GUIDO TENDAS E' IL CANDIDATO SINDACO DEL CENTROSINISTRA

Dal profilo di un esponente del Pd oristanese pubblichiamo i risultati delle primarie di Oristano. Definitivi primarie Oristano: Tendas 937. (43,21%) Federico 318.(14.6%) Lilliu 347(16%) Obinu 404. (18.6%) Tanda 162(7.4%).  Guido Tendas è dunque il candidato sindaco della coalizione del Centrosinistra.

P.s. All'interno della redazione ha avuto ragione il pronostico di D.S. che ringraziamo per la sue sempre puntuali analisi politologiche.

sabato 3 marzo 2012

No al furtovoltaico di Narbolia!

La truffa del fotovoltaico, dispiegata in Sardegna con le sue ali di vetro e la sua ferraglia, è dunque giunta in un'aula di tribunale: si è tenuto oggi il processo per direttissima a carico dei due allevatori di Narbolia arrestati ieri mattina per avere tentato di resistere alla devastazione di quelle campagne; il nostro piccolo presidio di ieri, otto persone del comitato popolare a bloccare i camion dalle prime luci dell'alba, voleva portare la questione al giudizio politico di tutti i sardi e si è invece trasformato in un giudizio penale per resistenza. Una situazione normativa ormai fuori controllo, riscritta anche dall'attuale governo sotto la dettatura di piraterie finanziarie sempre più avide e onnipotenti, torna però per questa via sotto la responsabilità dell'opinione pubblica, e questo grazie alla tenacia e al coraggio di Nello e di Alessandro, cui va tutta la nostra stima, la nostra solidarietà e il nostro aiuto.

Cosa è successo dunque a Narbolia? Appena due settimane fa è stato pubblicato all'albo pretorio l'ultimo progetto di variante; questo è stato approvato con procedura semplificata, e cioè con una sorta di autoapprovazione da parte dell'ufficio tecnico comunale e dell' impresa costruttrice come unici conferenti, nonostante il carattere industriale dell'impianto e la sua enorme dimensione: 27 Megawatt dichiarati, 1600 serre di 200 metri quadri ciascuna, centomila pannelli fotovoltaici, diritti di incentivo statale per 8 milioni di euro l'anno per la durata di vent'anni. L'assessorato regionale all'agricoltura aveva preliminarmente escluso la necessità delle procedura ordinaria, che avrebbe determinato il vaglio dei progetti da parte di una conferenza di servizio ampia in capo alla Regione, e l'aveva esclusa dichiarando il carattere non sostanziale delle misure intervenute sul dimensionamento definitivo del progetto. 

Nelle stesse ore, viceversa, il comune di San Vero Milis negava una uguale concessione alla stessa impresa operante a Narbolia, la Enervitabio, e la negava proprio per il carattere sostanziale delle connotazioni progettuali. Nel chiedersi il perché due amministrazioni pubbliche trattino la medesima pratica con criteri opposti va considerato il criterio di principio, e cioè che la procedura semplificata sul fotovoltaico in agricoltura è praticabile per legge entro il limite di 1 Megawatt, ed entro la condizione che la produzione di energia elettrica sia funzionale all'attività agricola rappresentandone solo un incremento di reddito. Ma qui il rapporto è invertito, in quanto l'agricoltura è ridotta a travestimento e 27 Megawatt sono un'industria mascherata. Ma non si tratta solo di Narbolia.

Enervitabio è il nome dell'impresa che gioca su Narbolia il massimo della sua partita: questa, in ben sette comuni, consta di una previsione di produzione fotovoltaica su serre simil-agricole per un totale di 72 Megawatt, operazione destinata ad alterare irreversibilmente e consumare con migliaia di plinti di calcestruzzo, corduli a terra, piste e accessori centinaia di ettari di terreno agricolo pianeggiante, irriguo e di massima potenzialità produttiva naturale; tutto questo in sacrificio a 20 anni di produzione fotovoltaica, con totale alterazione dei regimi idrici, dell'irraggiamento al suolo e nessuna (nessuna!) ipotesi di ripristino dello stato naturale dei terreni alla data di pensionamento degli impianti. Oltre Narbolia (ed eventualmente San Vero) sono coinvolti i territori di Padria, Giave, Santadi, San Giovanni Suergiu e Galtelli. Ma sono anche altre le imprese scatenate in Sardegna, a Terralba, a Milis e in molti altri luoghi. Dobbiamo fermarli.

L'accelerazione del disastro è derivata dalle contorsioni legislative che dal 2007 ad oggi hanno sempre fintato la retromarcia sul fotovoltaico in terreno agricolo per riaccelerare ogni volta la peggiore deregolamentazione (ultimo il decreto Salva Italia  dell'attuale governo Monti, D. Lvo n. 1/2012, art. 65); la truffa delle finte serre ne è il risultato più osceno e infatti rappresenta un capitolo ormai chiuso in Spagna, in Francia ecc., ma resta un'abbuffata spettacolare in Italia e quindi massimamente in Sardegna: qui infatti la riduzione dell'esame di impatto alla semplice autoapprovazione comunale, così come ripetutamente indicato dalla Regione, ha trovato il suo terreno privilegiato.

Nelle ore in cui trepidiamo per la sorte di Luca Abbà, contadino resistente della Val di Susa, e dopo mesi di lotta dei sardi sui Radar, su Quirra, su Tuerredda, sul Galsi, sul nucleare, sulle scorie, sull'eolico off shore ecc., oggi dobbiamo prendere atto della necessità strutturale e continuativa della difesa territoriale, sia contro gli investimenti di rapina sia nei confronti dello Stato, quando questo si riduce a strumento amministrativo della loro aggressività. 

Il furtovoltaico è ormai una vera emergenza: Nello e Alessandro hanno dato un grande contributo personale e familiare a questa lotta; il comitato popolare di Narbolia, in una situazione ormai molto pregiudicata dal punto di vista del danno, continuerà la sua difficile battaglia secondo le determinazioni che matureranno in paese; ma è ora necessario che si venga a costituire un fronte generale contro il fotovoltaico in agricoltura in Sardegna; che si sia uniti nella imposizione di una moratoria che obblighi il parlamento italiano e il consiglio regionale a liberare la terra sarda da questa infamia.

Venerdi 9 marzo a Baratili (appunto tra Cabras e Narbolia) si terrà una assemblea del comitato no radar capo san marco di Cabras;  può essere anche l'occasione di un incontro tra le organizzazioni per aprire in modo unificato il problema politico del fotovoltaico in Sardegna.

(tancas semenadas a ferru, tottu ammantadas a serra: si su chelu fiat in terra, l'aìana fattu a ifferru)

Gian Luigi Deiana
(sinistra critica sarda)

Rossella Urru è stata liberata

Secondo l'emittente di Al Jazeera la cooperante di Samugheo è stata liberata.

venerdì 2 marzo 2012

I Giovani Comunisti sosterranno Guido Tendas alle primarie


"Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti." [Antonio Gramsci]

Domenica 4 Marzo a Oristano si svolgeranno le primarie che designeranno il candidato sindaco del centrosinistra per le elezioni comunali.
Seppur con alcune riserve circa questo strumento non possiamo negarne il carattere democratico e popolare oltre che la capacità di coinvolgere maggiormente i cittadini e renderli più partecipi.
Per questo motivo le primarie rappresentano un momento storico e del tutto originale per la nostra città al quale i Giovani Comunisti vogliono dare il loro contributo.
In qualsiasi occasione non siamo mai andati a braccetto con l’indifferenza, scegliendo sempre da che parte stare, e anche in questo caso lo faremo sostenendo Guido Tendas e invitando tutti i giovani oristanesi a fare altrettanto.

Sosteniamo Guido Tendas convinti che possa essere l’unico candidato in grado di rappresentare tutta la coalizione, dal PD alla Sinistra; sosteniamo Guido Tendas perché crediamo possa portare avanti le istanze del mondo giovanile e della scuola, temi per noi fondamentali che da troppo tempo le amministrazioni comunali hanno messo da parte. Tendas può coniugare esperienza politica e conoscenza reale delle esigenze giovanili vista la sua attività di preside che lo vede in stretto contatto con essi. Inoltre negli ultimi quattro anni, mentre tutti si sono riempiti la bocca con 'la necessità di stare vicino ai giovani', è stata una delle poche personalità che lo ha fatto nella realtà dei fatti, ascoltando le ragioni del movimento studentesco e aprendo le porte del suo liceo a tutti i giovani di Oristano e provincia, permettendo loro di riunirsi e sviluppare spazi sociali, culturali e politici in maniera autogestita.
Sosteniamo Tendas perché siamo convinti che con lui si possa aprire un ampio discorso e incidere realmente in difesa dei beni comuni e nella valorizzazione del patrimonio ambientale, artistico e culturale secondo una logica slegata dai canoni della mercificazione; a sostegno delle classi sociali più deboli che nell’ipocrisia e nel silenzio totale aumentano vorticosamente anche nella nostra città; in difesa del verde pubblico e delle campagne, contro il consumo del territorio e le speculazioni dei signori del cemento. Per questo e altro sosteniamo Guido Tendas.

Non essere indifferente.

Vi ricordiamo che si vota dalle 8,00 alle 20,00 nella palestra del Tecnico Mossa in Viale Diaz.
POSSONO VOTARE ANCHE I SEDICENNI E I CITTADINI STRANIERI CON REGOLARE PERMESSO DI SOGGIORNO.

Giovani Comunisti Oristano

PRATOBELLO, VAL DI SUSA, NARBOLIA

Tre storie diverse, la prima lontana nel tempo, le altre due contemporanee ma di diversa portata. Hanno in comune l'essenza: quella di una popolazione che si ribella all'imposizione di infrastrutture inutili (o utili solo per altri); che si ribello allo stupro della propria terra. 

Nel 1969 Orgosolo si ribellò alla militarizzazione della Sardegna: Pratobello, pascolo utilizzato da secoli e secoli dai pastori orgolesi, non sarebbe caduto nelle mani dell'esercito o della NATO. Tutti gli orgolesi si opposero con successo, bastò una settimana per cacciare via i fascisti ("Orgosolo ke manda sos fascistas" recita Peppino Marotto nella sua Pratobello). 

La lotta della Val Susa non è molto diversa, un popolo storicamente isolato e portato a spinte eccentriche, legatissimo alla propria terra, si ribella contro lo Stato che gli impone un mostro di ferro e cemento che spaccherà in due le montagne, liberando per altro amianto e altre sostanze tossiche conservate nelle viscere delle Alpi.

Qualcuno parla di semplice ostinazione nel difendere il proprio cortiletto, in realtà non è per niente così. La lotta dei NoTav ha un respiro tutt'altro che campanilistico, coinvolge persone di tutta Europa e di tutta Italia. E' una lotta contro lo Stato guidato da interessi diversi da quelli dei cittadini, è una lotta in difesa di ogni terra minacciata dal capitalismo. 

La lotta di Narbolia è sorella della lotta della Val Susa, io non sono in grado di parteciparvi attivamente, ma posso dirvi da Roma, che non siete soli. Ci sono migliaia di compagni e di amici in tutta Italia che lottano con voi in contro la TAV, gli inceneritori, le servitù militari. Che questa solidarietà vi rafforzi, vi ispiri a continuare nella lotta.

dp